Secondo Farina (Ania), il settore è chiamato ad agevolare l’afflusso di risorse verso l’economia reale. Ma “serve un patto per il welfare”. Ed è urgente spingere gli italiani a proteggersi: nel 2023 record 6 miliardi di danni da catastrofi
Bianca Maria Farina, presidente di Ania
Con un portafoglio di quasi 960 miliardi di euro, di cui 250 allocati in titoli di Stato, le imprese di assicurazione sono il principale investitore istituzionale italiano. A rivendicarlo è Maria Bianca Farina, la presidente dell’Ania, che nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione sottolinea come gli investimenti in polizze vita rappresentino il 14% del risparmio delle famiglie italiane. Per questo, il settore si candida a svolgere “un ruolo sempre più incisivo” nel Paese, consapevole di dover contribuire a rafforzare la protezione di cittadini e imprese e di essere chiamato ad agevolare l’afflusso di risorse verso l’economia reale. Le sfide però non mancano, a partire dalla scarsa copertura degli italiani soprattutto nei confronti delle catastrofi naturali, che solo lo scorso anno hanno causato sei miliardi di danni.
Assicurazioni, il risultato netto del 2023 è di 8 miliardi
Quanto al portafoglio, Farina ha fatto notare che “il recupero di valore dei titoli in portafoglio, reso possibile dalla riduzione dei tassi osservata tra fine 2022 e fine 2023, oltre che da un’accurata gestione della liquidità, ha avuto un effetto decisivo per il recupero di redditività”. Nel complesso, infatti, il risultato del settore al netto delle tasse si è attestato a 8 miliardi, di cui 5,5 per il Vita e 2,5 per il Danni. Il ritorno del capitale investito ha quasi recuperato il livello medio del biennio 2019-20. E l’indice di solvibilità, nel suo valore medio, è rimasto ampiamente superiore al doppio rispetto a quanto richiesto dalla normativa (259%).
Guardando ai risultati del settore, Farina ha sottolineato che nel 2023 si è registrato un volume totale di premi pari a 130 miliardi, in linea con l’anno precedente, anche se la raccolta del Vita ha segnato una riduzione del 3,5% determinata dalla forte contrazione dei premi per le polizze unit linked (-32%). In questo comparto, in particolare, è stata rivitalizzata l’offerta dei prodotti tradizionali, con un aumento dei premi rispetto all’anno precedente del 9,2% per il ramo I, che secondo la presidente ha permesso di contenere nel 2023 il deflusso netto di risorse. “Nello scorso aprile, per la prima volta dalla fine del 2022, si è registrata una raccolta netta positiva per le polizze tradizionali”, ha evidenziato. Diversa dinamica, invece, per il Danni, con premi che si sono incrementati del 6,6% rispetto all’anno prima. Nel complesso i premi diversi dalla RC auto sono cresciuti del 7,7%, con una progressione molto sostenuta per le polizze salute.
Sfide drammatiche per il Paese: serve un patto per il welfare
La presedente Ania ha però lanciato unallarme: gli ultimi anni ci hanno posto di fronte a “sfide drammatiche e del tutto inaspettate” e per questo le garanzie tradizionali dello Stato “non sono più sufficienti”. Ne deriva che le assicurazioni sono chiamate a “un ruolo economico e sociale ancora più importante di quello svolto sino ad oggi, sia in qualità di gestore professionale dei rischi che in veste di primario investitore istituzionale. “Abbiamo la responsabilità di contribuire, da un lato, a rafforzare la protezione di famiglie e imprese, favorendo così la coesione sociale e la resilienza economica; dall’altro, di agevolare l’afflusso di risorse verso l’economia reale, favorendo la stabilità, la competitività e la crescita sostenibile del Paese”, ha avvertito.
Ma non solo. Secondo Farina è necessario e urgente fare in modo che il welfare italiano possa rispondere alle nuove domande sfruttando le sinergie fra pubblico e privato. “Non si tratta di costruire un welfare privato riservato a chi se lo può permettere. È possibile, invece, sviluppare una partnership fra pubblico e privato che sia inclusiva e orientata alla prevenzione e all’invecchiamento attivo per tutti”, ha chiarito. Secondo la presidente Ania da un lato c’è bisogno di rivitalizzare le adesioni alla previdenza complementare e dall’altro “occorre definire un vero e proprio Patto per la salute degli italiani, un secondo pilastro regolamentato che riesca a mutualizzare e, dunque, ridurre i costi per i singoli, anche attraverso un trattamento fiscale uniforme e di favore. Sarebbe un grande contributo di coesione sociale”.
Nel 2023 record di danni da catastrofi: subito obbligo polizza per la proprietà immobiliare
Farina ha poi dedicato ampio spazio al problema derivante dal fatto che gli italiani si proteggono ancora poco contro le calamità naturali. Solo il 6% delle 35,3 milioni di unità abitative esistenti ha infatti una copertura assicurativa contro questi eventi, nonostante l’80% delle abitazioni civili sia esposto a un livello di rischio medio-alto dal punto di vista sismico e di dissesto idrogeologico. Per quanto riguarda le aziende, solo il 5% è assicurato, con differenze notevoli in funzione delle dimensioni di quest’ultime. Sul complesso di oltre 4,5 milioni di aziende italiane, è infatti protetto contro le catastrofi il 4% delle imprese micro, il 19% di quelle piccole, il 72% delle medie e il 97% delle grandi.
Ania auspica quindi che “il raggio di azione della copertura” contro le calamità naturali “sia rapidamente ampliato alla proprietà immobiliare privata, anche con l’ausilio, almeno in avvio, di incentivi di tipo fiscale”. Nel 2023, infatti, “l’industria assicurativa nel mondo ha pagato quasi 100 miliardi di euro per sinistri legati a catastrofi naturali. In Italia si è registrato il massimo storico dei danni assicurati: oltre 6 miliardi, di cui 5,5 miliardi causati da eventi atmosferici e 800 milioni dalle alluvioni in Emilia-Romagna e in Toscana”, ha rimarcato Farina. Precisando che il cambiamento climatico è una sfida cruciale: “Assistiamo a catastrofi naturali sempre più estreme, frequenti e distruttive, che mettono a rischio un numero sempre maggiore di persone e beni”.
Infine, la presidente dell’associazione ha sottolineato che il divario fra il premio medio RC auto in Italia e quello europeo è diminuito ulteriormente, scendendo a 36 euro, il minimo da anni considerando che era di 213 euro nella media 2008-2012. Dopo undici anni di riduzione del volume premi, nel 2023 questo aggregato è aumentato del 4,3%. Questa crescita, ha proseguito Farina, è spiegabile con la dinamica inflazionistica che si è riflessa sul costo dei risarcimenti. Ed è stata peraltro inferiore a quella media degli altri Paesi europei. Secondo i dati Ania le polizze per la copertura della responsabilità civile auto nella media degli anni 2008-2012 erano più costose di 213 euro rispetto alla media di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Nel 2015 il divario si era ridotto a 138 euro, per poi scendere ulteriormente alla fine del 2023 a 36 euro.
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