Pianificazione di lungo periodo, nuove competenze per gli advisor e un approccio consapevole al denaro: il presidente di Efpa Italia anticipa i temi del XVI Efpa Italia Meeting e racconta come la professione sta cambiando tra intelligenza artificiale e trasformazioni demografiche
Nicola Ardente. presidente di Efpa Italia
Il tempo come risorsa da valorizzare e alleato strategico, non come variabile da temere. È attorno a questo principio che ruota la sedicesima edizione dell’Efpa Meeting, in programma il 2 e 3 ottobre a Firenze. Il titolo scelto, ‘Market timing vs time in the market’, sintetizza uno dei dilemmi che ricorrono più spesso nella mente di ogni investitore: provare ad anticipare i movimenti del mercato o restare investiti con metodo e lungimiranza? Per Nicola Ardente, presidente di Efpa Italia, la risposta è netta: “Il tempo non è un rischio da gestire, ma un alleato da coltivare”. Una convinzione che acquista ancora più forza oggi, in un contesto segnato da instabilità geopolitica, inflazione persistente, transizioni energetiche e tassi d’interesse in evoluzione. “Il nostro titolo è volutamente provocatorio”, spiega, “ma la riflessione è seria: spesso si cerca il momento giusto per entrare o uscire dal mercato, mentre il vero valore nasce dal tempo che si trascorre investiti con coerenza rispetto ai propri obiettivi di vita”.
“Abbiamo voluto affiancare al titolo principale una seconda chiave di lettura: ‘Il tempo giusto, il ritmo per le nuove generazioni’. Perché oggi il confronto si gioca anche tra la velocità con cui i giovani si avvicinano ai mercati e l’importanza di trasmettere una cultura finanziaria fondata sulla pianificazione”, osserva Ardente. Un tema cruciale, anche alla luce dell’accesso sempre più facile a strumenti complessi ma spesso affrontati con leggerezza e scarsa consapevolezza. “Complici i social media e una certa mitologia della performance rapida, molti investitori si illudono di poter battere il mercato con operazioni veloci o scommesse sulle criptovalute. Ma spesso, dopo qualche delusione, si aprono finalmente all’ascolto e al confronto con un consulente certificato. Ed è proprio in quel momento che inizia il vero percorso verso una gestione consapevole del patrimonio, capace di valorizzare il tempo come fattore abilitante”.
L’importanza della consulenza patrimoniale
In questo contesto, un ruolo cruciale è svolto dalla formazione. “Il consulente oggi deve essere competente, preparato, aggiornato. E non solo sulle soluzioni d’investimento”, continua Ardente, “ma anche su fiscalità, previdenza, passaggi generazionali, immobili”. “Per questo”, prosegue, “abbiamo introdotto nuove certificazioni specifiche, come quella sul real estate, e continuiamo ad aggiornare i nostri percorsi formativi affinché siano allineati con le trasformazioni in atto”. Il tempo, in quest’ottica, è anche la leva più potente per costruire una rendita sostenibile. “È notorio che il tempo remunera il capitale ben allocato. Ma la pianificazione non può essere rigida: va costruita su misura per ciascuno, tenendo conto dell’età ma anche degli obiettivi e della composizione patrimoniale. Anche chi ha 70 anni può ragionare in un’ottica di lungo periodo, se il suo orizzonte è quello delle generazioni cui intende trasferire la propria ricchezza. È una questione di visione, non solo di anagrafe”.
Tra le sfide per i consulenti c’è anche l’evoluzione del loro ruolo, sempre più trasversale. “Oggi l’advisory deve essere olistica: non si può più pensare in compartimenti stagni. Un bravo professionista deve saper integrare asset finanziari, immobiliari, assicurativi e previdenziali. E soprattutto, deve saperli comunicare con efficacia anche a clienti molto diversi per età, aspettative e disponibilità”, sottolinea Ardente. Non basta la competenza tecnica. “Servono soft skill che ormai definire tali è riduttivo: la capacità di ascolto, l’intelligenza emotiva e relazionale sono fondamentali per instaurare un rapporto di fiducia con la persona”, aggiunge il presidente. “Anche l’intelligenza artificiale entra in questo scenario, ma come compagno di viaggio: per questo Efpa ha già introdotto una certificazione specifica. Chi non conosce una materia non può affrontarla: l’IA, come la previdenza, ci accompagnerà nei prossimi anni. Va compresa, non subita, e utilizzata come strumento anziché sostituto”.
Previdenza: la consapevolezza che manca
Un altro tema cruciale riguarda la previdenza integrativa. “In Italia la diffusione dei fondi pensione è ancora troppo bassa. Per ragioni storiche, certo”, spiega Ardente, “ma oggi non possiamo più permetterci di rinviare. Il primo pilastro sarà sempre meno sufficiente e il secondo e terzo vanno costruiti per tempo”. Non si tratta solo di promuovere un prodotto, ma di valutare ogni elemento utile a costruire una rendita: “Patrimonio finanziario e immobiliare, soluzioni previdenziali e assicurative: tutto può concorrere, se pianificato con metodo”. Serve un cambio di mentalità. “La pensione non è un problema dei soli giovani o dei soli anziani. È una responsabilità collettiva, che richiede competenze aggiornate e strumenti adeguati. E la figura del consulente può fare davvero la differenza nel guidare questo processo, anche educando a una visione più ampia del futuro e dei propri obiettivi di vita”.
Il meeting di Efpa Italia sarà l’occasione per confrontarsi su questi temi con approccio indipendente e trasversale. “Ci ritroveremo in tanti, numerosi come ogni anno, nella cornice del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino”, racconta Ardente. “Sarà un momento di scambio tra professionisti, con workshop, panel, interventi istituzionali. La community Efpa è cresciuta: siamo oltre i 12.700 certificati e, forse, per ottobre annunceremo anche la cifra tonda”. Digitalizzazione e intelligenza artificiale saranno tra i temi portanti, ma al centro ci sarà sempre la figura del consulente. “La conoscenza ci rende liberi”, conclude Ardente, “e la consulenza di qualità è oggi un presidio sociale. Il vero tema non è scegliere tra breve e lungo termine, ma cominciare subito a pianificare con consapevolezza, nel giusto ritmo e con il tempo dalla propria parte. Perché ogni percorso finanziario è anche un percorso umano, e va affrontato con responsabilità e competenza”.
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