Il primo intervento del nuovo presidente della banca centrale USA a Jackson Hole convince il chief economic adviser di Allianz. Promossa la scelta di abbandonare la forward guidance e soprattutto la riflessione sulle trasformazioni strutturali dell’economia
Mohamed El-Erian, chief economic advisor di Allianz Global Investors (Foto: Sergio Oliverio/2019/Imagoeconomica)
Jackson Hole doveva essere il primo vero banco di prova per Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve e, secondo Mohamed El-Erian, il risultato è stato all’altezza delle aspettative. Il chief economic adviser di Allianz, che prima del simposio si era augurato per il nuovo presidente della banca centrale USA un ritorno allo spirito strutturale dell’appuntamento anziché il solito focus sulla funzione di reazione, ha infatti parlato di un discorso “powerful” e capace di rispondere alle molteplici attese che lo accompagnavano. Un approccio nato dalla consapevolezza che l’inflazione, anche a causa delle prolungate tensioni in Medio Oriente e ai loro effetti sui prezzi dell’energia, resta il tema centrale.
La prima parte del discorso ha affrontato proprio i temi sui quali mercati ed economisti chiedevano maggiore chiarezza: lo stato dell’economia americana, l’equilibrio dei rischi rispetto al doppio mandato della Fed e l’impegno della banca centrale verso il target d’inflazione. Sono gli elementi che, come affermato dallo stesso El-Erian, “finiranno con ogni probabilità per dominare i titoli dei media e la lettura immediata dell’intervento”. Il tema era particolarmente sensibile alla luce dei dati disponibili prima dell’appuntamento: a luglio il PCE normale e core risultava infatti cresciuto dello 0,2% su base mensile, mentre la variazione annua si era attesta al 3,7% per l’indice generale e al 3,3% per la componente di fondo.
La forward guidance ha fatto il suo tempo
Per El-Erian, però, il passaggio più significativo del discorso è arrivato altrove. Warsh ha infatti spiegato perché, ritiene che la pratica della forward guidance abbia “esaurito la sua funzione”, esaurendo la funzione che aveva avuto negli anni precedenti. È un punto che assume particolare rilievo rispetto alle aspettative della vigilia. Una delle possibilità individuate dall’esperto di Allianz era che il nuovo presidente seguisse la strada tracciata dai suoi predecessori, utilizzando Jackson Hole per fornire al mercato indicazioni sulla propria reaction function e sulla possibile risposta della Fed ai prossimi dati. Il banchiere centrale ha invece preso le distanze da questa impostazione, mettendo in guardia anche dal rischio di quella che ha definito una “sala degli specchi”: un sistema nel quale le aspettative dei mercati finiscono per influenzare la comunicazione della banca centrale, che a sua volta modifica quelle stesse aspettative.
È tuttavia la seconda parte dell’intervento quella che, secondo El-Erian, merita maggiore attenzione. Warsh ha allargato infatti il campo alle questioni strutturali che riguardano l’economia e l’efficacia della politica monetaria, andando oltre l’orizzonte della prossima riunione del FOMC. Tra i temi affrontati c’è anche l’intelligenza artificiale, che il presidente della Fed ha inquadrato come un nuovo fattore di produzione e anche un fenomeno capace di alimentare dubbi. Non si tratta quindi soltanto di valutare l’impatto immediato dell’AI sulla produttività o sugli investimenti, ma di interrogarsi sulle conseguenze più profonde che questa trasformazione può avere sull’economia e sulla capacità della politica monetaria di operare secondo i tradizionali meccanismi. Ed è proprio questa parte del discorso che il guru considera “di gran lunga il passaggio più interessante e consequenziale”. “Se le indicazioni sull’inflazione e sul bilanciamento dei rischi sono quelle destinate a catturare maggiormente l’attenzione nell’immediato”, ha commentato, “la riflessione sulle trasformazioni strutturali potrebbe avere conseguenze molto più ampie nel tempo”.
Un primo ritratto del nuovo presidente
Alla vigilia di Jackson Hole, El-Erian aveva previsto che il tentativo di soddisfare aspettative così diverse sarebbe stato difficile e avrebbe potuto lasciare qualcuno insoddisfatto. A posteriori, il suo giudizio appare invece nettamente positivo: “Warsh ha saputo affrontare direttamente le questioni sulle quali il mercato chiedeva risposte, senza limitarsi a offrire indicazioni sulla prossima mossa della Fed”. Per l’economista, dunque, il valore del discorso non sta soltanto nella possibile traiettoria dei tassi ma “il vero segnale sul nuovo corso della Fed arriva dalla volontà di guardare oltre la prossima riunione”.
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