Lagarde riduce i tassi di 25 punti base ma si tiene le mani libere. Inflazione e PIL rivisti al rialzo. Secondo gli analisti sono possibili altre due sforbiciate quest’anno
Per la prima volta dal 2019 e dopo nove mesi di stallo, la Banca Centrale Europea (BCE) ha ridotto i tassi d’interesse dell’Eurozona. Come ampiamente atteso, il rate sui rifinanziamenti principali scende al 4,25%, quello sui depositi al 3,75% e quello sui prestiti marginali al 4,50%. La battaglia contro il carovita partita a colpi di rialzi nel luglio 2021 non è però ancora vinta, ha avvertito il board dell’istituto, che quindi non ha fornito alcun indizio sul percorso futuro di allentamento monetario. Ogni mossa si baserà infatti sui dati “senza vincolarsi a un particolare percorso”, precisa il comunicato post meeting, che lascia insomma all’Eurotower le mani libere.
A confermare che la guardia a Francoforte resta alta sono le stesse proiezioni fornite dall’istituto. Gli economisti dell’Eurotower hanno infatti alzato stima sull’inflazione del blocco sia per il 2024, al 2,5% dal 2,3% indicato a marzo, sia per il 2025, al 2,2% dal 2% previsto ad aprile. Invariata all’1,9% la pressione per il 2026. “Ci saranno vari scossoni sulla strada, alcuni li possiamo anticipare e predire, ma altri possono arrivare a sorpresa oppure alcuni li anticipiamo ma la portata è più grade del previsto. È una strada accidentata e i prossimi mesi saranno altrettanto”, ha spiegato la presidente Christine Lagarde al termine della riunione. Va meglio, invece, sul fronte dell’attività economica. Per la BCE, l’Area crescerà dello 0,9% quest’anno, oltre lo 0,6% indicato nelle ‘staff projections’ di marzo. Per il prossimo, l’espansione attesa è ora dell’1,4%, dall’1,5% indicato ad aprile, mentre per il 2026 è confermato l’1,6%.
Sylvain Broyer, chief economist Emea di S&P Global Ratings
La totale assenza di indicazioni sul futuro ha portato gli investitori a bollare la tanto attesa prima riduzione del costo del denaro come un “taglio da falco”. “Sembra improbabile che la BCE effettui più di due riduzioni in solitaria prima che la FED inizi quest’anno. Inoltre, si prevede che le sforbiciate dell’istituto USA si protrarranno fino al 2026, ben oltre il completamento dell’allentamento da parte dell’Eurotower”, osserva Sylvain Broyer, chief economist Emea di S&P Global Ratings. Supponendo che l’inflazione si allinei ai target e che la crescita raggiunga il potenziale entro metà del prossimo anno, per l’esperto è probabile che Lagarde limiti i tagli “a non più di uno per trimestre fino al terzo trimestre del 2025, con un tasso di deposito al minimo al 2,5%”.
Anche secondo Gurpreet Garewal, macro strategist Fixed Income and Liquidity Solutions di Goldman Sachs AM la traiettoria futura dell’allentamento monetario resta incerta. “Stiamo monitorando attentamente le aspettative dei prezzi, l’andamento dei salari e l’inflazione dei servizi. Questi sono indicatori chiave sulla persistenza dell’inflazione, che determineranno il ritmo e la portata del ciclo di riduzione dei tassi”, spiega. Sottolineando che anche le decisioni della FED e la traiettoria dell’euro potrebbero influenzare la politica BCE nella seconda metà dell’anno. “Attualmente ci aspettiamo che la banca centrale adotti una strategia di allentamento monetario graduale e trimestrale”, precisa.
Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR
Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR fa notare come le proiezioni macroeconomiche potrebbero portare la BCE ad essere maggiormente cauta, limitando lo spazio per ulteriori tagli. “Guardando agli ultimi dati sull’economia dell’Eurozona è evidente che il valore dell’inflazione si stia stabilizzando, ma a un livello superiore rispetto al target del 2%”, afferma. Aggiungendo che è quindi lecito attendersi che il ciclo dei tagli non sarà particolarmente aggressivo e potrebbe non essere continuo, ma intervallato da alcuni meeting di pausa.
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Per Tomasz Wieladek, capo economista europeo di T. Rowe Price, Lagarde finirà per effettuare altre due sforbiciate quest’anno. “La possibilità di ulteriori sorprese a breve termine rispetto alle loro previsioni è alta. Tuttavia, i mercati non dovrebbero aspettarsi alcuna forward guidance. Tutti i futuri tagli dei tassi di quest’anno saranno probabilmente da falco”, analizza. L’esperto precisa però che questo approccio puramente dipendente dai dati significa anche che potrebbe facilmente tagliare meno di due volte. “Forse assisteremo a una sola altra riduzione verso la fine dell’anno, se l’inflazione rimarrà molto più persistente del previsto”, rimarca.
Anche secondo Ulrike Kastens, european economist di DWS, la revisione al rialzo delle previsioni di inflazione per il 2025 implica interventi molto graduali. “Ci aspettiamo una pausa a luglio, prima che la BCE riduca nuovamente i tassi a settembre e dicembre”, commenta. Altre due sforbiciate a partire da settembre sono possibili anche per Nicolas Forest, CIO di Candriam. Che osserva: “Questo primo taglio potrebbe continuare a supportare le azioni europee, soprattutto quelle a piccola e media capitalizzazione, dato il contesto macro favorevole”.
Mauro Valle, head of Fixed Income di Generali AM
Stessa visione di Mauro Valle, head of Fixed Income di Generali AM, che ricorda come il dibattito verta sulle probabilità di un terzo taglio a dicembre. “Il mercato valuta circa il 50% di probabilità che si verifichi, mentre la nostra ricerca prevede tre riduzioni”, sostiene. In questo scenario, l’esperto continua ad avere una visione positiva per i tassi tedeschi oltre il 2,5% e mantiene l’esposizione long duration. “Per il prossimo mese i tassi core potrebbero muoversi nel range osservato nell’ultimo periodo. Quindi, siamo propensi ad avere una posizione più neutrale se i tassi scenderanno sotto il 2,4%”, precisa. Valle è anche positivo sulle scadenze medio-brevi della curva dei rendimenti in euro e sui Paesi periferici.
David Chappell,senior Fixed Income Portfolio Manager di Columbia Threadneedle Investments, parla di progressi ma sostiene che le persistenti pressioni sui prezzi interni o i salari elevati potrebbero indurre la BCE sa mantenere la politica a livelli “significativamente” restrittivi e all’interno di una guidance accomodante. “Sebbene i salari siano un indicatore molto ritardato dell’inflazione, alcuni membri del comitato vorranno vedere progressi significativi prima di procedere con un altro aggiustamento dei tassi”, spiega.
Antonella Manganelli, ad di Payden & Rygel Italia
Antonella Manganelli, AD di Payden & Rygel Italia, ha captato lo stesso messaggio in chiave prospettica: i tassi rimarranno probabilmente in zona restrittiva per un certo periodo di tempo. “La nostra opinione”, sostiene, “è che non ci saranno tagli in rapida successione e che ragionevolmente l’Eurotower manterrà un occhio attento anche alle altre banche centrali per monitorare le dinamiche delle condizioni monetarie nel mondo”. Da qui anche la sua percezione di una lettura leggermente falco da parte dei mercati.
Secondo Ben Nichols, amministratore delegato ad interim di RAW Capital Partners, la decisione di Francoforte avrà un impatto sui consumatori e sugli investitori non solo nell’UE ma globali. “Anche se è improbabile che gli effetti del taglio vengano percepiti subito, la mossa si aggiunge alla crescente sensazione che l’economia globale abbia svoltato l’angolo e dovrebbe dare un certo impulso agli investimenti delle imprese dell’Eurozona, alla spesa dei consumatori e ai mercati immobiliari”, spiega. Poi aggiunge: “Potremmo anche assistere a un’impennata del sentiment degli investitori, con stimoli alla ripresa del commercio e degli investimenti in tutto il pianeta”.
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