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I finanziamenti a imprese e famiglie in calo dell’1,5% dal -1% di maggio. Su i tassi di mutui (4,27%) e conti (0,3%). Cala la raccolta ma salgono le sofferenze
L’effetto Bce comincia a farsi sentire sempre di più. Dopo il calo dell’1% registrato a maggio, i finanziamenti di giugno a imprese e famiglie sono risultati in calo dell’1,5% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (quando erano cresciuti del 3,2%). Lo rivela il rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana, che sottolinea come continuino a salire i tassi di interesse applicati dagli istituti di credito ai nuovi mutui e il rendimento sulla raccolta.
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Mutui più cari
A giugno il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è stato pari al 4,27% contro il 4,22% di maggio e il 2,05% dello stesso periodo 2022. Il mese scorso la Banca centrale europea ha alzato ancora una volta il costo del denaro dello 0,25% e per la prossima riunione del 27 luglio si prevede un altro ritocco di pari entità. Sale in Italia anche il tasso medio sui nuovi finanziamenti alle imprese, arrivato al 4,86% dall’1,44% dello scorso anno, mentre quello medio sul totale dei prestiti è salito al 4,25% (dal 2,21% di giugno 2022).
Sale il rendimento sulla raccolta
Aumentano intanto i rendimenti sulla raccolta bancaria, con investitori e risparmiatori che migrano a forme di risparmio di durata maggiore e più redditizie. Scendono, invece, i depositi dopo il boom visto con la pandemia. Il tasso praticato su quelli a durata prestabilita, cioè i certificati di deposito e i depositi vincolati, è aumentato al 3,23% dallo 0,29% dello stesso mese dello scorso anno mentre il rendimento delle nuove emissioni di bond a tasso fisso si è attestato al 3,63% dall’1,31% del 2022. A giugno 2023, tuttavia, il ratio praticato mediamente sullo stock totale dei depositi in essere è dello 0,73% contro lo 0,32% a giugno 2022. Cresce anche quello applicato sui soli conti correnti, che ora si attesta allo 0,32% (0,02% un anno prima). “Il conto corrente permette di utilizzare una moltitudine di servizi e non ha la funzione di investimento”.
Giù il margine delle banche fra nuovi prestiti e nuova raccolta
In calo il margine sulle nuove operazioni delle banche, vista la crescita dei rendimenti sui depositi e le obbligazioni. Nel rapporto mensile Abi, dove viene calcolato come differenza tra i tassi sui nuovi prestiti e la nuova raccolta a famiglie e società non finanziarie, il dato risulta di 188 punti base contro i 300 punti di aprile. Lo stesso mese del 2022, prima della stretta, era pari a 143 punti. Per quanto riguarda lo stock esistente, il margine fra il tasso medio sul totale dei prestiti e quello medio sul totale della raccolta si attesta a 332 punti base contro i 335 pre-crisi del 2007.
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Per le banche crescono raccolta e sofferenze
A maggio la raccolta indiretta, cioè gli investimenti in titoli custoditi presso le banche registra un incremento di oltre 213 miliardi, di cui 118,7 riconducibili alle famiglie, 27 alle imprese e il restante agli altri settori (imprese finanziarie, assicurazioni, pubblica amministrazione). La raccolta obbligazionaria a medio e lungo termine è cresciuta a giugno rispetto a un anno prima (+14,3%) mentre i depositi sono scesi del 4,1%. La dinamica della raccolta diretta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni) è risultata a giugno 2023 in calo del 2,3% su base annua. Sempre a maggio gli istituti operanti nel nostro Paese detenevano titoli di Stato italiani per un valore di 380 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 372,8 miliardi detenuti a fine 2022.
Le sofferenze nette, al netto di svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse, erano di 15,3 miliardi di euro, in aumento di circa 1,1 miliardi rispetto alla fine dello scorso anno. Se confrontato con il livello massimo delle sofferenze nette, raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), il calo è di 73,5 miliardi. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è invece in aumento allo 0,89% rispetto allo 0,81% del dicembre scorso (era al 4,89% a novembre).
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