4 min
Al primo evento della banca sul tema della demografia, presentate due metriche per misurare l’impatto della longevity society. Un modo per cogliere le opportunità del fenomeno e correggerne le storture, a partire dalla pressione su sistemi pensionistici
Non l’esperienza occasionale di alcuni individui, ma un fenomeno epocale che va studiato e governato perché destinato a trasformare radicalmente il mondo in cui viviamo. Così Richard Burton, head of client solutions di UniCredit, ha definito l’invecchiamento della popolazione in apertura del Forum con cui la banca milanese ha esplorato il tema della silver economy. Parole che fanno capire come mai la società guidata da Andrea Orcel e protagonista del risiko bancario, nell’ambito dell’inedito evento organizzato a Palazzo Mezzanotte il 28 maggio insieme a Fidelity International, abbia deciso di presentare due metriche innovative: il Longevity Index, che misura quanto i Paesi siano pronti a sostenere una vita più lunga e in salute, e l’Empowered Living Indicator, che analizza aspetti più soggettivi del benessere per capire se le persone siano realmente in grado di affrontare questo storico mutamento.
📰 Leggi anche “Longevità, Di Crocco: cambio di passo per i consulenti“
Un gap che va colmato con la longevità
L’iniziativa di UniCredit nasce dalla presentazione di un quadro inequivocabile: entro il 2050 la speranza di vita media in Europa aumenterà infatti di 4,5 anni mentre quella in buona salute solo di 2,6, raggiungendo i 67,4 anni e ampliando così un divario già critico tra durata dell’esistenza e qualità della stessa. Un gap che, guardando ancora più in avanti, promette di aumentare ulteriormente nonostante i progressi della medicina. Ecco allora che diviene fondamentale sviluppare indicatori capaci di restituire una visione sintetica del fenomeno: da un lato, la capacità dei sistemi di sostenere una vita più lunga e sana attraverso infrastrutture e welfare; dall’altro, il benessere soggettivo, legato a fattori come libertà e relazioni o anche la soddisfazione personale. “Vogliamo promuovere la collaborazione tra istituzioni e comunità economica su un tema così cruciale”, ha commentato Burton, precisando che “siamo orgogliosi di poter giocare un ruolo guida nel dibattito”. Non è un caso se nello sviluppo delle metriche è stato coinvolto Nicola Palmarini, direttore del National Innovation Centre for Ageing di Londra, tra i principali sostenitori del passaggio dalla società della senilità a quella della longevità. “Fra 25 anni ben 31 Paesi avranno la stessa percentuale di adulti che oggi ha l’Italia e sulla Terra ci saranno almeno due miliardi di abitanti con più di 60 anni”, ha spiegato, ricordando che gli over 65 già oggi detengono il 65% della ricchezza globale e rappresentano il maggiore driver di crescita in assoluto.
Nel Longevity Index, l’Italia si colloca al quattordicesimo posto su 30 Paesi analizzati e presenta diverse criticità legate a stili di vita sedentari, disuguaglianze territoriali, fragilità psicologica. Solo il 26,7% degli adulti, ad esempio, pratica regolarmente attività fisica aerobica contro una media UE del 44,3% mentre la quota di cittadini della fascia anagrafica 25-64 anni che partecipa a programmi di istruzione o formazione continua si ferma al 27,9% rispetto al 46,65% registrato nel Vecchio Continente. Accanto a queste sfide, il nostro Paese non smette comunque di mostrare dati incoraggianti: la speranza di vita complessiva resta tra le più alte e il 43,1% degli over 65 si dichiara in buona o ottima salute, un dato superiore al 39,6% della media. Due punti di forza non ancora capaci di riflettersi a livello individuale, come dimostra il 28esimo nell’Empowered Living Indicator, ma che confermano la presenza di fondamenta su cui costruire strategie efficaci per una longevità attiva.
📰 Leggi anche “Longevity, solo pochi investitori colgono l’opportunità“
La sfida per i sistemi pensionistici e la ricetta degli esperti
Proprio prendendo le mosse dalle metriche di UniCredit, il resto dei lavori a Palazzo Mezzanotte si sono concentrati sul cercare di trovare una ricetta alla sfida cui la longevità sottopone i sistemi pensionistici degli Stati. Uno sforzo che ha visto coinvolto anche Tito Boeri, docente all’Università Bocconi e presidente dell’Inps dal 2014 al 2019. “Una parte sempre più consistente della popolazione oltre i 65 anni lavora e contribuisce alla creazione di reddito”, ha detto l’accademico, sottolineando come sia quindi difficile immaginare una società futura senza la loro positiva partecipazione. Ma se è vero che in Italia il 6% dei pensionati continua a lavorare e a rendere più dinamica l’economia, per un totale di 850mila persone, Boeri non ha potuto nascondere che continuano a crescere i numeri dei longevi passivi bisognosi di assistenza o cura. “Il 9% del pil mondiale viene destinato a spese sanitarie e assistenziali”, ha evidenziato con Stefano Scarpetta dell’OCSE, che gli ha fatto eco sottolineando come le tendenze demografiche in atto faranno aumentare questa percentuale sempre di più nel tempo. “Mentre l’età media dei cittadini nei Pasi più avanzati si allunga”, sostiene il direttore della divisione che nell’organizzazione internazionale si dedica alle questioni sociali legate all’impiego e al lavoro, “l’indice di fertilità è in calo e la quantità di persone in età da lavoro si riduce”. Da qui la necessità di pensare a rimedi preventivi per evitare l’implosione dei conti dello stato, sulla quale i due esperti convengono si possa intervenire tramite due strade obbligate: convogliare il risparmio dei cittadini verso forme di previdenza o polizze a tutela della salute e promuovere il coinvolgimento del settore privato attraverso strumenti a sostegno del benessere lavorativo come smart working e politiche a sostegno della natalità: “La longevity cambierà composizione del pil e voci di spesa, con i sistemi pubblici che potranno garantire una parte ma non l’intera quota delle coperture”.
Il ruolo di migrazioni, produttività e tecnologia
Il pareggio di bilancio necessario a costruire una vera società della longevità passa però anche da altri fattori. Axel Borsch-Supan, direttore emerito del Max Plank Institute, ha ad esempio sottolineato il ruolo della migrazione come forza in grado di alzare l’indice di fertilità e contribuire alla tenuta del sistema previdenziale. Non solo. Ancora più determinante sarà il rilancio della produttività, senza la quale l’esperto vede i Paesi europei “condannati alla stagnazione”. Si tratta di una variabile su cui ha grande impatto l’innovazione tecnologica, con l’intelligenza artificiale che deve essere accettata e promossa in un’ottica di opportunità. “Grazie agli algoritmi si potrà smentire il falso mito secondo cui il lavoro ha una resa inferiore dopo i 60 anni”, ha chiarito Borsch-Supan, che ha semmai individuato lo scoglio da superare nel carico burocratico.
L’importanza del capitale di rischio
L’ultimo ingrediente della ricetta di giornata è stato fornito da Keith Metters, presidente di Fidelity, che ha sottolineato l’importanza dell’investimento azionario come volano per far crescere il capitale. “Una delle lezioni più importanti che abbiamo appreso da mercati maturi come quello statunitense è quanto sia fondamentale far investire le persone in equity fin da subito e mantenerle investite attraverso i vari cicli di mercato”. Per il numero uno della società di gestione, prendere troppo poco rischio va dunque valutato rispetto al costo opportunità di non partecipare alla crescita del mercato. “Quando si evitano le azioni perché percepite come rischiose”, ha precisato, “si rinuncia anche alla forza della crescita composta nel tempo”. Una valutazione che assume ancora più pregnanza oggi, dato che il periodo della pensione sarà probabilmente più lungo: “Chi inizia prima a investire e mantiene l’allocazione nel lungo periodo”, è stata la sua conclusione, “sarà molto più preparato a raggiungere l’indipendenza finanziaria nella fase finale della propria vita”.
📍Per approfondire vai al Cornerstone Megatrend
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.