Un investitore su due si dice confuso di fronte alla proliferazione degli strumenti passivi. La piattaforma di investimento lancia l’ETF Selector, basato su un indice proprietario a otto parametri
Si chiama ETF Selector. È un nuovo strumento integrato nel conto trading che porta nella dashboard dell’investitore retail la metodologia di analisi e selezione degli exchange traded funds affinata in 15 anni di gestione patrimoniale. Al centro di tutto c’è il Moneyfarm Index: uno scoring proprietario da zero a dieci sviluppato dal team di asset allocation della società, che confronta oltre 1.500 indicizzati sulla base di otto parametri oggettivi e verificabili. L’obiettivo, spiega la stessa società, è rispondere a un bisogno che il mercato aveva finora ignorato: aiutare chi investe in autonomia a scegliere quello giusto tra decine di prodotti all’apparenza identici. Il lancio, d’altronde, arriva proprio mentre il mercato italiano degli strumenti passivi vive una fase di crescita senza precedenti: i sottoscrittori si attestano ormai 2,4 milioni, il patrimonio è il doppio di cinque anni fa e supera i 39 miliardi di euro, su Borsa Italiana vengono scambiati oltre 2.000 strumenti e nei primi otto mesi del 2026 se ne sono aggiunti altri 228.
Il mercato italiano ai raggi X
Fonte: Moneyfarm
Come funziona
Roberto Rossignoli, portfolio manager di Moneyfarm
Durante la conferenza stampa di presentazione, ci ha pensato il senior portfolio manager e Head of Research di Moneyfarm Roberto Rossignoli a elencare nel dettaglio gli otto parametri che vengono aggregati dall’indice: costi, volume, dimensione, spread, discount o premium rispetto al NAV, anzianità, metodo di replica e politica di prestito titoli. “Non dice se un ETF è buono o cattivo in assoluto ma se si posiziona favorevolmente rispetto ad altri strumenti alternativi e comparabili”, ha spiegato, sottolineando che il problema di oggi non è più decidere se investire in un passivo ma trovare quello giusto. Il meccanismo è quindi pensato per rispondere all’ultima, e spesso più insidiosa, tappa del processo. Per farlo, il Selector confronta gli strumenti all’interno di categorie omogenee e restituisce una shortlist basata su criteri indipendenti: un punteggio di otto su dieci significa che il prodotto si posiziona più favorevolmente di circa l’80% dei suoi comparabili, non che sia “l’80% buono” in senso assoluto. I dati alla base restano verificabili autonomamente tramite il KID dello strumento e le principali piattaforme informative, con la società ferma su un punto: non si tratta di un sostituto della consulenza finanziaria ma di una soluzione che fornisce una base oggettiva su cui costruire una decisione più consapevole, lasciando il controllo pieno delle proprie scelte.
Le variabili
Fonte: Moneyfarm
Il paradosso della marmellata
Ma perché un indice del genere dovrebbe servire davvero? Lo spiega la ricerca che Moneyfarm ha condotto sui propri clienti: più della metà degli investitori ammette di sentirsi persa di fronte all’offerta, il 51% dichiara di provare confusione nella scelta di un ETF e il 45% indica proprio nella proliferazione di prodotti troppo simili la principale difficoltà. C’è anche un esperimento di psicologia comportamentale che spiega bene il fenomeno. Nel celebre esperimento di Iyengar e Lepper, un banco con 24 varietà di marmellata attirava più curiosità di uno che ne offriva solo sei ma vendeva dieci volte meno: troppe opzioni, invece di facilitare la decisione, la paralizzano. “Ed è esattamente ciò che sta accadendo con gli ETF”, afferma da Moneyfarm l’head of Trading Alessandro Capuano: “Anche la scelta più semplice, una strategia che replica l’indice MSCI World, si trasforma in un rompicapo”. Non stupisce quindi che il 19% del campione fatichi a trovare informazioni affidabili e un altro 19% tema di sbagliare, perdendo un’occasione migliore. Così come pare del tutto naturale che solo il 14% dei fondi di categoria disponibili generi l’80% degli ordini effettivi, con gran parte dell’offerta condannata a venir ignorata. “Ma il mercato sta crescendo moltissimo e il prodotto si sposa con la trasformazione tecnologica in atto”, continua Capuano.
La complessità nasce anche dalla varietà stessa dell’universo in esame, che oggi copre quasi ogni angolo dei mercati finanziari. La stessa Moneyfarm conta infatti oltre 2300 ETF azionari, più di 1100 obbligazionari, 190 su materie prime, 89 monetari e oltre 100 su criptovalute. Un ventaglio che, unito al boom delle quotazioni, spiega perché la selezione sia diventata la vera sfida per l’investitore autonomo. “I dati della nostra ricerca confermano che il mercato italiano dei fondi a replica è esploso”, ha affermato il ceo Giovanni Daprà, “ma più scelta non ha prodotto più chiarezza”. Ecco perché la società dice di non limitarsi a fornire tecnologia: “Affianchiamo ogni investitore come farebbe un consulente, con la stessa qualità di analisi finora riservata ai grandi patrimoni”. L’ETF Selector è, per Daprà, la sintesi di questo approccio: “Quindici anni di selezione professionale, accessibili a chiunque utilizzi il conto trading”.
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