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Come coniugare propensione al risparmio e attenzione alla diversità nel dopo-Covid? La risposta potrebbe risiedere nel valore aggiunto del pragmatismo femminile in tema di scelte finanziarie
FocusRisparmio sta pubblicando in una serie di articoli le maggiori implicazioni operative del report completo Censis-Assogestioni, che sarà divulgato esclusivamente in questa forma. Le prime due puntate (di quattro) della serie sono disponibili qui:
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Dei tanti fattori di eterogeneità che caratterizzano la popolazione italiana, la propensione al risparmio non è uno di questi. Risparmiare è infatti un’attitudine socialmente trasversale rispetto alla diversità dei cittadini in termini socio-economici, di professione svolta e territoriali. Il risparmio rimane dunque un comportamento tradizionale e consolidato degli italiani, che ha avuto una fase molto particolare con Covid-19.
Lo attesta la ricerca “Il valore della diversità nelle scelte d’investimento prima e dopo il Covid-19” realizzata dal Censis in collaborazione con Assogestioni. Lo studio è costruito a partire da sentiment, opinioni e comportamenti rilevati su un campione nazionale rappresentativo di mille cittadini con almeno 18 anni e attraverso interviste a un panel di consulenti finanziari operanti sul territorio nazionale. La rilevazione è avvenuta in due momenti, il primo nel periodo pre-Covid e il secondo a lockdown terminato.
Risparmio, questo conosciuto
La persistenza dei flussi di reddito di cui hanno beneficiato quote alte di nuclei familiari e il taglio forzoso dei consumi ha rimpinguato i risparmi disponibili di quote significative di italiani. Alcuni dati strutturali ben evidenziano diverse propensioni e capacità di generare risparmio, poiché risparmiano il 91,3% dei redditi alti, l’85,9% tra 30 e 50 mila, il 70% tra 15 e 30 mila e addirittura il 50,7% di chi ha redditi molto bassi.
Sul piano dell’impatto della diversity emerge che hanno continuato a risparmiare in periodo emergenziale il 57,5% delle famiglie, dato inferiore a quello pre Covid-19 e tuttavia rilevante, anche perché presumibilmente chi ha continuato a risparmiare lo ha potuto fare in misura più intensa, anche a causa del taglio dei consumi.
“È chiaro che la riduzione generale della quota di italiani che ha risparmiato durante l’emergenza rispetto al pre Covid-19 è poi articolata in una pluralità di dinamiche relative alle varie articolazioni sociali, in cui a contare è stata sia la continuità di entrate che la forzata contrazione delle spese per consumi”, si legge nel report.
Dal punto di vista della diversity, la ricerca conferma la maggiore propensione al risparmio degli uomini rispetto alle donne e di millennial e adulti rispetto agli anziani.
Sì, ma come viene impiegato?
Per portare allo scoperto le determinanti della diversity su alcuni aspetti rilevanti delle scelte finanziarie, Censis ha posto a tutti gli intervistati alcuni quesiti, incrociando poi le risposte con le principali variabili strutturali rilevate.
Una prima interessante verifica riguarda il rapporto con le forme degli investimenti: infatti, si è chiesto agli intervistati di indicare per eventuali risparmi la preferenza tra liquidità, strumenti finanziari e immobili”.
Ne emerge che la liquidità, che incontra la preferenza del 37,5% degli italiani, è particolarmente apprezzata da bassi redditi (46,3%) piuttosto che alti redditi (28,5%), da bassa scolarità (47,7%) piuttosto che alta scolarità (35,5%), da lavoratori esecutivi (40,6%) piuttosto che da dirigenti (30,7%), nel Sud-isole (41,5%) piuttosto che al centro-nord (34,9%).
“In definitiva”, osservano i ricercatori, “si può rilevare che il contante nei portafogli che tanto sta crescendo dalla crisi del 2008 in avanti e incontra un apprezzamento sociale trasversale, è tuttavia lo strumento a cui più guardano chi dispone di minori risorse”.
Poco conta invece il genere, con maschi (37,1%) e femmine (37,8%) che hanno una analoga preferenza alla liquidità e, per certi versi anche l’età visto che sono di più giovani (42,6%) e anziani (40,2%) ad esprimere propensione alla liquidità piuttosto che gli adulti (33,9%).
Ricorrendo a una batteria molto ampia di tipologie di investimento è possibile poi comprendere ulteriormente se e in che misura la diversity incida, enucleando eventuali connessioni tra specifiche determinanti e relativi destinazioni dei risparmi.
Debito pubblico e Titoli di Stato
Nella propensione ad investire nel debito pubblico, riguardo le variabili sociodemografiche se poco conta il genere, con uomini e donne favorevoli in quote più o meno analoghe, così come l’area geografica di residenza.
Invece, la giovane età e un livello di studio più alto determinano anche maggiore propensione ad acquistare Bot, Btp. Dal punto di vista della professione svolta e delle condizioni di reddito, maggiore propensione si rileva nei ceti intermedi, quindi tra i redditi che oscillano tra i 15.000 e i 50.000 euro annui e tra chi svolge professioni impiegatizie.
Economia reale
In particolare, l’attenzione all’investimento nell’economia reale (39,4%) in fase pre Covid-19 era particolarmente attrattivo per i maschi piuttosto che le femmine (44,5% contro 34,6%), tra i residenti del Nord-Ovest (41,8%), i dirigenti e quadri direttivi (67,3%) e a distanza gli imprenditori (47,8%), poi i laureati con quote nettamente più elevata rispetto ai livelli inferiori di scolarità (46,6% contro il 29,8%) e gli adulti e anziani (rispettivamente 40,7% e 39,6%), meno i giovani (35,8%). La sirena di destinazioni nazionali dei soldi, quindi, era solo parzialmente coinvolta dalle variabili strutturali con l’eccezione importante del titolo di studio e, in questo caso, il genere.
Soggetti responsabili socialmente e sull’ambiente
Di grande interesse è l’impatto della diversity sulla propensione a investire in aziende e fondi di investimento attente a temi quali diversity e inclusione dalla parità dei sessi, al basso impatto ambientale all’inclusione degli stranieri. E’ un trend notoriamente in crescita di attenzione, di cui va verificata la portata nel nuovo mondo post Covid-19 e che tuttavia è sulla carta intimamente legato a quanto la diversity gioca sulle scelte finanziarie.
Consulenza al femminile, segnali incoraggianti
Circa il 40% degli italiani, sulla base dell’esperienza fatta e a parità di condizioni, preferisce un consulente finanziario donna o, anche, investire in fondi e /o aziende gestite da donne.
“È un risultato significativo per l’ambito finanziario, anche capovolgendolo poiché evidenzia che in realtà vince socialmente un approccio molto pragmatico, che non agisce per preferenze di genere”, analizzano gli esperti. “Sono dati da trattare con grande delicatezza e cura poiché quello di genere è tema complesso, controverso e al contempo sentito, che gioca un suo specifico ruolo anche nelle dinamiche degli ambiti finanziari ed economici”.
Il dato più rilevante è l’incrocio della preferenza potenziale per le donne per il genere degli intervistati: infatti, la quota di donne che preferirebbe una donna alla guida delle aziende o dei fondi in cui investire o che vorrebbe un consulente finanziario donna è sostanzialmente uguale a quella degli uomini.
Così emerge un approccio femminile straordinariamente pragmatico nella gestione dei propri risparmi, che smentisce l’idea che esista uno specifico, positivo o negativo, di genere nell’esercizio delle funzioni di consulenza o di gestione delle aziende o dei fondi. D’altro canto, i laureati sono molto meno favorevoli di chi ha un più basso titolo di studio, così i giovani sono meno favorevoli degli anziani.
In sintesi: i gruppi sociali che puntano su sostenibilità e sensibilità sociale non fanno propria la logica delle quote rose o di promozione a prescindere di genere. E, in particolare, sono le stesse donne a mostrarsi molto poco propense ad affidarsi ad una donna solo per il suo genere.
La diversity rivista nella capacità di risparmio post Covid-19
Il periodo dell’emergenza ha avuto un effetto “per certi versi paradossale sulle condizioni economiche di tante famiglie”, perché il blocco delle attività e la quarantena obbligatoria di fatto ha indotto un risparmio forzoso: in alcuni casi, peraltro, il taglio delle spese è stato contemporaneo alla persistente erogazione delle retribuzioni, con effetto netto un rialzo del risparmio disponibile.
La diversity in questa fase si è intrinsecamente intrecciata con la ricollocazione dei gruppi sociali nella gerarchia del benessere economico, che è destinata a dispiegarsi ancora a lungo visto che molte imprese sono ancora allo stato iniziale della verifica della reale sostenibilità nel nuovo contesto.
Consulenti finanziari e industria del risparmio gestito “non potranno non fronteggiare gli esiti del periodo trascorso e, più ancora, le conseguenze economiche che si vanno delineando, con un ricambio probabile di quote di clientela”.
Sarà un processo molto più intenso di quello vissuto dopo la ‘tempesta perfetta’ del 2008 perché, come rilevato un gruppo sociale forte come gli imprenditori o anche tanti professionisti oggi sono entrati in grande difficoltà.
Invece i percettori di retribuzioni fisse pubblici o privati, soprattutto se in posizione dirigenziale con alti redditi sono i veri vincitori di questa fase perché hanno potuto accumulare inattese scorte monetarie nei portafogli, quasi sempre in forma liquida e sono presumibilmente un protagonista di punta del mercato del risparmio.
Se tra gli imprenditori è poco più di un terzo a dichiarare di avere aumentato i risparmi nell’emergenza, tra i dirigenti e quadri direttivi il dato è circa il 45%: ecco plasticamente rilevata una prima grande novità nella diversity socio-economica.
Come spesso capita nelle situazioni di profonda ridefinizione economica, le variabili relative a redditi e patrimoni e alla professione svolta contano di più delle variabili sociodemografiche. “Nel parlare di diversity nel nuovo contesto, ecco una verità elementare che va messa in primo piano”, concludono gli esperti del Censis.