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Indagine XTB-YouGov: il 75% non ha investito nell’ultimo anno. Pesano la scarsa alfabetizzazione finanziaria, la mancanza di capitale e la sfiducia negli addetti ai lavori. Molti però lo farebbero se avessero consigli affidabili e informazioni chiare
Quando si parla di investimenti, gli italiani continuano a farsi guidare dalla pancia più che dalla testa. È l’emozione infatti a prevalere in quel 28% di connazionali che dichiara di non impiegare i propri risparmi per paura di perdere soldi. Lo certifica un’indagine di XTB, condotta da YouGov, che mostra come a far da freno ci siano, prima che il disinteresse, la scarsa alfabetizzazione finanziaria, la mancanza di capitale iniziale e una generale sfiducia negli esperti del settore. Con un cospicuo 26% convinto che nulla potrà mai convincerlo ad approcciarsi ai mercati. In tanti, però, inizierebbero se avessero consigli affidabili e informazioni chiare.
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Tre su quattro non hanno investito nell’ultimo anno: ecco perché
Dallo studio emerge che tre italiani su quattro (75%) non hanno effettuato alcun investimento nei mercati finanziari nell’ultimo anno, confermando un ‘ritardo culturale’ rispetto a questa scelta di gestione del risparmio. La motivazione principale è di natura concreta: il 41% indica, infatti, di non avere un capitale iniziale sufficiente. Tuttavia, accanto alla dimensione economica, spicca un elemento psicologico, visto che quasi uno su tre (28%) teme di perdere i propri soldi. La percezione che l’investimento sia ‘un affare per chi ha già molto’ è confermata anche dal fatto che molti legano la possibilità di mettere a frutto il denaro a un improvviso incremento delle risorse disponibili. Il 24% afferma infatti che inizierebbe a farlo solo in caso di vincita importante, come una lotteria o un’eredità, mentre il 16% si deciderebbe solamente in presenza di un aumento di stipendio o di un reddito extra. In sostanza, quindi, gli italiani ritengono la loro attuale condizione economica come minima e non intendono rischiare di comprometterla.
La sfiducia nel ‘sistema’ e il bisogno di consulenza
Altro elemento importante è il deficit di fiducia verso gli attori del sistema. Tra le ragioni indicate dai non investitori emergono, infatti, la mancanza di stima nei broker e nelle istituzioni finanziarie (15%), la convinzione che investire sia solo un gioco d’azzardo (12%) e la preferenza per soluzioni considerate più tradizionali, come i conti di risparmio o gli immobili (20%) o ancora, in misura minore, ‘il materasso’ (5%). Esiste tuttavia una quota significativa di cittadini che potrebbero essere potenzialmente attivabili tramite leve informative e di contesto: il 10% indica infatti che inizierebbe a investire se avesse di informazioni più chiare e trasparenti, mentre il 9% cambierebbe idea se disponesse di consigli affidabili provenienti da una persona di fiducia. Un dato che conferma il ruolo chiave della chiarezza informativa e della consulenza di qualità.
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Gli irriducibili
Non è da sottovalutare, infine, il gruppo di ‘irriducibili’, cioè quel 26% che non investirebbe mai. Questo dato, conclude l’indagine, testimonia infatti una sfiducia profonda, o una totale disaffezione verso i mercati, “che rende ancora più urgente un lavoro di lungo periodo su educazione finanziaria, comprensione del rischio e consapevolezza degli strumenti disponibili”.
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