Mentre l’Europa sceglie un approccio cauto, la Fed rialza i tassi di 25 punti base. Powell non esclude che il prossimo rialzo possa raggiungere i 50 pb e Lagarde ammette che i due più grandi istituti bancari al mondo perderanno la loro sincronia
Il Bloomberg Global Aggregate Index, benchmark per i ritorni totali dei bond governativi e aziendali, è sceso all’11%, rispetto al picco di gennaio 2021. Conseguenza del nuovo rialzo dei tassi da parte della Fed di 25 punti base. Per Jerome Powell il prossimo rialzo potrebbe toccare i 50 pb, mentre l’Europa cerca di capire come gestire la crisi interna al continente, optando per una politica non così aggressiva.
Asincronia
Matteo Germano, deputy group Chief Investment Officer di Amundi
Matteo Germano, deputy group Chief Investment Officer di Amundi, afferma che è possibile identificare tre fasi attraverso le quali sono passati i mercati in Europa dall’inizio dell’anno. “Nella fase uno”, spiega Germano, “sono stati guidati dalla paura della guerra. Sicuramente questo evento ha fatto da catalizzatore di sell off nei mercati”. “Era la tipica fase in cui si risponde a una crisi o a un evento con la vendita”.
La seconda fase, invece, è quella in cui i mercati prendono coscienza dell’entità della crisi, “momento caratterizzato da bassa crescita e alta inflazione, assieme alla paura di ulteriori strette economiche”. “Per questo”, spiega l’esperto, “equity e fixed income sono andati verso il basso”.
Adesso invece siamo nella fase 3, secondo l’analisi di Germano. “Dove il mercato dei fixed income non è ancora totalmente repriced”. In questa fase si continuerà a notare un innalzamento dei tassi e una presenza costante e in aumento dell’inflazione. “Ancora una volta”, afferma, “in Europa si torna a guardare alle risposte che possono arrivare dalla Bce e dalla politica monetaria”.
E si torna a farlo perché la Banca Centrale Europa ha scelto un approccio diverso da quello della Fed. Non è un caso che l’intervento del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, durante la National Association Of Business, sia partito con la constatazione di “un aumento dell’inflazione maggiore e più persistente”. E da qui la decisione del rialzo di 25 punti base. “Con l’outlook che si evolve aggiusteremo la politica come necessario, per assicurare un ritorno alla stabilità dei prezzi con un mercato del lavoro forte” ha concluso.
Mentre in Europa l’approccio è più cauto, influenzato anche da una situazione imprevedibile nel cuore del continente, le cui prime conseguenze iniziano a vedersi. Per questo la Bce si dice aperta a dietrofront sui piani di riduzione dello stimolo monetario e aperta a diverse opzioni “in base a criteri di gradualità nella normalizzazione della politica monetaria, e flessibilità”.
L’Eurotower, in una nota di oggi, ha fatto sapere che “ritirerà gradualmente – in tre fasi fra luglio 2022 e marzo 2024 – le misure che aveva introdotto nell’aprile 2020, quando aveva allentato i criteri sul collaterale bancario per favorire il credito durante la crisi pandemica”. Confermando, inoltre, che l’aumento dei tassi non sarà immediato dopo la fine degli acquisti (come la stessa Banca Centrale aveva affermato a inizio 2022).
“Le aspettative di inflazione a più lungo termine desunte da una serie di misure si sono riancorate all’obiettivo di inflazione della Bce. Il Consiglio direttivo considera sempre più probabile che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento nel medio periodo” si legge nella nota, che continua facendo chiaro riferimento all’amplificazione dell’incertezza a causa della crisi Russia-Ucraina: “rischi estremi al ribasso derivanti da un ulteriore inasprimento delle tensioni potrebbero essere significativi e compromettere la ripresa mondiale, alimentando al contempo le pressioni inflazionistiche”.
Senza glissare sui possibili esiti della pandemia: “il futuro corso della pandemia continua a rappresentare un importante fattore di rischio per lo scenario di base delle proiezioni relative all’economia mondiale”.
Resilienza
La decisione della Fed è comprensibile. “L’economia americana e i mercati americani sono molto più resilienti di quelli Europei” afferma
Monica Defend, head of Amundi Institute
, “con una crescita dello 0,8% e molto più isolati rispetto alla crisi”.
Parola d’ordine: resilienza, che diventa difficile da trovare in un contesto geoeconomico come quello attuale. “Nell’area europea invece guardiamo all’Uk” continua Defend, spiegando: “l’Inghilterra sta dando una buona prova di resilienza rispetto alla crisi del continente, specialmente sulla gestione delle materie prime e delle commodities”. “In ogni caso” specifica, “procediamo nell’analisi anche noi cautamente, caso per caso”. Specialmente in Europa, poiché “attualmente più esposta agli eventi”.
Occhio alla Cina
“Per quanto riguarda gli emergenti” afferma Defend, “bisogna fare attenzione alla liquidità” che si dimostra essere, in questa fascia di mercato, un “altro aspetto su cui andare cauti, nonostante stia tornando a livelli normali e pre-pandemici”. Per questo l’esperta consiglia di guardare alla Cina.
“Nel medio periodo”, sottolinea, “resta ancora un asset solido”. Grazie soprattutto all’intervento delle autorità cinesi, che cercano di controllare in modo profondo l’andamento dell’economia del colosso. “Abbiamo visto quanto possano essere audaci le autorità nel muovere il mercato e apportare modifiche profonde”, conclude.
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