L’inflazione britannica di agosto rafforza i falchi: preoccupano i prezzi dei servizi. Occhi puntati su come voteranno i membri dello MPC. I mercati vedono due riduzioni da 25 punti base entro fine 2024
Si rafforza l’ipotesi di una pausa per la Bank of England. Ad agosto l’inflazione britannica è infatti rimasta stabile ma l’indice dei servizi ha mostrato comunque una sgradita accelerazione, spingendo gli investitori a ridurre le loro scommesse su un imminente taglio dei tassi dopo quello di agosto. Una dinamica che lascia pochi dubbi anche ai gestori, soprattutto considerando che lo stesso governatore Andrew Bailey ha avvertito di voler procedere con cautela a causa di una crescita salariale ancora preoccupante.
Il mese scorso l’indice dei prezzi britannico è dunque aumentato del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2023, in linea sia con il dato di luglio sia con le stime degli analisti. La crescita mensile è stata invece dello 0,3%, dopo il -0,2% del mese precedente, come da consensus. Anche l’inflazione core ha rispettato le attese, salendo a livello tendenziale del 3,6% dal 3,3% di trenta giorni prima e dello 0,4% dallo 0,1% su base congiunturale. Osservato speciale resta però l’indicatore dei servizi, passato al 5,6% dal 5,2% di luglio e quindi più alto del 5,5% previsto. Colpa soprattutto del balzo delle tariffe aeree (+22,2%): un aumento consueto per il periodo ma mai tanto consistente, secondo l’Office for National Statistics (ONS).
Secondo taglio lontano. Ma ne arriveranno due più avanti
Keir Starmer, premier del Regno Unito
Subito dopo la pubblicazione dei dati dell’Ons, le probabilità di una sforbiciata nel corso del meeting di giovedì sono calate al 26% dal 33% della vigilia. L’attesa resta comunque di due sforbiciate da 25 punti base entro la fine del 2024, soprattutto a causa dei timori per lo stato dell’economia di sua maestà. E del fatto che il primo ministro laburista, Keir Starmer, ha derubricato il problema dei prezzi a “gestibile” e promesso più volte di essere al lavoro favorire un’accelerazione della crescita dopo gli ultimi dati stagnanti.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, evidenzia come la rilevazione sia giunta in un momento di fondamentale importanza per i mercati. E crede che Bailey alla fine manterrà il costo del denaro sull’attuale livello del 5%. “La Bank of England ha ribadito che la lotta al carovita è ancora in corso e si è premurata di ribadire che la politica monetaria dovrà rimanere restrittiva per un certo periodo di tempo affinché i rischi di inflazione continuino a diminuire verso l’obiettivo”, fa notare.
Steven Bell, chief economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments
Anche per Steven Bell, chief economist Emea di Columbia Threadneedle Investments, i tassi non verranno toccati nel corso del meeting di settembre. Solo che, dal suo punto di vista, diventa cruciale seguire con attenzione l’esito del voto del Monetary Policy Committee. “Swati Dhingra voterà senza dubbio a favore di un taglio ma, se fosse l’unica, la cosa verrebbe interpretata negativamente”, analizza, sottolineando che “7-2 sarebbe un risultato neutro mentre 6-3 uno positivo”. Per Bell, il messaggio è che la BoE sarà cauta nel ridurre i tassi e la prossima variazione sarà probabilmente di 25 punti base a novembre.
Peder Beck-Friis, economista di Pimco
Dello stesso parere Peder Beck-Friis, economista di Pimco, che ricorda come lo stesso taglio di agosto sia arrivato al photofinish e senza che la banca centrale abbia dottato un atteggiamento così dovish come altre sue colleghe. Per questo, l’esperto si aspetta la prossima sforbiciata a novembre e successivi interventi più rapidi. “La ‘sugar rush’ legata alla pandemia globale è ormai svanita e i recenti sviluppi rafforzano la nostra convinzione che l’inflazione continuerà a diminuire anche nel Regno Unito”, afferma. A dimostrazione di questa tendenza, Beck-Friis cita proprio l’attenuazione della crescita dei salari e spiega come questa costituisca un “contesto più favorevole a futuri tagli dei tassi”. Alla luce di un simile scenario, l’economista di Pimco ritiene quindi i Gilt interessanti e prevede rendimenti più bassi in futuro.
La fondatrice di Ark Invest porta il patrimonio gestito nel Vecchio Continente oltre il miliardo grazie agli ETF attivi sull’intelligenza artificiale. Ma mentre festeggia lo storico traguardo, rimodella i portafogli: fuori ROKU e Tempus AI per far spazio ad Arcturus Therapeutics e Pony.ai
A gennaio l’economia Usa ha sorpreso creando 130mila nuovi posti, il doppio di quelli attesi. Disoccupazione giù al 4,3% e salari su. Secondo i mercati, per una sforbiciata bisognerà aspettare Warsh
Con la fine del denaro facile, per le strutture singole è ora di ripensare l’asset allocation. Hedge fund, coperture azionarie e private markets le soluzioni preferite per gestire rischio e rendimento. Con un occhio all’impatto. Il report di Mercer
Volumi record, crescita fuori dalle grandi città e interesse per Living e logistica: il 2025 segna una nuova fase di maturità per gli investitori nazionali e internazionali
Per Tim Drayson, head of economics della casa di gestione, l’andamento dei metalli preziosi mostra tutti i tratti distintivi di un boom pronto a sgonfiarsi all’improvviso. Ecco perché
Stimoli economici, tassi in calo, crescita degli utili, IA: tanti sono i fattori dal monitorare nell’anno appena iniziato. Ma per il cio della società di gestione, il successo degli investitori dipenderà soprattutto da una capacità: orientarsi al lungo termine in un contesto sempre più complesso e articolato. Ecco come
Le emissioni sovrane dei Paesi industrializzati entrano in una nuova fase. Tagli dei tassi, inflazione persistente e pressioni sui conti pubblici ridisegnano il profilo rischio-rendimento, con opportunità che emergono soprattutto attraverso una gestione attiva
Consob-Cetif: piccole e medie imprese vedono la quotazione come un’opportunità. Ma spesso si trovano a fare i conti con la sottovalutazione del titolo. “Necessario aumentare la presenza di investitori istituzionali e stabilizzare strumenti come Pir ed Eltif”
La premier potrà ora mettere in pratica il suo programma di stimoli e tagli fiscali. Per i gestori l’azionario ne beneficerà, ma valuta e titoli di Stato porrebbero risentirne
La corsa alle urne voluta riaccende il “Takaichi trade”, ma gran parte delle attese è già nei prezzi. Con azioni ai massimi, valuta sotto pressione e nuovi stimoli fiscali sul tavolo, il nodo per gli investitori si sposta altrove. Dalla BoJ ai rendimenti e a possibili effetti a catena sui mercati globali, ecco l’orizzonte tratteggiato dai gestori
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio