Secondo Daisuke Nomoto, gestore del fondo CT(Lux) Japan Equities di Columbia Threadneedle Investments, l’azionario del Sol Levante resterà uno dei più redditizi al mondo. Ecco perchè e come investirci
Daisuke Nomoto, gestore del fondo CT(Lux) Japan Equities di Columbia Threadneedle Investments
Con l’indice Nikkei che continua a macinare record, il Giappone si è imposto a pieno titolo come uno dei mercati azionari più redditizi nella famiglia dei Paesi sviluppati. E ora che la Bank of Japan ha alzato il costo del denaro, ponendo fine a 17 anni di tassi negativi, sempre più asset manager scommettono in un prosieguo del rally anche nei prossimi anni. Tra chi nutre questa convinzione c’è anche Columbia Threadneedle Investments, che a marzo ha lanciato CT(Lux) Japan Equities per consentire agli investitori italiani di trarre beneficio dal trend. La redazione di FocusRisparmio ha raggiunto Daisuke Nomoto, gestore del fondo, per capire quali siano le migliori occasioni.
Fin dove potrà spingersi il rally dell’azionario giapponese?
Il Giappone è la patria di uno dei mercati azionari di qualità più elevata ma anche meno costosi del mondo. E continuerà a rimanere tale grazie a quelle che in Columbia Threadneedle Investments definiamo le ‘5-LOW’ positive, cioè cinque fattori che favoriranno gli asset di rischio: bassa leva di bilancio nelle aziende, bassa allocazione alle azioni a fronte di un alto livello dei depositi familiari, bassi tassi di interesse, basse valutazioni e una bassa aspettativa di cambiamenti strutturali. Non vanno poi dimenticati altri due driver di crescita: l’entusiasmo verso le riforme sulla corporate governance, con le società locali che si stanno concentrando sempre più su impeghi efficienti del capitale, e la fine della deflazione che ha paralizzato l’economia nazionale per decenni. In termini di politica monetaria, la Bank of Japan ha infine iniziato a revocare l’allentamento monetario su larga scala che aveva prevalso negli anni passati e sta iniziando ad alzare i tassi di interesse. Riteniamo, insomma, che il Paese si trovi in un momento d’oro per gli investimenti azionari e sia ben posizionato per beneficiare di un ulteriore slancio anche nei prossimi anni.
Qual è la chiave per affrontare questo scenario rialzista?
Il punto focale è duplice: una migliore allocazione del capitale da parte delle società e una maggiore attenzione ai rendimenti per gli investitori. Le aziende nipponiche sono infatti più redditizie rispetto agli anni precedenti, vantano una migliore capacità di conversione dell’utile operativo in utile netto e riescono a restituire liquidità agli azionisti come non avevano mai fatto prima. C’è poi anche un altro tema: puntando sulla ricerca, così come sullo sviluppo e sul capitale umano, tali realtà stanno intensificando i buyback e liquidando tutte quelle partecipazioni incrociate che negli anni hanno contribuito a rendere il mercato domestico ingessato. Con il Paese che ha una migliore leva di bilancio e vede un quadro inflattivo in miglioramento, pensiamo che la tendenza del rendimento azionario salirà nel futuro.
C’è però chi si interroga sul rischio rappresentato dalla debolezza dello yen. Cosa ne pensa?
Non ritengo che rappresenti una preoccupazione significativa, poiché le implicazioni per il mercato azionario e il portafoglio sono limitate. Le società giapponesi hanno fatto un grande sforzo per abbassare il breakeven durante gli anni della deflazione, il che significa che si trovano in una posizione migliore per produrre utili stabili e resistere alla ciclicità. L’intervento sul fronte valutario da parte del ministero delle Finanze non è poi una sorpresa: sospettavamo che sarebbe accaduto grazie ai nostri controlli sul canale. Queste misure possono alleviare la debolezza dello yen nel breve periodo ma è improbabile che si traducano in un apprezzamento della divisa lungo orizzonti temporali più ampi. Perché questo scenario si verifichi, dovremmo assistere ad un’inversione del differenziale dei tassi d’interesse tra Giappone e Stati Uniti.
Come interpreta questa view il fondo che avete lanciato a marzo?
Adottiamo uno stile d’investimento di tipo core o tradizionale, ad alta convinzione e che fa della qualità il proprio punto di forza. Ricerchiamo infatti società che abbiano un alto rendimento del capitale investito e ottimi fondamentali ma, poiché il Giappone è un’economia a bassa crescita del Pil, riteniamo importante anche concentrarci sui nomi in grado di mantenere il loro vantaggio competitivo sul lungo termine. Un approccio, questo, che ha permesso alla strategia di aggiungere alfa in modo consistente durante i diversi cicli di mercato e ottenere una sovraperformance relativa del 3,6% rispetto all’indice dal 2012 ad oggi. Scendendo nel dettaglio dell’asset allocation, tendiamo a sovrappesare large e small cap mentre l’incidenza dei titoli di taglia media è ridotta.
Il Giappone è finito nel mirino di tanti investitori azionari. In cosa si distingue davvero il vostro prodotto?
Una prima caratteristica è l’analisi di molteplici fonti di alpha, con oltre il 70% del sovra-rendimento che è stato aggiunto attraverso la selezione dei titoli dall’inizio della strategia. Va poi sottolineata una costruzione di portafoglio basata sia sull’incorporazione di strumenti quantitativi sia su una valutazione macro: soluzione che ha permesso alla strategia di non sottoperformare mai il benchmark per più di due trimestri consecutivi. L’ultima qualità unica consiste in una ricerca approfondita, supportata da un gruppo di gestione esperto e stabile. Ricorriamo anche a strumenti aggiuntivi, come l’approccio ESG.
Ci sono settori su cui siete sovrappesati? E perché?
Tra i comparti ai quali abbiamo allocato maggiore capitale ci sono i beni industriali ma, ora che il costo del denaro sta iniziando ad alzarsi, promettono bene anche i titoli finanziari. Non possono mancare poi i grandi player del comparto tecnologico, dato che il Giappone è in prima linea per quanto riguarda i semiconduttori e l’intelligienza artificiale.
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