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Deloitte Private: il 50% ha una strategia tecnologica bene definita, l’altra metà la sta implementando. Marketing e finance le aree maggiormente coinvolte. Ma le sfide non mancano
L’intelligenza artificiale ha già conquistato le imprese familiari italiane. Il 78% l’ha infatti implementata in azienda e l’obiettivo è investire ancora in innovazione tecnologica, puntando su soluzioni capaci di far crescere la redditività e la competitività. È quanto emerge dal report “Family business technology transformation” di Deloitte Private, secondo cui oltre una su quattro (26%) usa già l’AI in modo trasversale su più aree.
Da frontiera speculativa a leva di crescita
Secondo la survey, che ha coinvolto circa 1.600 aziende familiari a livello internazionale, il 52% delle imprese sta implementando l’intelligenza artificiale in specifici ambiti, prima di estenderla eventualmente in modo più ampio ad altre funzioni. Inoltre, il 12% degli intervistati italiani indica di essere in fase di test o sperimentazione, mentre solamente il 10% rimane ancora nella fase esplorativa o di non adozione. Insomma, come evidenzia Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader, sta crescendo la consapevolezza che questa nuova tecnologia è una vera leva di trasformazione in grado di ridefinire processi, competenze, governance e modelli di business. “Con questa opportunità, il nostro Made in Italy può fare la differenza rafforzando ulteriormente la propria forza competitiva”, sottolinea.
Gli ambiti più coinvolti
Nel nostro Paese, l’utilizzo delle soluzioni basate sull’intelligenza artificiale si concentra principalmente nei processi di innovazione di prodotti e servizi, come ad esempio la progettazione e prototipazione di prodotti (48% rispetto al 36% globale), la semplificazione della comunicazione e collaborazione interna (48% vs 35%), il miglioramento della gestione del CRM (42% vs 39%) e l’automazione ed efficientamento dei processi interni (39% vs 40%). Quest’ultimi due aspetti in particolare, insieme al tema del risk management, sono le tre principali aree su cui a livello globale c’è un ricorso maggiore a soluzioni AI-driven. Infine, sia a livello internazionale che tricolore, l’ambito su cui attualmente l’applicazione sembra meno diffusa è quello relativo al supporto per le attività di assunzione e gestione dei talenti (27% in Italia rispetto al 32% globale).
Integrazione tecnologica a più velocità
La metà delle imprese familiari italiane intervistate (50%) ha poi una strategia tech completamente integrata e allineata con i propri obiettivi aziendali, mentre l’altra metà ne sta attualmente implementando (43%) o sviluppando (7%) una. Sempre il 50% è convinto che la propria azienda abbia investito a sufficienza sulle tecnologie necessarie per gestire il business e supportare le attività operative quotidiane. L’altra metà, invece, concorda solo in misura moderata (38%) o poco (12%) con questa indicazione, evidenziando come diverse realtà siano in fase di transizione o all’inizio del percorso per raggiungere la piena maturità digitale.
Marketing e finance in testa
Secondo lo studio, in tutte le funzioni aziendali, la maggior parte delle aziende italiane registra per lo più un grado di adozione delle tecnologie ‘parziale’ o ‘completo’ rispetto a chi invece dichiara di non avere in essere attivazioni di iniziative di trasformazione tecnologica. Sommando le percentuali, si va infatti dal 90% di implementazione in ambito IT e cybersecurity, fino al 64% registrato nella specifica area della supply chain. I principali ambiti con un grado completo di implementazione tecnologica sono marketing (48%) e finance (45%), cui segue l’analisi dei dati a sostegno di business intelligence e processo decisionale (40%). Supply chain (31%), attività di R&D (24%) e product development (21%) sono invece i campi dove risultano più pianificazioni per il ‘futuro prossimo’. In ogni caso, per tutte le funzioni aziendali la maggioranza delle imprese familiari italiane ha già adottato o almeno pianificato iniziative di trasformazione tecnologica, mentre la quota di chi non ha in programma nessuna azione è pressoché residuale, arrivando a un massimo del 10% nell’area HR.
Le sfide per il futuro
Elevato il livello di soddisfazione di chi si è affidato alle nuove tecnologie: l’88% (rispetto al 94% global) delle italiane afferma infatti che secondo i propri dipendenti queste implementazioni hanno semplificato le attività e migliorato gli ambienti di lavoro in misura considerevole (59% rispetto al 63% global) o moderata (29% vs 31%). Solo un residuale 12% (vs 6%) indica un livello basso di soddisfazione. Tuttavia gli ostacoli nel percorso di adozione non mancano. Il principale vincolo è quello delle condizioni del mercato in cui le imprese operano, determinato da incertezza economica e pressioni competitive che possono influenzare le decisioni interne. Ulteriori elementi di criticità sono poi la selezione dei fornitori o dei partner tecnologici più adatti e lo skill gap relativo alle competenze e conoscenze interne da acquisire in materia.
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