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Il venture capitalist ritiene che la sostenibilità sia una sorta di paravento per giustificare determinate scelte di investimento su base opportunistica. Mentre per il Ceo di Tesla le norme in merito sono “talmente contorte da rasentare la follia”
La sostenibilità è un paravento ipocrita per giustificare determinate scelte di investimento, con regole così assurde che andrebbero cancellate. L’insolita – e controcorrente – provocazione arriva da due famosi investitori e imprenditori, il venture capitalist Marc Andreesseen, fondatore di Andreesseen Horowitz, e il Ceo di Tesla, Elon Musk.
Su Twitter, Andreessen – che è molto presente e attivo sulla piattaforma social – ha condiviso un articolo di Reuters relativo a una nota di Citigroup, secondo cui, dopo lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, è probabile che investire in difesa diventerà sempre di più un concetto compatibile con la filosofia di investimento Esg, come strumento per mantenere la pace e la stabilità. “I recenti eventi in Europa, pensiamo, aumenteranno in modo significativo la probabilità di inclusione della difesa nella tassonomia sociale dell’Ue”, hanno dichiarato gli analisti di Citigroup.
Andreessen ha commentato sostenendo che il piano è che “i fondi Esg investiranno in società di difesa per produrre le armi necessarie per combattere le guerre contro i regimi ostili da cui acquistiamo energia, perché i fondi Esg non investiranno in aziende dell’energia”. Insomma, parrebbe che secondo l’investitore il concetto di sostenibilità serva a giustificare lo stop agli investimenti in energia verso un regime ostile, e allo stesso tempo l’acquisto di armi per combatterlo, su base opportunistica.
L’affermazione è stata apprezzata da Musk, che ha twittato in risposta che “le regole Esg sono talmente contorte da rasentare la follia”. E, successivamente ha aggiunto che “se non saranno aggiustate, le regole andrebbero cancellate”.
Nei giorni successivi, Andreesseen ha rincarato la dose, con dei tweet tanto sintetici quanto eloquenti: in riferimento ad alcuni articoli relativi al presunto sfruttamento delle istanze ambientaliste da parte della propaganda russa, per screditare in Occidente fonti energetiche quali il nucleare e i gas di scisto, il venture capitalist ha scritto, a più riprese: “Esg=Fsb”. Paragonando, dunque, le regole sugli investimenti sostenibili all’attività del Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa, l’organizzazione erede del vecchio Kgb.
Andreesseen è un personaggio molto seguito e molto noto nel venture capital: l’investitore, noto anche come coautore del browser Mosaic, come cofondatore di Netscape Communications Corporation e per aver creduto e finanziato nelle prime fasi di vita (la cosiddetta “fase seed”) società come Facebook, Twitter e Pinterest. Con Andreesseen Horowitz, che ad agosto 2021 aveva oltre 18 miliardi di dollari in gestione, sostiene centinaia di aziende innovative, ma non è particolarmente attivo nel climate tech o nelle innovazioni a sostegno della sostenibilità: il suo focus è soprattutto su digitalizzazione, Internet, software, consumi e healthcare. Anche nell’attuale crisi energetica, non risultano sue particolari prese di posizione a favore della spinta su rinnovabili o idrogeno, al contrario: per Andreesseen, “dobbiamo costruire 1000 impianti nucleari di nuova generazione negli Usa e in Europa, adesso”.
Quanto a Musk, le esternazioni contro l’Esg appaiono da una parte piuttosto inedite, considerato che l’anno scorso si era addirittura espresso sulla sostenibilità ambientale del processo di “mining” del bitcoin, auspicando l’adozione di energia prodotta da rinnovabili per il processo di creazione della criptovaluta, un’attività notoriamente “energivora”. E poco prima aveva addirittura sfidato le Nazioni Unite a mostrargli come avrebbe potuto mettere fine alla fame del mondo con la sua ricchezza. Ma d’altra parte, il Ceo di Tesla non è invece nuovo a uscite (a mezzo social) particolarmente controverse: nel 2018 è stato indagato dalla Sec per aver detto di avere messo da parte i fondi per preparare il delisting di Tesla, mentre in tempi più recenti il tycoon sudafricano ha affossato a colpi di tweet le quotazioni del bitcoin, e, sempre su Twitter, ha chiesto ai suoi follower se fosse il caso di vendere il 10% della società.
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