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L’outlook sul settore resta stabile. Ma recessione, guerre e immobiliare minano la qualità degli attivi. Per gli istituti italiani contesto sfidante: un deterioramento significativo è però “improbabile”
Il 2024 si preannuncia un anno impegnativo per le banche globali, istituti italiani compresi. Se infatti solida capitalizzazione, aumento della redditività e buona qualità degli attivi garantiscono ancora al settore un outlook stabile, le deboli prospettive economiche del prossimo anno promettono di complicare il quadro. Parola di S&P, che nella sua view per i prossimi dodici mesi segnala rischi in aumento.
Nel report, gli analisti dell’agenzia di rating statunitense segnalano che al 31 ottobre scorso il 79% degli outlook dei rating bancari era stabile. Nel 2024, però, una crescita attesa in affanno potrebbe mettere a dura prova i volumi di attività, la qualità degli attivi e le condizioni di finanziamento. A controbilanciare le minacce, secondo gli esperti guidati dal credit analyst Gavin Gunning, c’è il fatto che gli utili della maggior parte delle banche continueranno a beneficiare dei tassi d’interesse elevati.
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Recessione, guerre e immobiliare i principali rischi
Tra i peggiori pericoli che potrebbero materializzarsi per il settore, S&P cita (pur non considerandolo lo scenario di base) un possibile marcato deterioramento delle condizioni economiche in Europa, Stati Uniti e Cina, con l’inflazione che rimane elevata. Pesano poi anche le due guerre in corso in Ucraina e Medioriente, che comportano rischi di spillover. Sorvegliati speciali restano pure i mercati immobiliari commerciali, che stanno registrando un calo della domanda e dei prezzi soprattutto negli Stati Uniti e in Cina ma anche in alcuni Paesi europei. “Le relative perdite, sebbene affrontabili, si faranno sentire per alcuni anni”, avvertono gli analisti. Infine, Gunning e colleghi continuano ad attendersi una crescente divergenza del credito. “La pressione sarà più marcata per le istituzioni finanziarie non bancarie (Nbfi) e per le realtà con profili di finanziamento deboli o direttamente esposte al rischio geopolitico”, precisano.
Sulle banche italiane peserà il rallentamento dell’economia
Quanto agli istituti italiani, l’agenzia di rating avverte che la maggiore resilienza dimostrata quest’anno verrà ulteriormente messa alla prova nel 2024. Le perdite di credito infatti aumenteranno, anche se probabilmente meno di quanto previsto in precedenza. Inoltre le differenze tra le banche diventeranno sempre più evidenti. Nello scenario di base di S&P, l’attività tricolore frena ma senza cadere in recessione. “Condizioni di finanziamento più restrittive e prospettive di crescita più pessimiste in Europa porteranno a un ulteriore rallentamento dell’economia tricolore, con il Pil in crescita dello 0,7% prima di un rimbalzo a circa l’1,3% nel 2025”, si legge. In questo quadro, è però “improbabile” un deterioramento significativo della qualità degli attivi.
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Gli analisti ricordano infine che lo stock preesistente di esposizioni deteriorate (Npe), al netto degli accantonamenti, rappresentava un valore storicamente basso dell’1,5% a giugno. “Tuttavia, prevediamo che la qualità degli attivi si normalizzerà, con perdite su crediti in aumento fino a circa 70-80 punti base nel 2024, al di sotto delle nostre precedenti aspettative di circa 100 punti base”, concludono.
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