La quinta edizione dell’Osservatorio Edufin di Pictet AM dal titolo ‘Il futuro non attende’ fotografa il rapporto complesso tra italiani, risparmio e investimento, tra ansia finanziaria e disorientamento informativo
‘Il futuro non attende’: è questo il titolo e il messaggio centrale della quinta edizione dell’Osservatorio Edufin, promosso da Pictet Asset Management in collaborazione con FINER Finance Explorer, che evidenzia come l’urgenza di una maggiore consapevolezza finanziaria non sia più rinviabile. Nel 2025, in un contesto dominato dall’incertezza geopolitica, gli italiani si confermano risparmiatori diligenti, ma investitori timidi. Una prudenza che, nel tempo, rischia di trasformarsi in un costo per effetto dell’erosione dei risparmi causato dall’inflazione.
Secondo la ricerca, oltre il 90% degli italiani si interessa di finanza: un dato in crescita rispetto al 76% del 2021. Un segnale positivo, sostenuto anche dalla crescente attenzione dei più giovani: oltre la metà della GenZ desidera aumentare le proprie competenze finanziarie. Tuttavia, tra interesse e azione si apre un divario profondo, alimentato da ansia finanziaria, mancanza di punti di riferimento e scarsa fiducia nelle fonti.
Interesse per la finanza: la notizia è che interessa a tutti!
Daniele Cammilli, head of Marketing di Pictet Asset Management
“Viviamo un’epoca di sfide e incertezze, che impone una nuova alfabetizzazione finanziaria. I mercati sono più complessi e volatili, e il caro vita condiziona la capacità di risparmio con regolarità. In questo scenario, il rischio è che la paura prenda il sopravvento e ostacoli una corretta pianificazione finanziaria” ha dichiarato Daniele Cammilli, head of Marketing di Pictet AM.
Ansia, paura e disorientamento: ostacoli a una finanza consapevole
Nel 2025, il 73% degli italiani dichiara di soffrire di ansia finanziaria. Il sentimento dominante è la paura (68%), alimentata dalla difficoltà di trovare un referente affidabile (44%) o di comprendere temi e strumenti finanziari. In questo contesto, gli investimenti restano focalizzati su strumenti percepiti come sicuri: obbligazioni (49%) e liquidità (19%) dominano i portafogli, mentre l’azionario si ferma all’8%.
Ostacoli nell’approfondimento: cresce la mancanza di contenuti e di referenti (totale campione)
Questa tendenza è più marcata tra i più giovani, nonostante siano i soggetti con l’orizzonte temporale ideale per esporsi al rischio azionario: gli under 40 detengono il 25% del portafoglio in liquidità, mentre gli over 55 si mostrano più aperti alle azioni. Un vero paradosso che riflette il loss aversion bias, ovvero la tendenza a temere le perdite più di quanto si desiderino i guadagni.
“Solo un buon livello di alfabetizzazione finanziaria consente di gestire in modo equilibrato l’emotività legata alle scelte economiche” ha commentato Cammilli. “Purtroppo, senza guida e senza contenuti di qualità, la paura continua a condizionare le decisioni, spingendo verso il breve termine e ostacolando la costruzione di ricchezza nel lungo periodo.”
La ricerca di fiducia tra social, IA e consulenza
Il canale di informazione finanziaria più utilizzato oggi è rappresentato dai social network, con una crescita del 15% negli ultimi quattro anni. Instagram guida tra i giovani, ma non solo. A sorprendere è anche la fiducia crescente verso fonti informali: il 31% si fida dei social per ricevere consigli finanziari, un dato in netto aumento rispetto al 2% del 2021. Anche l’intelligenza artificiale (IA) inizia a entrare nella dieta informativa: il 62% del campione la utilizza regolarmente, anche se solo il 12% la considera affidabile in ambito finanziario.
Social utilizzati per consigli sulla finanza: svetta Instagram, cresce TikTok
Nonostante questi trend, la scuola e i docenti sono indicati dal 66% come i principali soggetti responsabili dell’educazione finanziaria, seguiti da istituzioni pubbliche (47%) e consulenti finanziari (34%). Tuttavia, il 45% pensa che l’educazione finanziaria debba iniziare solo all’università o all’indipendenza economica, quando forse è già troppo tardi.
Il paradosso del lungo termine e il ruolo dei gestori
Il 52% degli italiani riesce a risparmiare, ma senza una pianificazione regolare. Il risparmio è destinato soprattutto a emergenze e sicurezza, mentre la previdenza complementare resta marginale: l’82% non la considera uno strumento utile a garantire stabilità futura. Invece, il 56% confida ancora in pensioni pubbliche o eredità familiari. Una forma di ‘delegazione passiva’ del proprio destino economico che evidenzia la fragilità di lungo termine.
Nicola Ronchetti, ceo di Finer Finance Explorer
“Risparmiare senza investire significa solo rimandare le scelte”, ha sottolineato Nicola Ronchetti, CEO di FINER, “e rischia di trasformarsi in una perdita reale di valore nel tempo. L’educazione finanziaria, in questo contesto, è uno strumento fondamentale per colmare il gap tra interesse e azione.” L’edizione 2025 della ricerca fotografa quindi un’Italia che ha voglia di capire, ma non sa sempre da dove cominciare. Il 43% del campione dichiara di non riuscire a trovare contenuti o referenti affidabili: una crescita significativa rispetto al 22% del 2021.
“Come gestori abbiamo un ruolo sociale, oltre che finanziario”, ha concluso Cammilli”, e dobbiamo fornire strumenti, contenuti e percorsi che accompagnino ogni generazione a costruire il proprio benessere futuro.”
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Sarah Holden, senior director di ICI, spiega perché in America il coinvolgimento dei giovani nei fondi comuni supera il 50% contro il 15% dell’Italia. Al centro del divario i piani pensionistici volontari, che rappresentano il principale canale d’accesso agli investimenti e sostengono anche il boom degli ETF
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