Proprio mentre si consumava il caso DeepSeek, il fondatore di Bridgewater Associates è salito sul palco del Word Economic Forum di Davos per mettere in guardi gli investitori. “Senza prudenza, possibile crack come quello degli anni ‘90”. Ma attenzione anche alla geopolitica, perché la tecnologia è strategica
Neanche il tempo di appoggiare il microfono ed ecco i suoi timori si sono avverati. Ha quasi i tratti dell’oracolo l’appello lanciato da Ray Dalio sul palco World Economic Forum, dove il fondatore di Bridgewater Associates ha messo in guardia sul pericolo di una bolla dell’intelligenza artificiale proprio mentre la notizia della cinese DeepSeek si apprestava a mandare in tilt il settore facendo vacillare le certezze del mercato sulle opportunità di questa tecnologia.
Dall’evento che ogni anno riunisce in Svizzera il gota della finanza globale, il numero uno del più grande fondo speculativo al mondo ha infatti tuonato contro le valutazioni già troppo elevate del comparto e sul pericolo che un aumento dei tassi di interesse facesse scoppiare il possibile castello ideale costruito attorno al tema. “Sebbene l’IA sia una tecnologia destinata a cambiare il mondo”, ha ammonito Dalio, “alcuni operatori stanno confondendo il suo potenziale rivoluzionario con la certezza di ritorni sugli investimenti”. Un contesto che l’uomo d’affari ha fatto intendere di ritenere simile al periodo tra il 1998 e il 1999, quando l’entusiasmo per le Dot-Com travolse i mercati per poi condurli a una brutale correzione. Il caso di Nvidia, che ha visto un’impennata dei suoi titoli grazie alla posizione dominante nel settore, è emblematico in tal senso. L’annuncio di DeepSeek, che ha presentato un modello di IA più efficiente e meno costoso della rivale, ha cioè portato la società a bruciare quasi 600 miliardi di dollari di capitalizzazione e dimostrato che “la competizione in questo campo è più complessa di quanto sembri”.
Un questione anche strategica
Il guru ha inoltre avvertito che la sfida tra Stati Uniti e Cina nel settore della Gen AI è carica di implicazioni anche dal punto di vista economico e strategico, al di là della mera redditività di portafoglio. “Non c’entra solo il profitto ma anche la superiorità economica e militare”, ha dichiarato, aggiungendo che “chi si concentrerà solo sulla dimensione economica non riuscirà a vincere questa corsa” La sua riflessione si è poi estesa al ruolo inevitabile del supporto statale per gli sviluppatori di intelligenza artificiale, anche se ciò potrebbe limitare i ritorni. “Il capitalismo da solo non riuscirà a vincere questa battaglia”, ha concluso, ribadendo la necessità di una visione a lungo termine in un contesto geopolitico in rapido cambiamento. Questo scenario, secondo Dalio, dovrebbe spingere gli investitori a riflettere ancor più attentamente prima di lanciarsi in un mercato che potrebbe comunque nascondere più rischi che opportunità.
Di Deepseek si parla da alcune settimane nella Silicon Valley con un misto di ammirazione e stupore, ma il sorpasso anche nell’interesse degli utenti è stato certificato il 27 gennaio con la conquista del primo posto nei download americani da parte dalla app cinese. Una notizia che ha fatto scattare l’allarme in molte Big Tech, con l’attivazione di veri e propri gruppi di crisi per gestire la situazione e rispondere. La preoccupazione principale non è infatti solo la qualità del chatbot, ma il costo estremamente basso con cui la sconosciuta rivale è riuscita a svilupparlo. Secondo un report dell’azienda,il modello DeepSeek-V3 è stato addestrato con soli 6 milioni di dollari utilizzando chip Nvidia H800, molto meno avanzati rispetto ai potenti H100 in dotazione a OpenAI e Google: la riprova che le restrizioni tecnologiche imposte dagli stessi Stati Uniti sono state aggirate con successo e volte addirittura a proprio favore. L’esplosione improvvisa di DeepSeek ha avuto effetti immediati sul mercato azionario di Wall Street, dove il Nasdaq ha chiuso in rosso del 3% e Nvidia ha perso quasi 600 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta (-17%).
Per il ceo di DoubleLine Capital, siamo di fronte ai mercati “meno sani di sempre”. Colpa di un’elevata concentrazione e delle iper valutazioni. Atteso un primo grande sell-off sui titoli tech già l’anno prossimo. “Ma quello successivo sarà nel credito privato”. Più cash e meno asset speculativi la strategia del ‘re dei bond’
Dopo oltre sessant’anni di missive ai soci, il fondatore di Berkshire annuncia il suo ritiro operativo e affida la società al delfino Greg Abel: “Starò zitto”. Intanto accelera anche il piano filantropico per la distribuzione del suo patrimonio. In gioco un’eredità da 149 miliardi di dollari
Il portafoglio dell’Oracolo Omaha cambia volto: via parte delle quote in Apple, cash al record di 381 miliardi e dodici trimestri consecutivi di vendite nette. Per gli esperti, il crack del tech americano è vicino. Ma il guru lancia un messaggio chiaro ai mercati
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Per il ceo di Pershing Square, le politiche del tycoon hanno stimolato la crescita aziendale e sostenuto i mercati. Bene anche i dazi, ma resta il nodo Cina. E sulla Fed: “Politiche accomodanti giocano a favore”
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L’indice che porta il nome del fondatore di Berkshire Hathaway vola oltre il 200%, segnalando un rischio di sopravvalutazione senza precedenti a Wall Street. Ma c’è chi contesta la previsione e rassicura. Intanto il ceo strige per l’acquisto di OxyChem da Occidental Petroleum: un affare da 10 miliardi
La fondatrice di Ark Invest porta il patrimonio gestito nel Vecchio Continente oltre il miliardo grazie agli ETF attivi sull’intelligenza artificiale. Ma mentre festeggia lo storico traguardo, rimodella i portafogli: fuori ROKU e Tempus AI per far spazio ad Arcturus Therapeutics e Pony.ai
Il ‘re dei bond’ promuove il taglio di 25 punti base deciso dalla banca centrale USA. Ma avverte: un allentamento troppo aggressivo potrebbe rivelarsi controproducente. Intanto rilancia sull’oro: “Correrà oltre i 4mila dollari entro l’anno”
Il ceo di JP Morgan, intervistato dalla Cnbc, legge i segnali di indebolimento come un campanello d’allarme ma non un preludio al crollo. Profitti aziendali solidi e consumi resilienti bilanciano le incertezze del lavoro, mentre i tagli Fed in arrivo avranno impatto limitato
Il fondatore di Bridgewater Associates lancia l’allarme: l’intervento politico sull’economia e l’indebolimento delle istituzioni indipendenti ricordano gli anni ’30. Sullo sfondo, tensioni intorno alla Federal Reserve e una crescente fuga verso l’oro come bene rifugio
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