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Mentre i principali investitori dei fondi europei restano gli istituzionali, si assottiglia la fetta di fondi detenuta dalle famiglie. Van de Werve: “Servono sforzi per avvicinare il retail ai mercati”
Le masse gestite dei fondi di investimento europei cross-border sono salite in misura significativa nell’ultimo decennio, balzando dai 2,8 trilioni del 2009 a 7,8 trilioni nel 2019, secondo i dati della European Fund and Asset Management Association (Efama). Gli istituzionali si sono confermati i principali investitori dei fondi europei, con assicurazioni e fondi pensione che rappresentano quasi il 42% delle quote totali alla fine del 2019, una fetta che cresce da diversi anni, mentre si assottiglia quella degli investitori retail, fermi alla fine dello scorso anno al 23,8%. “La persistente bassa domanda di fondi da parte del retail continua a essere causa di timori in vista di uno scenario di lungo periodo di tassi bassi e dei preoccupanti gap di risparmio sui piani pensionistici in molti Paesi Ue”, ha commentato il direttore generale di Efama, Tanguy van de Werve. “Si dovrebbe compiere ogni sforzo possibile per aumentare la partecipazione del retail nei mercati dei capitali, anche a livello nazionale”.
Il senior economist Thomas Tilley ha tuttavia sottolineato in video conferenza che la domanda da parte del retail varia da Paese a Paese, e risulta per esempio più solida in Germania, Spagna e Italia.
I dati menzionati sono emersi dal Fact Book 2020 di Efama, l’associazione delle Assogestioni europee, che monitora gli sviluppi dell’industria dei fondi di investimento in 29 Paesi europei, con analisi dettagliate sulle vendite dal 2015 al 2019 e l’impatto della regolamentazione in ciascuna giurisdizione. Una nuova sezione del report contiene i dati sulla domanda disaggregata a livello nazionale e per tipo di investitore, la fetta di fondi locali e cross-border detenuti in ciascun Paese e la vendita dei fondi al di fuori dell’Europa.
Come anticipato in precedenza, il 2019 ha evidenziato un solido rialzo nel valore netto delle masse gestite relative ai fondi di investimento europei, balzate a 17,7 trilioni di euro dai 15,2 del 2018, e anche della raccolta, quasi raddoppiata a 542 miliardi dai 258 dell’anno precedente. In dettaglio, la raccolta degli Ucits è salita a 391 miliardi mentre quella degli Aif è lievitata a 151 miliardi. Gli Ucits e gli Aif hanno attratto 4.708 miliardi di flussi netti nell’ultimo decennio, e la raccolta ha rappresentato il 46% della crescita delle masse, mentre il restante 54% della crescita è legata all’apprezzamento di mercato.
I Paesi che hanno evidenziato i livelli maggiori di possesso di fondi sono stati, nell’ordine, la Germania (con fondi per 2.988 miliardi di euro), il Regno Unito (1.971 miliardi), la Francia 1.764 miliardi), l’Olanda (1.245) e l’Italia (1.101 miliardi). In generale la classifica riflette le dimensioni delle popolazioni e delle rispettive economie, ma l’Olanda emerge grazie alle dimensioni del mercato dei fondi pensione professionali, che tendono a investire ampie porzioni di portafoglio in fondi di investimento.
Il direttore generale van de Werve è intervenuto anche con un commento riguardo all’elevato numero di fondi in Europa, giudicandolo “positivo sia per la concorrenza, sia per ridurre il rischio sistemico, visto che un elevato numero di fondi presuppone un elevato numero di strategie”. Questa nutrita presenza di fondi è legata anche al cosiddetto country bias secondo van de Werve, visto che “gli investitori tendono a voler comprare asset del proprio Paese”.