3 min
I cinque consiglieri del cda riuniti nella lista candidata alla guida della Cassa si esprimono sul ricorso al Tar intentato dai vertici contro le delibere di Mef e ministero del lavoro
Nel consiglio di amministrazione della Fondazione Enasarco di ieri, presidenza e maggioranza dell’ente che eroga prestazioni e pensioni integrative ad agenti di commercio e consulenti finanziari ha reso noto di aver impugnato davanti al Tar l’invito dei ministeri che vigilano sull’operato della Cassa – quello del lavoro e quello dell’economia – a completare l’intera tornata elettorale per il rinnovo dell’assemblea dei delegati entro il 10 agosto 2020.
“Di fatto il vertice di Enasarco è andato contro e ha attaccato gli stessi ministeri, in un atto di arroganza e superbia, senza informare preventivamente il Cda”, scrivono in una nota i cinque consiglieri del cda della fondazione Luca Gaburro (Federagenti), Antonino Marcianò (Fiarc), Alfonsino Mei (Anasf), Davide Ricci (Federagenti) e Gianni Guido Triolo (Confesercenti), le cui sigle compongono la lista unitaria “Fare Presto!”, candidata alla guida dell’ente per il prossimo quadriennio (con le elezioni tuttora rinviate a data da destinarsi).
“Solo ieri è spuntata fuori – con un clamoroso ritardo di ben 15 giorni – la lettera del ministero che invitava l’ente a dare corso immediato allo svolgimento delle elezioni e vietava di fatto qualsiasi atto o delibera che superasse i confini dell’ordinaria amministrazione”, proseguono i consiglieri. “Ciò significa che tutti gli atti di non ordinaria amministrazione che sono stati adottati nell’assemblea conclusasi il 30 giugno sarebbero inficiati da nullità”.
Il riferimento è alle delibere – comprese quelle per gli aiuti post-Covid alla categoria – prese da vertici il cui rinnovo era stato stabilito con modalità di voto online per il 17-30 aprile scorsi, e successivamente rinviato per l’emergenza coronavirus. Secondo gli esponenti di «Fare Presto!», questi atti sono tutti nulli, in quanto irregolari e a rischio di cagionare allo Stato un danno erariale.
“Ancora più colpevolmente”, proseguono i consiglieri ‘ribelli’, “i vertici di Enasarco hanno taciuto il contenuto della lettera del ministero, oltre che al cda, anche ai 60 delegati che a tale assise assembleare hanno partecipato, votando inconsapevolmente gli argomenti posti all’ordine del giorno”.
Ma non è tutto; la lista «Fare Presto» denuncia che “il vertice rimane arroccato pericolosamente sulla poltrona più alta della Fondazione Enasarco […] decidendo di adire il Tar” – iniziativa di cui non tutti i delegati assembleari che hanno votato il 30 giugno scorso sono stati informati – “senza avere un preventivo mandato esplicito del Consiglio d’amministrazione; e non per tutelare gli agenti ma, al contrario, per non andare immediatamente al voto e rimanere in regime di prorogatio”.
Un’azione “da stigmatizzare in toto, che rappresenta un’offesa per chi in Enasarco ripone fiducia e versa i contributi per il proprio fondo pensionistico. E lo sta facendo in un momento storico in cui agenti di commercio e consulenti finanziari ci chiedono un aiuto vero e concreto, perché alle prese con i danni economici, sociali e sanitari determinati dall’Emergenza Covid-19”.
I cinque consiglieri fanno infine sapere che “in CdA il Presidente ci ha informato sull’arrivo, proprio ieri, di un’ulteriore missiva dei ministeri vigilanti – che tuttavia ancora non ci è stata fornita come consiglieri – mentre stamattina sul quotidiano «Libero» abbiamo letto della volontà della Corte dei Conti di Commissariare ’ad acta’ Enasarco. Una cosa è certa: l’ente va liberato perché è in ostaggio”, concludono. Ma solo per ora: la battaglia per la gestione di Enasarco è ancora tutta da combattere.