L’economia cresce dello 0,4% a marzo e dello 0,6% nel trimestre, interrompendo il filotto di due contrazioni consecutive. Hunt festeggia ma, per gli esperti, il Paese non è ancora fuori dalla crisi. Dubbi sulla BOE
Il Regno Unito si scrolla finalmente di dosso la recessione. A marzo l’economia di Sua Maestà è infatti cresciuta dello 0,4% dallo 0,2% del mese precedente, superando ampiamente le stime di mercato e facendo registrare un +0,6% su base trimestrale dopo una striscia negativa che durava da settembre dell’anno scorso. Un risultato che rinforza la posizione del premier conservatore Rishi Sunak in vista delle elezioni di fine anno ma non sembra poter ribaltare le sorti del Paese né incidere più di tanto sulle decisioni politica monetaria della Bank of England. Anche se alcune posizioni emerse dal board lasciano qualche margine per un taglio a giugno.
Spinta da servizi e manifattura. Ma l’edilizia arranca
Secondo l’analisi dei dati pubblicata il 10 maggio dall’Office for National Statistics (Ons), l’equivalente dell’Istat italiano, il Pil del periodo gennaio-marzo ha subito l’espansione più significativa registrata dalla fine del 2021. Tanto da sorprendere sia gli economisti, che si attendevano un più modesto 0,4%, sia la stessa BOE, che alla vigilia della rilevazione ha mantenuto invariati al 5,25% i tassi pur prevedendo inflazione in calo nei prossimi mesi e un ulteriore miglioramento del quadro macro. A favorire la crescita del Paese è stata soprattutto una buona performance dei servizi (+0,7%) e della manifattura (+0,8%) mentre il comparto dell’edilizia continua a risentire del caro mutui figli dei rialzo dei tassi di interesse. “Le notizie di oggi dimostrano che l’economia ha voltato pagina”, ha scritto Sunak sul suo profilo X riferendosi alla recessione tecnica che aveva colpito il Paese nella seconda metà del 2023, quando il Pil aveva subito due contrazioni consecutive dello 0,1% e dello 0,3%. “Sappiamo che le cose sono ancora difficili per molte persone ma il piano sta funzionando e dobbiamo seguirlo”, ha poi aggiunto il primo ministro. Un’opinione non condivisa però da buona parte degli analisti, secondo i quali è troppo presto perché Londra possa cantare vittoria.
Variazione % del Pil Uk negli ultimi quattro trimestri. Fonte: Ons
I gestori: “Troppo presto per cantare vittoria”
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Tra chi sostiene cheil Paese di Sua Maestà non possa ancora considerarsi del tutto fuori pericolo c’è ad esempio Richard Flax, direttore degli Investimenti di Moneyfarm. “Nei prossimi mesi ci si attende una ripresa modesta e un dato annuale piatto”, ha detto, sottolinenenado come la scenario britannico sia caratterizzato da “tassi d’interesse ancora elevati e che continueranno probabilmente a pesare sul bilancio finanziario tanto delle famiglie quanto delle imprese”.
Yael Selfin, capo economista di Kpmg
Una view condivisa da Yael Selfin, capo economista di Kpmg, che ha sottolineato come l’economia britannica resti la più lenta del G7 a riprendersi dalla pandemia dopo quella della Germania. “Se l’inflazione in calo e gli aumenti salariali dovrebbero riparare parte dei danni ai redditi delle famiglie e sostenere i consumi”, ha infatti precisato l’esperto, “il miglioramento del Pil sarà ancora limitato dalla debolezza della produttività e dalle scarse prospettive occupazionali”. Da qui la previsione della società, che stima un aumento annuo non superiore all’1%. Si tratta peraltro di un dato coerente con quello formulato recentemente dall’Ocse, che prevede una crescita di appena l’1% anche nel 2025. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha di fatti ridotto le previsioni di espansione 2024 dallo 0,7% allo 0,4%, spiegando che i tassi d’interesse e l’inflazione elevata continueranno frenare la produzione.
Ruth Gregory, economista di Capital Economics
Ruth Gregory, economista di Capital Economics, intravede criticità molto simili a quelle dei colleghi. “L’aumento sorprendentemente forte del Pil di marzo è stato il quarto in cinque mesi e ha dimostrato che la ripresa ha preso slancio più rapidamente di quanto si pensasse”, ha detto, “ma l’economia è aumentata solo marginalmente rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso e quindi di dimostra ancora piuttosto debole”.
Stephen Payne, portfolio Manager di Janus Henderson
Quanto alle future mosse della BOE, gli analisti di Ebury ritengono che i dati sul Pil abbiano avuto un impatto modesto sui tassi d’interesse. “I mercati continuano ad assegnare poco più di un 50% di possibilità di un primo taglio a giugno”, ha dichiarato, aggiungendo che i dettagli del comunicato Ons sono tali da non poter cambiare drasticamente le prospettive di politica monetaria. Secondo Stephen Payne, portfolio manager di Janus Henderson, c’è invece spazio per un taglio dei tassi a giugno e per altri a seguire. “La notizia più importante è che la ripartizione dei voti si è spostata”, ha infatti spiegato l’esperto, sottolineando come ora siano il vicegovernatore dell’istituto e un altro membro a votare per l’allentamento immediato mentre sette rimangono in attesa. Il tutto senza dimenticare le dichiarazioni dell’istituto secondo le quali “i rischi di persistenza dell’inflazione si stanno riducendo”.
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