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Il francese Villeroy: la prossima mossa del 2024 sarà un taglio dei tassi. Ma lo slovacco Kazimir frena. Eurostat conferma la frenata dell’indice dei prezzi: 2,4% a novembre
Da una parte le colombe della Banca centrale europea, che spingono per un avvio più rapido dei tagli dei tassi. Dall’altra, supportata dai falchi, la presidente Christine Lagarde, che ha chiaramente sottolineato come non sia ancora il momento di pensare ad un allentamento. In mezzo l’inflazione, che Eurostat ha confermato in deciso rallentamento a novembre: al 2,4%, come da stima preliminare e previsioni degli analisti.
Intanto i mercati non si lasciano scoraggiare e continuano a prezzare una probabilità del 50% per una prima sforbiciata di 25 punti base già a marzo, contro le stime di economisti e board Bce che parlano della seconda metà del 2024. Goldman Sachs, ad esempio, ha rivisto le sue previsioni e ora pronostica “tagli costanti da aprile in poi”. Non escludendo un allentamento già un mese prima, se la crescita dovesse rivelarsi più lenta di quanto gli esperti di Francoforte si attendano.
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Villeroy (Bce): “Taglio dei tassi nel 2024 dopo plateau”
Il governatore della Banca di Francia, Francois Villeroy de Galhau, a Radio France Inter ha provato a ridimensionare la chiusura mostrata dalla presidente al termine del meeting di settimana scorsa. “Ora dobbiamo essere proporzionati nel fissare i tassi d’interesse: serve quindi stabilità e un taglio verosimilmente nel 2024”, ha scandito. Per la colomba francese, infatti, le cose stanno andando nella giusta direzione anche per quanto riguarda l’inflazione, “che è la principale preoccupazione dei francesi”.
Certo, ha precisato, “tra l’aumento dei tassi, che salvo sorprese è terminato, e il taglio, previsto nel 2024, c’è un plateau. Infatti, se tagliassimo i tassi troppo presto rischieremmo di ricadere nella malattia dell’inflazione”. Ma per il banchiere centrale la stretta monetaria ha avuto un ruolo nel rallentamento dell’economia, nonostante ci sia “una sorta di atterraggio morbido”. Villeroy ha anche chiarito che Francoforte taglierà i tassi sulla base dei dati, indipendentemente da ciò che decideranno i colleghi Usa della Federal Reserve. E, a suo parere, l’inflazione calerà al 2% al più tardi entro il 2025.
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Solo qualche ora prima, però, il collega Peter Kazimir, esponente falco della Bce e governatore della banca centrale della Slovacchia, ha messo in guardia da tagli prematuri, sottolineando che in questo caso l’errore sarebbe più significativo del rischio di restare restrittivi per troppo tempo. “Il calo positivo dell’inflazione osservato negli ultimi mesi, compreso novembre, non è sufficiente per dichiarare la vittoria e passare alla fase successiva. Non siamo ancora fuori pericolo”, ha scritto in un post sul sito dell’istituto centrale del suo Paese.
Inflazione confermata in deciso calo a novembre
I prezzi intanto si confermano in rallentamento. Su base mensile, stando alla seconda lettura di Eurostat, il carovita nei venti Paesi della Area è sceso dello 0,6%, contro una stima iniziale di crescita dello 0,3%. Il consensus prevedeva un calo più moderato dello 0,5%. L’indice core, valore al netto di energia e generi alimentari, è sceso dello 0,6% su base mensile e si è attestato al 3,6% a livello tendenziale, in linea con la stima preliminare e in picchiata rispetto al 4,2% di ottobre.
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