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In occasione del terzo anniversario del fondo Invesco Metaverse and AI, il portfolio manager riflette con FocusRisparmio sull’evoluzione del settore e sulla strategia d’investimento della casa per intercettare le opportunità industriali e consumer più promettenti in campo tecnologico
Lanciato in un momento di massimo entusiasmo attorno al termine metaverso, il fondo Invesco Metaverse and AI ha attraversato tre anni interessanti e illuminanti. Tony Roberts, gestore del fondo, ripercorre i passaggi principali di questo percorso: da alcune difficoltà iniziali legate ad utilizzo improprio del termine metaverso in ambito consumer, fino al consolidamento di una strategia che ha integrato (anche nel nome) il focus sull’intelligenza artificiale e sulle sue applicazioni industriali più avanzate. Un’evoluzione che ha portato il fondo a distinguersi per performance e approccio selettivo, mantenendo un occhio attento alle reali potenzialità dei modelli di business tecnologici.
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Il fondo ha recentemente compiuto tre anni. Come descriverebbe il percorso compiuto finora?
Il lancio del fondo è avvenuto in piena ondata di entusiasmo per il metaverso. Ma presto il termine ha iniziato a perdere fascino, anche per colpa di episodi come il selfie-avatar di Mark Zuckerberg davanti alla Tour Eiffel pubblicato nel 2022. L’accezione più comune si è fossilizzata sul lato consumer del metaverso suscitando timori legati a un uso isolante della tecnologia, mentre la nostra visione si è sempre concentrata sulle applicazioni industriali. I numeri dicono che il fondo ha sovraperformato in modo netto rispetto al mercato nei tre anni dal lancio e questo a riprova del fatto che le opportunità per i gestori attivi erano bene presenti nel settore e lo sono tuttora.
Qual è il razionale dietro il cambio di nome del fondo che ha aggiunto un’esplicita indicazione all’AI nel 2024 e cosa significa per la strategia di investimento?
Il nome è stato modificato per riflettere meglio il ruolo centrale dell’intelligenza artificiale. Abbiamo sempre avuto quattro pilastri per la nostra strategia di investimento: potenza di calcolo, connettività, intelligenza artificiale e realtà virtuale. L’AI ha avuto un’accelerazione grazie a tecnologie come ChatGPT, spingendo anche gli investimenti in computing power. I titoli scelti nel contesto metaverso sono quasi gli stessi che si selezionerebbero in ambito AI, e quindi l’aggiunta è coerente sia dal punto di vista fondamentale che da quello di comunicazione.
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Nvidia rappresenta un caso emblematico, anche da un punto di vista di continue valutazioni record. Come si spiegano i suoi numeri?
Nvidia è diventata il simbolo dell’intersezione tra metaverso e AI. I suoi chip grafici, progettati per il rendering di poligoni, utilizzano moltiplicazioni matriciali, lo stesso principio matematico alla base dei large language model. Senza modifiche, possono essere quindi impiegati anche in ambito intelligenza artificiale. Questo rende Nvidia un player centrale, insieme all’intera supply chain dei semiconduttori e delle infrastrutture legate ai data center.
Quali sono le applicazioni industriali più promettenti?
Il concetto di “digital twin” è oggi tra i più rilevanti e in fondo si tratta di un sinonimo di metaverso. Rolls-Royce, ad esempio, replica digitalmente ogni motore aeronautico prodotto, monitorando in tempo reale le sollecitazioni e ottimizzando gli interventi di manutenzione. Lo stesso vale per le turbine eoliche offshore o le linee di produzione BMW. Le simulazioni su piattaforme come Omniverse di Nvidia permettono di ottimizzare processi complessi e ridurre i costi operativi, portando benefici concreti in termini di efficienza alle aziende che li utilizzano. Parliamo di decine di punti percentuali di costi risparmiati e questo ci fa capire perché si sia disposti a investire in modo massiccio in questo comparto, spingendo verso continui massimi le valutazioni delle aziende che ne fanno parte.
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Come viene gestito il rischio di sopravvalutazione dei titoli tecnologici?
A differenza di altri fondi tematici, noi non pesiamo i titoli in base alla “purezza tematica”. Dopo il raggiungimento di una quota minima del 10% di esposizione al tema, applichiamo un approccio fondamentale: costruzione di un modello di utili a tre anni, attribuzione di multipli sensati e selezione dei titoli che offrono ritorni attesi a doppia cifra. Questo ci consente di mantenere una posizione più conservativa e di evitare di essere costretti ad esporci a titoli più speculativi.
Quali implicazioni ha lo scenario geopolitico sul portafoglio?
l concetto di “splinternet”, ovvero la divisione in due supply chain (anche digitali) distinte (una occidentale e una cinese), rappresenta una sfida per i prossimi anni ma anche un’opportunità. Emergono nuovi campioni locali e il nostro fondo, sottopesato negli USA rispetto all’indice, beneficia di una maggiore esposizione a società asiatiche. Questo aiuta anche a smorzare la volatilità e ampliare l’universo investibile.
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Quali settori o aree geografiche si sono rivelati più performanti?
Nell’ultimo trimestre, i videogame hanno beneficiato della catena di distribuzione digitale che li rende potenzialmente esenti dal progetto di applicazione di dazi su scala globale da parte dell’amministrazione Trump. Nel lungo periodo, ci aspettiamo molto dalle società di consulenza IT e software che faciliteranno l’adozione dell’AI nelle imprese. Un esempio italiano in tal senso è Reply, ben posizionata per una decisa espansione in Europa e oltre.
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