Secondo gli Institutional Investor Indicators di State Street, ad ottobre è aumentato il sovrappeso sulle azioni USA ed è calata la domanda di equity cinese. Pressoché invariata la propensione al rischio
Propensione al rischio pressoché invariata, sovrappeso sulle azioni USA, modesto aumento della liquidità e piccola riduzione dell’esposizione all’equity cinese. Gli investitori istituzionali sono arrivati pronti all’appuntamento con le elezioni presidenziali americane di inizio novembre: lo certificano gli State Street Institutional Investor Indicators relativi al mese di ottobre, che mostrano una serie di aggiustamenti nell’asset allocation.
Il mese scorso l’indice che misura la propensione al rischio è rimasto positivo a quota 0,18, registrando solo una leggera riduzione rispetto al valore di 0,27 segnato a settembre. Gli indicatori delle partecipazioni mostrano poi che le allocazioni azionarie da parte degli investitori a lungo termine sono diminuite di 39 punti percentuali, attestandosi al 52,7%. Di contro, quelle in liquidità sono aumentate in misura analoga (42 punti percentuali), raggiungendo il 19,2%, mentre sono rimaste sostanzialmente invariate le partecipazioni al reddito fisso.
Più equity USA, meno Treasury
Michael Metcalfe, head of Macro Strategy di State Street Global Markets
“Per gli investitori a lungo termine il mese di novembre si è aperto con la più alta allocazione azionaria prima di un’elezione mai registrata da due decenni a questa parte, quindi erano ben posizionati per la reazione inizialmente positiva del mercato all’esito del voto”, spiega Michael Metcalfe, head of Macro Strategy di State Street Global Markets. L’esperto fa anche notare come, in ambito azionario, gli istituzionali continuino a sovrappesare le azioni statunitensi rispetto a quelle europee e a quelle dei mercati emergenti. “Questo fa sì che siano ben posizionati anche di fronte alle potenziali implicazioni negative dei dazi statunitensi, qualora venissero applicati”, evidenzia.
Le partecipazioni in titoli obbligazionari erano invece già a livelli storicamente bassi, ma la domanda di Treasury a lunga scadenza ha subito una forte oscillazione in ottobre, con un calo della domanda nel corso del mese che ha toccato i minimi da quattro anni. “Con la sostenibilità fiscale sempre più al centro dell’attenzione dei media e del mercato, questo sarà un comportamento importante da monitorare nel 2025”, avverte Metcalfe.
Occhio ai Gilt
Sul fronte dei Gilt britannici, i flussi sono stati positivi per gran parte del mese, quindi, come sottolinea l’esperto, gli investitori si sarebbero trovati dalla parte sbagliata rispetto alla forte impennata dei rendimenti successiva al bilancio del Regno Unito. “Osservare l’evoluzione della domanda di Gilt da parte degli istituzionali nei prossimi mesi, nel periodo successivo al bilancio, sarà fondamentale per valutare se la questione della sostenibilità fiscale si aggraverà ulteriormente”, osserva.
Quanto alle valute, dopo aver esitato sulle loro partecipazioni nel dollaro durante l’estate, gli investitori a lungo termine avevano solo un modesto sovrappeso prima delle presidenziali. Un quadro che, per Metcalfe, suggerisce un ampio spazio potenziale per il superamento del biglietto verde in risposta al risultato. Infine, la domanda estera di azioni cinesi ha raggiunto il massimo da tre anni a metà ottobre, ma ora sta iniziando a diminuire gradualmente. “Gli investitori dovranno soppesare la minaccia di potenziali dazi statunitensi rispetto alla probabilità di ulteriori stimoli da parte di Pechino”, conclude l’esperto.
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