Banche, così l’Agentic AI cambierà l’industria finanziaria (e la consulenza)
Banca del Fucino: quattro gli ambiti più coinvolti, dal servizio personalizzato di advisory alla prevenzione delle frodi. Ma la supervisione umana resta cruciale
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L’asset management del Vecchio Continente mostra più cautela rispetto al suo omologo americano sull’impatto che l’intelligenza artificiale (AI) e la tokenizzazione produrranno nell’universo dei prodotti passivi. È quanto emerge da un recente sondaggio della società di consulenza PwC, secondo cui solo il 22% degli executive europei ritiene che l’AI avrà un “impatto significativo” sulle operazioni ETF contro il 59% dei colleghi USA. Un dato che testimonia i dubbi della nostra industria, confermando come il tema regolamentare e quello della cybersecurity restino nodi cruciali da sciogliere per favorire una piena adozione delle due tecnologie.
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Il sondaggio, che ha coinvolto 72 figure senior del settore a livello globale, ha rilevato come le opinioni europee sull’impatto della tecnologia sugli ETF siano tra le più caute a livello mondiale. Oltre agli Stati Uniti, a superarci sono infatti anche i dirigenti in Asia-Pacifico e quelli canadesi: tra i primi la quota di chi prevede un effetto significativo sul settore arriva infatti al 46% mentre tra i secondo sfiora il 38%. Marie Coady, global ETF leader di PwC, ha spiegato che “differenze sostanziali nei contesti regolatori e un livello generalmente più alto di preoccupazioni legate alla cybersecurity nell’UE sono i principali fattori che spiegano le differenze di sentiment tra Europa e Stati Uniti.
Nonostante lo scetticismo, l’AI è considerata una tecnologia potenzialmente disruptive per il settore. Coady osserva infatti che gli algoritmi possono automatizzare compiti chiave come ribilanciamento dei portafogli ed esecuzione degli ordini con il risultato di aumentare l’efficienza e ridurre i costi operativi. Tuttavia, a fare da ostacolo resta il contesto normativo frammentato: “I gestori europei hanno il potenziale per beneficiarne sia nelle operazioni sia nella distribuzione ma l’adozione è frenata dalle differenze nei contesti regolatori, dalle normative sui dati e dall’elevata attenzione alla cybersecurity”. La tecnologia, sottolinea l’esperta, permette anche di capire meglio le preferenze degli investitori in termini di rischio, diversificazione e liquidità, offrendo così soluzioni più personalizzate.
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Anche sulla tokenizzazione gli executive europei mostrano maggiore cautela. Solo il 14% prevede un impatto significativo sul settore ETF, contro il 19% negli USA e il 31% in Canada. Eppure, neppure stavolta gli esperti disconoscono i benefici che il settore potrebbe ottenere da un’implementazione strutturale di blockchain e smart contract per registrare la proprietà delle quote e automatizzare operazioni come dividendi o trasferimenti: dalla riduzione degli intermediari e dei costi operativi fino al miglioramento dell’efficienza complessiva, tanti sono infatti i vantaggi citati. Coady evidenzia come questa tecnologia possa democratizzare l’accesso ad asset tradizionalmente illiquidi, in primis immobili e infrastrutture, e consentire agli ETF di offrire soluzioni più efficienti e personalizzate. “I benefici concreti potrebbero manifestarsi entro due-tre anni”, ha spiegato, “con minori barriere d’ingresso e maggiore efficienza nella distribuzione”.
Per sfruttare pienamente intelligenza artificiale e tokenizzazione non basta la tecnologia. Come spiegato dall’esperta di PwC, le selezioni mirate in ambito AI sono infatti necessarie ma è altrettanto importante che l’intera forza lavoro sappia utilizzare le nuove capacità in modo responsabile e tale da alimentare un rapporto fiducia tra gli investitori. “La loro struttura flessibile colloca gli ETF in una posizione privilegiata per trarre vantaggio dalle innovazioni digitali”, chiarisce l’esperta, “ma a patto che l’integrazione sia accompagnata da competenze adeguate e da una governance organizzativa attenta”.
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