Mercati emergenti: ora un’allocazione core di portafoglio
15 aprile 2026
di Robeco
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4 min
di Kees Verbaas, Head of Fundamental Equities in Robeco
I mercati emergenti stanno sfruttando la tecnologia per dominare le principali catene di approvvigionamento e diventare una nuova importante fonte di innovazione leader di mercato
Kees Verbaas, Head of Fundamental Equities in Robeco
I mercati emergenti sono passati dalla periferia dei portafogli globali al centro della storia della crescita e, a mio avviso, gli investitori non possono più permettersi di ignorarli. Dopo oltre un decennio di ritardo rispetto ai mercati sviluppati, lo scorso anno i mercati emergenti (EM) hanno inscenato un potente rimbalzo, favorito in parte da una rivalutazione della tecnologia cinese e, soprattutto, da un contesto macroeconomico molto più favorevole. Per noi non si tratta di una manifestazione isolata, ma dell’inizio di una fase più duratura.
Nel breve termine, vedo tre chiari fattori favorevoli. In primo luogo, l’indebolimento del dollaro USA sta allentando le condizioni di finanziamento per molte economie emergenti. Secondo, gli utili nei mercati emergenti non sono solo solidi, ma stanno anche migliorando. Terzo, c’è ancora spazio per ulteriori tagli dei tassi in diversi mercati, grazie a dinamiche inflazionistiche più sane e a quadri politici più ortodossi. Al tempo stesso, le azioni dei mercati emergenti continuano a essere scambiate a sconti storicamente elevati rispetto ai mercati sviluppati, mentre le azioni statunitensi hanno raggiunto una quota dominante e, a dire il vero, scomoda negli indici globali e nei portafogli istituzionali. Se l’80% della propria esposizione azionaria è concentrata in un unico mercato e in buona parte in un piccolo gruppo di mega-cap, è difficile sostenere di essere veramente diversificati.
Ciò non significa acquistare EM solo perché appaiono convenienti. Si investe in EM perché sono alimentata da motori di crescita strutturale. Uno dei più importanti è quello che io chiamo “salto tecnologico”. All’inizio della mia carriera, come capo di una delegazione commerciale olandese in Russia, ho visto quanto rapidamente le persone avessero abbandonato l’idea di aspettare anni per una linea fissa appena furono disponibili i telefoni cellulari. Oggi lo stesso schema si sta ripetendo in tutti i mercati emergenti. Nelle zone rurali dell’India, le persone aprono conti bancari direttamente dai loro telefoni invece di fare la fila nelle filiali; in Brasile, un campione digitale come Nubank è cresciuto da start-up a oltre 100 milioni di clienti in soli dieci anni. Queste aziende stanno trasformando l’accesso ai servizi finanziari e ai consumi in modi che i modelli tradizionali dei mercati sviluppati non hanno fatto.
Il secondo motore è la tecnologia stessa, e qui i mercati emergenti non sono semplici spettatori, ma attori indispensabili. Mentre le aziende statunitensi continuano a dominare a livello di software e piattaforme, il motore fisico dell’intelligenza artificiale è costruito nei mercati emergenti. Dei circa 650 miliardi di dollari che le aziende tecnologiche mega-cap stanno investendo nelle infrastrutture per l’IA, una quota significativa fluisce nelle catene di approvvigionamento di Taiwan, Corea e Cina, dai chip logici all’avanguardia alla memoria ad alta larghezza di banda e ai componenti ottici. In parole povere, senza i mercati emergenti non ci sarebbe intelligenza artificiale.
In Robeco, non crediamo che queste opportunità possano essere colte con un approccio generico e legato ai benchmark. Il nostro team di investimento fondamentale sui mercati emergenti costruisce portafogli mirati, supportati da un modello proprietario di ranking quantitativo sviluppato all’interno della nostra società. Il modello cattura sistematicamente gli stessi fattori di rendimento su cui si concentrano i nostri analisti, aiuta a generare nuove idee e fornisce un controllo oggettivo sulle convinzioni, ma non sostituisce mai il giudizio fondamentale. Inoltre, attribuiamo grande importanza all’allocazione per paese, in quanto la dispersione tra i mercati emergenti è enorme e spesso determinata da scelte politiche, qualità istituzionale e legami esterni.
Stiamo entrando in un mondo sempre più multipolare, in cui i mercati emergenti costituiscono un mosaico di economie distinte, ognuna con i propri motori di crescita, storie di innovazione e percorsi politici. Per gli investitori disposti a guardare oltre il comfort dei portafogli centrati sugli Stati Uniti, ritengo che i mercati emergenti offrano oggi una rara combinazione di sostegno ciclico, innovazione strutturale e vera diversificazione. Nella prossima fase di crescita globale, i mercati emergenti non saranno semplicemente un’opzione aggiuntiva: sono il motore di crescita che non ci si può permettere di ignorare.
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