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La presidente dell’Eurotower segue il collega Powell e non chiude a ulteriori strette. “Dai tassi al 4% un grande contributo anti-inflazione. Ma è necessario monitorare l’energia”
Nuovi aumenti del costo del denaro non possono essere esclusi. E per i tagli c’è tempo: almeno un paio di trimestri. Dopo i toni hawkish del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, anche Christine Lagarde sceglie di ridimensionare l’entusiasmo dei mercati sulla fine della stretta monetaria. “I tassi hanno raggiunto un livello che, se sostenuto abbastanza a lungo, darà un contributo significativo a portare l’inflazione all’obiettivo del 2%. Questo è lo scenario di base che abbiamo prodotto con le previsioni di fine settembre, ma se ci saranno altri shock dovremo rivedere”, ha avvertito la presidente della Banca centrale europea nel corso di una conversazione con il Financial Times.
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Questa volta Lagarde ha però fornito qualche indicazione su cosa significhi davvero “per un tempo sufficientemente lungo”: probabilmente più di un paio di trimestri, ha infatti chiarito. “L’inflazione è scesa molto, a ottobre di un anno fa era 10,6%, ora è al 2,9%. E qualcuno potrebbe dire che la politica monetaria ha fatto il suo lavoro”, ha affermato. Solo che, ha precisato, la discesa è dovuta per la maggior parte alla flessione dell’energia. Per questo è ora il momento di “monitorare” i prezzi energetici, perché che il carovita scenderà insieme a loro. Anzi, “ci sarà molto probabilmente un rialzo”, ha avvertito. Insomma, la guerra all’inflazione non è ancora vinta, e i dati restano l’unico indicatore per scegliere la strada da seguire.
La presidente della Bce ha infine sottolineato con forza l’importanza di un’intesa sulle modifiche al Patto di Stabilità, concetto già espresso nel Bollettino ufficiale dell’Eurotower pubblicato giovedì. “Non sono a mio agio con il fatto che ancora non sia stato approvato il nuovo quadro regolatorio”, ha detto senza mezzi termini. “So che è difficile dal punto di vista politico ma è di importanza critica avere un quadro legale, dobbiamo sapere con che parametri i ministri decidono i loro budget”, ha spiegato. Infine, ha aggiunto di aver ricevuto rassicurazioni dall’EcoFin sul fatto che Germania e Francia stanno lavorano duramente per una piattaforma che funzioni. “Ma non ci sono solo loro” , serve l’accordo di tutti entro la fine dell’anno, ha concluso.
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