Dopo il Liberation Day e la girandola di notizie sui dazi, il biglietto verde ha mostrato una dinamica anomala rispetto alle storiche fasi di risk-off. L’attacco all’Iran riporta invece in primo piano, almeno per ora, alcune caratteristiche da valuta rifugio. Nell’intervista a Ugo Lancioni, portfolio manager della società, implicazioni e prospettive per il reddito fisso
Ugo Lancioni, portfolio manager di Neuberger Berman
Nel 2025 il dollaro ha vissuto una fase di debolezza che ha portato gli investitori a interrogarsi sul futuro del biglietto verde, in particolare su quella proprietà da valuta rifugio che storicamente lo portava ad apprezzarsi nelle fasi di avversione al rischio. “Dal Liberation Day in poi”, spiega Ugo Lancioni, portfolio manager di Neuberger Berman, “il venir meno della preferenza degli investitori internazionali per gli asset statunitensi ha contribuito a un’inversione delle correlazioni storicamente consolidate”. “Con l’attacco all’Iran, però, il quadro si è nuovamente modificato: il dollaro torna a mostrare il suo vecchio volto, non tanto per un ritorno strutturale dei flussi verso gli Stati Uniti, quanto per un motivo più legato alla natura delle attuali turbolenze. L’economia statunitense è abbastanza immune allo shock energetico, soprattutto se confrontata con Europa e parte dell’Asia, e questo finisce per riflettersi anche sul cambio”, afferma.
Sopravvalutazione e trend di lungo periodo: perché la direzione non è lineare
Lancioni sottolinea che la valuta americana rimane “sopravvalutata” in un orizzonte di lungo periodo, dopo anni sostenuti dalla domanda internazionale e dall’eccezionalismo dell’economia USA. Ma tradurre questo in un trend ribassista immediato non è automatico. “finché il resto del mondo non crescerà quantomeno al ritmo degli Stati Uniti, diventa difficile immaginare una discesa importante del dollaro. In questo senso l’attacco all’Iran spezza un po’ il ciclo che sembrava prendere forma prima dell’escalation, quando si iniziava a vedere un ritorno di interesse per i mercati emergenti e per le strategie in valuta locale dopo performance eccezionali nel corso del 2025”.
Traslando la lettura macro nella gestione, Lancioni descrive un’impostazione strutturalmente prudente sul dollaro nel lungo periodo, ma con una forte componente tattica. “A inizio anno tutto il mondo era bearish sul dollaro”, spiega, “motivo per cui nelle ultime settimane abbiamo cercato rapidamente di coprire i portafogli e oggi ci troviamo leggermente sovrappesati sulla valuta statunitense”. La ragione è legata alla volatilità delle notizie, alla risposta degli investitori in termini di risk appetite e soprattutto al tema petrolio, che vede l’Europa “particolarmente esposta”. In un contesto dominato dall’imprevedibilità politica, la gestione attiva sulle valute diventa quindi un elemento gestionale essenziale.
Duration e posizionamento: l’incognita BCE
Tra le variabili da monitorare più da vicino, Lancioni mette al centro l’evoluzione delle curve, oggi più interessanti rispetto a fasi passate grazie a un roll-down che definisce “molto interessante”, e il punto di equilibrio delicato tra inflazione e crescita in Europa. Dopo lo shock energetico, le aspettative di inflazione sul breve si sono impennate, mentre più a lungo termine i prezzi impliciti dell’energia appaiono meno elevati. In questo contesto, fa notare, il mercato è passato rapidamente dall’idea di una BCE pronta a tagliare a quella di una banca centrale che “potrebbe teoricamente alzare i tassi in modo significativo”. Secondo il fund manager il punto chiave è però rappresentato dagli effetti secondari di decisioni di politica monetaria figlie di uno stato d’incertezza. “Alzare i tassi non cura il caro-petrolio e diventa sensato solo se si hanno evidenze certe che lo shock temporaneo si sia trasmesso in modo persistente nel sistema”, sostiene. “Il rischio di un aumento del costo del denaro nell’attuale fase è di mettere a serio rischio la già debole crescita europea”, avverte, richiamando la fragilità strutturale di alcune aree, in particolare la Germania.
Sulla duration, Lancioni indica una preferenza per la parte a 4-5 anni, dove oggi si concentrano le migliori opportunità, con l’idea di allungarsi in modo più convinto nel momento in cui le tensioni internazionali perderanno almeno in parte di intensità. A livello generale, il confronto è con un mercato che alterna rovesci e schiarite con una frequenza elevatissima: “ogni giorno abbiamo una storia nuova e questo rende la costruzione di portafogli diversificati e la disciplina di processo ancora più determinanti di quanto fossero quando i driver erano più stabili”.
Sul perché il reddito fisso continui a offrire spazi interessanti per la gestione attiva, Lancioni richiama la molteplicità di leve disponibili nell’attuale scenario d’investimento: duration, curve, scelte per Paese e per singolo titolo di credito, nonché settori e valute. “Il tema dominante del 2025 è stato avere una chiara visione delle dinamiche top-down. Oggi sta emergendo una combinazione tra macro e selezione del debito, con un peso crescente di fattori settoriali connessi all’intelligenza artificiale”, afferma. “Con più dispersione all’interno del credito, la gestione attiva diventa ancora più importante con una forte centralità dell’analisi fondamentale che consente di scegliere emittenti ritenuti più resilienti agli shock, sia di medio-lungo periodo sia di breve”, completa sul punto.
Nella view di Lancioni, un fattore determinante per comprendere la traiettoria futura dei tassi di default, elemento ovviamente centrale per la gestione obbligazionaria, è la disruption attesa dalla progressiva adozione dell’intelligenza artificiale. “I mercati stanno prezzando il rischio AI in modo aggressivo, soprattutto su alcune aree del software, ma la distinzione tra vincitori e vinti è tutt’altro che banale”, sottolinea l’esperto. “Vendere indistintamente per paura di un innalzamento dei tassi di default è un errore”, osserva, “perché alcune società riusciranno ad adattarsi più rapidamente, mentre altre rischiano seriamente di essere spazzate via”. “In questa fase, la capacità di analisi serve a evitare generalizzazioni e a individuare le discrepanze tra fondamentali e prezzi. Bisogna avere un framework solido per identificare queste dislocazioni e per farsi trovare pronti perché il mercato potrebbe muoversi molto velocemente per ragioni non legate al merito creditizio”, conclude.
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