La presidente BCE: per raggiungere la stabilità dei prezzi, le persone devono capire cos’è l’inflazione. Panetta (Bankitalia): in Italia il divario finanziario è legato a quello occupazionale
Accrescere l’istruzione finanziaria delle donne è cruciale per l’Europa e l’Italia, sia perché sarebbe una spinta per la crescita economica sia perché questo specifico gender gap è in realtà strettamente connesso a un divario più grande e profondo che riguarda l’occupazione femminile. Il doppio messaggio è arrivato nel corso della conferenza organizzata dalla Banca centrale europea per l’8 marzo dalla presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, e dal governatore di Bankitalia, Fabio Panetta.
Lagarde: inflazione e produttività legate all’alfabetizzazione finanziaria femminile
Come emerso da un’indagine condotta dall’Eurotower, in Europa il 60% delle persone con scarse competenze finanziarie appartiene al genere femminile, con un divario di genere del 20%. Inoltre, le donne sono meno propense a risparmiare per le emergenze, il che le espone a una maggiore vulnerabilità economica. La BCE è molto interessata che l’educazione finanziaria delle donne aumenti, ha spiegato Lagarde, non solo per una questione sociale di uguaglianza ma anche perché il livello di competenza femminile è direttamente legato sia all’inflazione che alla produttività.
Christine Lagarde, presidente della BCE
“Sappiamo dagli studi che per raggiungere la stabilità dei prezzi le persone devono capire cos’è l’inflazione, in modo che le loro aspettative possano essere meglio valutate. Questo è essenziale affinché le politiche monetarie siano efficaci. Ma se una parte significativa della popolazione non ha le competenze necessarie per valutare questi aspetti, il nostro lavoro diventa più complesso”, ha chiarito. Inoltre, la financial literacy influisce sulla capacità di investire in strumenti finanziari, cruciali per finanziare investimenti strategici in Europa, come la difesa e le infrastrutture. Ma “se abbiamo metà della popolazione svantaggiata” sul fronte dell’educazione finanziaria “non accederemo ai loro risparmi che resteranno nei conti bancari, non investiranno in nuovi strumenti che possono essere indirizzati verso investimenti in difesa, infrastrutture”, ha avvertito. Per questo “Francoforte ha un interesse che l’educazione finanziaria migliori: non solo per l’uguaglianza ma anche per l’economia”, ha concluso
Panetta: in Italia il gender gap finanziario è legato a quello occupazionale
Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della BCE
Quanto al nostro Paese, Panetta ha ricordato che il divario di genere nell’educazione finanziaria è “significativo”. “Tuttavia le indagini hanno dimostrato che per le donne che lavorano il gap si riduce, suggerendo che si tratti quindi di un sintomo di un problema più ampio, ovvero la condizione occupazionale delle donne”, ha sottolineato. Banca d’Italia, che lavora sull’educazione finanziaria da dieci anni, ha infatti riscontrato l’esistenza di un “significativo divario di genere tra la popolazione giovane”, con test effettuati sui ragazzi di 15 anni. “Quando invece testiamo la popolazione più grande, tale gap è presente solo tra i disoccupati: le donne occupate hanno infatti una comprensione delle questioni finanziarie che, in generale, è paragonabile a quella degli uomini”, ha fatto notare il numero uno di via Nazionale. Insomma, quando lavorano, ricevono una retribuzione propria, hanno un conto bancario personale, le donne devono necessariamente occuparsi di questioni finanziarie, “il che le porta a superare la mancanza di fiducia in sé stesse, e fa calare notevolmente il gap con gli uomini”, ha evidenziato.
Per affrontare questa sfida, la Banca d’Italia ha sviluppato programmi di educazione finanziaria basati su tre pilastri: ricerca e analisi dei dati per identificare i gruppi più vulnerabili, approcci differenziati per rispondere alle diverse esigenze e valutazione dell’impatto per migliorare continuamente i progetti. Uno degli strumenti più efficaci, ha precisato Panetta, è la collaborazione con la Rai, con programmi televisivi in fasce orarie strategiche che presentano concetti finanziari di base in modo semplice e pratico, evitando lezioni accademiche. “Nel 2024, questa iniziativa ha raggiunto 7 milioni di italiani (circa il 15% della popolazione), migliorando la financial literacy di 10 punti percentuali, con un impatto particolarmente positivo sulle donne”, ha concluso.
Intanto dal sindacato bancario Fabi arriva una nuova ricerca che certifica un enorme gender gap in ambito finanziario anche sul fronte dei prestiti. Alla clientela femminile va infatti appena il 20% del credito erogato, sostanzialmente la stessa percentuale del 2023. Per i ricercatori, le ragioni di questa disparità sono comuni, a partire dal tasso di occupazione più basso. Pesano poi il fatto che le donne sono maggiormente occupate nei settori con le retribuzioni più basse; il largo ricorso al lavoro part time che porta a stipendi e pensioni ridotte; la contenuta attitudine al rischio; le minori dotazioni patrimoniali, soprattutto immobiliari, necessarie per le garanzie bancarie. Nel dettaglio, sottolinea l’indagine, il credit gender gap vale quasi 70 miliardi su scala nazionale. Secondo la stima Fabi sui dati di Banca d’Italia, lo stock dei finanziamenti alle famiglie concesso dagli istituti a settembre scorso ammontava a quasi 472 miliardi: di questi, 162 miliardi sono stati erogati agli uomini, 94 alle donne e 215 si riferiscono a contratti di finanziamento cointestati. Le regioni peggiori sono ancora Campania, Puglia, Veneto, Sicilia, Lombardia, Piemonte e Basilicata, dove il credito concesso alle clienti non supera la media nazionale del 20%.
Sondaggio Directa Sim-YouGov: solo uno su cinque investe. E tra le donne si scende a una su sette. Quasi la metà dei clienti prevede di abbandonare il propio advisor nel giro di cinque anni
Ricerca Acri-Ipsos: aumenta la sfiducia e chi riesce a mettere da parte qualcosa punta su depositi liquidi e mattone. Mattarella: tutelare il risparmio. Giorgetti: lo sviluppo del mercato dei capitali è una priorità
Due giornate di confronto tra istituzioni, imprese e studenti hanno animato l'evento di Catania. Conoscenza, fiducia e partecipazione. Con uno sguardo sui giovani
Il Sesto Rapporto Assogestioni-Censis, presentato alla plenaria di chiusura del Salone 2025, mostra che l’84,5% dei nostri connazionali ha capitali da parte e il 60% vuole impiegarli a lungo termine. Ma truffe e quadro globale rappresentano un freno. Ecco la strategia per rimuoverlo
Secondo un sondaggio di Banca Sella, tre donne su quattro investono. E molte di loro lo fanno in previdenza complementare. Ma in troppe sottostimano le loro conoscenze Dall'educazione finanziaria una mano per colmare il gap
Grande successo per l’evento ideato Assogestioni: 15mila visitatori in presenza e oltre 6mila in streaming. Al centro dell’ultima giornata l’alfabetizzazione. Appuntamento dal 5 al 7 maggio 2026 per la 16esima edizione
Il Sesto Rapporto Assogestioni-Censis, presentato alla plenaria di chiusura del Salone 2025, mostra che l’84,5% dei nostri connazionali ha capitali da parte e il 60% vuole investirli a lungo termine. Ma truffe e quadro globale sono un freno. Ecco come rimuoverlo
L’Authority europea invita a considerare siti e app basati sull’intelligenza artificiale come una delle tante fonti informative. E a diffidare da chi assicura guadagni facili: i rischi sono numerosi
Generazionale, geografico, di genere: per l’acting head of Italy Distribution di Invesco EMEA, sono questi i tre gap da colmare con una strategia condivisa. “Il nostro compito è sensibilizzare, ma il supporto delle istituzioni è imprescindibile”
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio