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Nuovo maxi rialzo da 75 pb. Powell non esclude di rallentare il ritmo della stretta, ma avverte che il picco finale dei tassi sarà più alto. Tonfo di Wall Street
Ancora un maxi rialzo e una Fed in modalità falco, nonostante l’apertura verso un possibile rallentamento del ritmo della stretta. La banca centrale americana tira dritto e, come atteso, ha annunciato un aumento del costo del denaro di 75 punti base, il sesto ritocco consecutivo da inizio anno e il quarto di seguito di tale entità, portando i tassi di interesse ai massimi dal 2008, fra il 3,75% e il 4%.
La guerra all’inflazione, che lo scorso settembre si è confermata a livelli da allarme rosso, continua quindi spedita, anche se dal Fomc sono arrivate le parole che i mercati stavano aspettando, e cioè che è possibile un rallentamento del ritmo dei ritocchi. Nel comunicato finale si legge infatti che “gli attuali rialzi saranno appropriati per raggiungere una politica monetaria sufficientemente restrittiva per riportare l’inflazione al 2%”, ma anche che nel “determinare i futuri aumenti si terrà in considerazione la complessiva stretta della politica monetaria, i ritardi con cui la politica monetaria ha effetto sull’attività economica e l’inflazione e gli sviluppi economici e finanziari”.
Una precisazione, quest’ultima, immediatamente interpretata come un segnale che la Federal Reserve è intenzionata a rallentare, proprio come auspicato da molti, previsto dalla maggior parte degli osservatori e preannunciato dal Wall Street Journal. E che ha spinto Wall Street a passare in positivo dopo una mattinata in calo, con il rendimento del Treasury decennale che è scivolato al 3,98% dal 4,03% precedente alla decisione e quello del biennale giù al 4,44% dal 4,52%.
I festeggiamenti sono però durati pochissimo, fino alla conferenza stampa del presidente Jerome Powell, che ha chiarito le intenzioni del Fomc e non si è mostrato per nulla intimorito dalle tante critiche che la sua cura da cavallo sta attirando.
Se il possibile rallentamento è stato infatti confermato, il presidente ha però precisato che i tassi d’interesse dovranno raggiungere un livello più alto del previsto per frenare la corsa dei prezzi. Abbastanza per far tornare il listino Usa in territorio negativo e chiudere in pesante calo, con il Dow Jones a -1,55%, il Nasdaq a -3,36% e lo S&P 500 a -2,51%.
“Siamo fortemente determinati a riportare l’inflazione al 2% e abbiamo gli strumenti per farlo”, ha detto Powell, chiarendo che è “molto prematuro” pensare a una pausa e che il mercato del lavoro resta molto forte mentre l’indice dei prezzi si è rivelato ancora una volta più alto delle attese. “Abbiamo bisogno di vedere l’inflazione calare in modo significativo”, ha ribadito Powell, sottolineando comunque che un rallentamento della velocità dei rialzi si sta avvicinando e “potrebbe essere alla prossima riunione o a quella dopo”.
A un certo punto “sarà appropriato rallentare la velocità degli aumenti, ma ancora abbiamo della strada da fare”, ha avvertito Powell, spiegando che per l’economia mondiale è chiaramente un momento difficile, con riferimento in particolare all’elevata inflazione in Europa e al rallentamento della crescita in Cina. “Nessuno sa se ci sarà una recessione, e se sì quanto profonda”, ha aggiunto, ammettendo che il sentiero per centrare un soft landing si è ristretto.
Ma il presedente della Fed non ha mostrato incertezze: l’obiettivo del 2% può essere raggiunto solo “nel tempo, con determinazione e pazienza”. E se la stretta dovesse rivelarsi troppo decisa “abbiamo gli strumenti per sostenere l’economia”.
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