Secondo gli State Street Institutional Investor Indicators, a novembre il sentiment è migliorato. Non c’è stata però una corsa verso il rischio. Partecipazioni obbligazionarie ai minimi da 14 anni
Cala il pessimismo tra gli investitori istituzionali, che però non si lasciano andare all’entusiasmo dei mercati per una possibile svolta della politica monetaria. A certificare il prudente miglioramento del sentiment sono gli State Street Institutional Investor Indicators di novembre, che mostrano una riduzione delle posizioni difensive ma non un aumento della propensione al rischio. Lo State Street Risk Appetite Index è infatti salito a quota 0 da -0,55, evidenziando come nel complesso i flussi si siano rilevati bilanciati in tutte le classi di attività.
Michael Metcalfe, head of Macro Strategy di State Street Global Markets
Nonostante le notizie non proprio rassicuranti sull’andamento dell’economia americana e sugli utili, il mese scorso i mercati azionari e obbligazionari hanno registrato un notevole rally. A spingere l’ottimismo sono state le attese su un possibile taglio dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, ora considerato più vicino. Gli investitori di lungo periodo non si sono però lasciati tentare. “All’inizio di novembre oltre la metà delle metriche che compongono il nostro Risk Appetite Index indicavano un comportamento difensivo, mentre alla fine del mese questo stesso atteggiamento e quello di propensione al rischio erano finemente bilanciati”, sottolinea Michael Metcalfe, head of Macro Strategy della società che ha svolto il sondaggio.
Il miglioramento del sentiment è stato evidente soprattutto nei mercati azionari e valutari. Gli indici, che misurano la fiducia degli investitori in modo quantitativo analizzando i modelli di acquisto e vendita, mostrano infatti un’inversione dei flussi dai settori rifugio (come healthcare e beni di prima necessità) e dal dollaro Usa. “Piuttosto che con una corsa sfrenata verso il rischio, i nostri Institutional Investor Indicators sono più coerenti con una riduzione misurata del pessimismo e ciò appare sensato alla luce della persistente incertezza sul ritorno dei tagli dei tassi da parte della Fed”, osserva Metcalfe.
Partecipazioni obbligazionarie ai minimi da 14 anni
Per quanto riguarda le scelte di portafoglio, gli indicatori di State Street mostrano che le allocazioni azionarie da parte degli investitori di lungo termine sono aumentate dell’1,1% e hanno toccato il 51,5%. Quelle nel reddito fisso, invece, sono scese ancora una volta dello 0,2% e hanno raggiunto il 28,2%. Ulteriore calo anche per le partecipazioni in liquidità, che hanno subito una riduzione di quasi un punto percentuale (-0,9%) e sono arrivate al 20,2%. Anche se rimangono ancora oltre il 2% rispetto alla media di lungo periodo di 25 anni.
“Per quanto spettacolare sia stata la performance dei titoli nel mese di novembre, ciò suggerisce che, se il contesto d’investimento è sufficientemente convincente, rimane un’ampia disponibilità di liquidità”, conclude Metcalfe. Che fa notare come, nonostante le prospettive annuali della comunità degli investitori siano ricche di raccomandazioni sull’acquisto di bond, le partecipazioni obbligazionarie degli istituzionali rimangono sottopesate e vicine ai minimi di 14 anni.
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