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Geopolitica e tensioni in Medio Oriente alimentano energia, inflazione e incertezza. Il credito mostra resilienza agli shock, mentre i rendimenti entrano in una zona di acquisto strategica
Ancora una volta, la geopolitica è tornata in primo piano, creando un intreccio di possibili scenari per le economie globali e generando onde d’urto sui mercati.
Le tensioni in corso in Medio Oriente stanno spingendo al rialzo i prezzi dell’energia, aggravando quello che è ormai un problema diffuso: un’inflazione persistentemente superiore agli obiettivi.
In astratto, in seguito al recente aumento dei tassi, la maggior parte degli economisti e degli investitori probabilmente vedrebbe valore nel mercato obbligazionario, con i percorsi dei tassi di interesse ora incorporati nei prezzi che appaiono piuttosto aggressivi. In effetti, con i mercati che ora prevedono circa 75 punti base (bps) di rialzi nei prossimi 12 mesi sia nel Regno Unito che nell’area euro, 100 bps di rialzi in Giappone e quasi 50 bps di rialzi negli Stati Uniti, sorge la domanda se i rendimenti abbiano superato il loro valore equo verso l’alto.
Credito e crisi
È un po’ sorprendente che, dopo un iniziale ampliamento in reazione allo scoppio della guerra, gli spread creditizi siano quasi completamente rientrati, e che le azioni siano salite fino a nuovi massimi. I mercati sono forse troppo ottimisti e stanno sottovalutando i rischi, oppure il comportamento positivo delle contrattazioni fino ad oggi trasmette un messaggio?
Guardando al quadro più ampio, i periodi di “risk-off” dopo il COVID — gli ampliamenti degli spread in risposta ai rialzi dei tassi del 2022 e al conflitto Russia-Ucraina, il crollo della Silicon Valley Bank nel 2023, gli sviluppi tariffari del 2025 — sono stati progressivamente più contenuti: ogni crisi successiva ha avuto un impatto negativo sul mercato inferiore rispetto alla precedente.
La nostra ipotesi di lavoro è che, sulla scia del COVID, i fondamentali del credito non siano solo solidi, ma anche piuttosto resilienti agli shock. Man mano che gli investitori prendono atto di questo, ogni evento successivo genera una fase di avversione al rischio più breve e meno profonda, seguita da una ripresa più rapida (Grafico 2), il che solleva la possibilità che i mercati del credito possano attraversare la crisi in corso in Medio Oriente relativamente indenni.
Attendere e osservare
Se il conflitto Russia-Ucraina è indicativo della guerra moderna, potremmo trovarci di fronte a un periodo prolungato di incertezza legato anche al conflitto in Medio Oriente, oltre che all’economia e ai mercati, lasciando rischi significativi sia al rialzo sia al ribasso per le nostre previsioni.
Rendimenti nella zona di acquisto strategica – 2026
Come osservato alla fine del 2022 — quando i rendimenti sono tornati ai livelli attuali, più elevati ma storicamente normali — nel lungo periodo il rendimento è, più o meno, destino. In questo senso, riteniamo che il conflitto in Medio Oriente abbia spinto i rendimenti a livelli interessanti. Pertanto, sebbene sia difficile stabilire quando avremo superato il picco dell’attuale crisi in termini di rendimenti e volatilità, siamo cautamente ottimisti che gran parte dell’aumento dei tassi sia ormai alle spalle.
In tal caso, il mercato è ben posizionato, a partire dagli attuali livelli di rendimento rispettabili, per offrire solidi rendimenti negli anni a venire.