3,30 min
La pandemia ha accentuato il ruolo sociale del cf e il ricorso alla tecnologia nel rapporto con la clientela. I numeri del rapporto Censis-Assogestioni sulla consulenza finanziaria
La crisi sanitaria ed economica dovuta alla pandemia Covid-19 ha rafforzato il ruolo sociale del consulente finanziario. Sempre più italiani, infatti, vedono in questa figura professionale il custode dei propri risparmi e pensano che la relazione con il proprio consulente di fiducia sia stata decisiva per uscire finanziariamente indenni dal lockdown economico di oltre due mesi che si è reso necessario per contrastare l’avanzamento del virus.
È quanto emerge dal rapporto “Il valore della diversità nelle scelte d’investimento prima e dopo il Covid-19”, realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni. La ricerca è stata costruita a partire da sentiment, opinioni e comportamenti rilevati su un campione nazionale rappresentativo di 1.000 cittadini con almeno 18 anni e attraverso interviste a un panel di consulenti finanziari operanti sul territorio nazionale. La rilevazione è avvenuta in due momenti, il primo nel periodo pre-Covid e il secondo a lockdown terminato.
Covid e la spinta alla consulenza finanziaria
Per il 79,4% dei consulenti finanziari intervistati, alla base del contatto con il cliente durante l’emergenza c’è stata l’esigenza di essere rassicurati sull’evoluzione della propria situazione finanziaria e patrimoniale; il 67,2% degli interpellati, invece, ha detto di esser stato contatto dalla clientela prevalentemente per fornire indicazioni sia sulla situazione generale sia quella specifica relativa alla propria situazione.
Numeri alla mano, dai consulenti emerge una duplice e fondamentale attività che gli viene richiesta in un periodo complesso come quello del lockdown: aiutare le persone a capire quel che stava accadendo anche a scopo di rassicurazione. “Funzioni la cui importanza è cresciuta durante i mesi dell’emergenza, considerato che nel febbraio-marzo 2020 le stesse funzioni erano indicate da quote inferiori di consulenti: il 39,7% e il 64,1%, rispettivamente”, spiega Censis nel rapporto.
Il lockdown, quindi, non ha provocato solo danni economici ma ha contribuito a diffondere una certa consapevolezza che si è fatta largo a mano a mano che gli italiani hanno trascorso le giornate fra le mura domestiche.
Pur nella complessità, i consulenti finanziari sono di fatto diventati un prezioso hub di rassicurazione e comprensione, andando oltre le più ordinarie e tradizionali funzioni di consulenza mirate a minimizzare rischi (28,2%), o a liberarsi dal prendere decisioni difficili (18,5%) o di supporto finanziario e assicurativo (16,9%).
Gli italiani visti dai consulenti finanziari
Secondo i consulenti finanziari gli aggettivi che meglio descrivono l’atteggiamento degli italiani nel corso di questa crisi sono ‘incertezza’ e ‘cautela’. I due elementi sono stati indicati rispettivamente dal 46,7% e dal 47,5% dei professionisti rispondenti all’indagine
Due sentimenti che si sono solidificati durante il lockdown – precisa la ricerca – perché i consulenti finanziari li indicavano già dominanti nelle primissime fasi dell’emergenza, ma ancora non si aveva contezza dei suoi impatti oltre che sanitari, economici e sociali.
Ma il lockdown non ha solo amplificato l’incertezza e reso i clienti più cauti nella gestione dei propri risparmi e investimenti: infatti, nella percezione dei consulenti finanziari in questi mesi tra i clienti si è anche andata rafforzando la percezione che da questa fase si possano anche aprire nuove e interessanti opportunità. Infatti, ben il 40,4% dei consulenti finanziari indica, dopo cautela e incertezza, la percezione di opportunità come termine che descrive lo stato d’animo dei clienti, con un vero e proprio balzo in avanti nella percezione collettiva, visto che nel febbraio-marzo 2020 era indicato dal 26,5% dei consulenti finanziari.
“È il segnale che pur in un generale quadro di incertezza e cautela che caratterizza tutto il Paese in questa fase, chi possiede i risparmi non rimane fermo, immobile, rinserrato nel proprio risparmio ma anche grazie ai consulenti finanziari scruta, valuta le opportunità che gli sono offerte anche per effetto di una fiducia che, seppur timidamente, torna pian piano a salire secondo i consulenti finanziari (23,5% nel giugno 2020, mentre nel febbraio-marzo era il 16,5%) così come scende l’avversione ai rischi (19%, era il 27,5% nel febbraio-marzo)”.
Dove hanno investito gli italiani durante il lockdown
Censis e Assogestioni hanno chiesto ai consulenti finanziari dove hanno investito i loro clienti nel corso della pandemia. Dai risultati dell’indagine emergono risposte chiare: ben 3 consulenti su 4 (il 76,4%) ha intercettato o ricevuto richiesta esplicita dai suoi clienti durante i mesi dell’emergenza di guardare verso investimenti in settori che possono rivelarsi buone opportunità in questa fase, come la sanità o l’high tech, considerata l’accelerazione verso innovazione e digitale che il distanziamento sociale ha determinato in tanti ambiti della vita individuale e collettiva.
Al secondo posto i consulenti mettono la richiesta della clientela di investire verso prodotti Esg, ossia verso strumenti finanziari basati su criteri di responsabilità sociale, etica e ambientale: la propensione verso tali strumenti è indicata dal 27,9% dei consulenti finanziari e che rivela la loro nuova centralità in questa fase.
Al terzo posto nella graduatoria, il 24,4% dei consulenti ha rilevato la propensione a voler investire in polizze assicurative, sanità integrativa, fondi mutualistici, strumenti di protezione. Ma il bisogno di autotutela si è tradotto anche in una nuova corsa al cash: il 21,3% dei rispondenti all’indagine dice di aver registrato presso i propri clienti una voglia di disinvestire i propri investimenti per avere maggiore liquidità nei conti correnti, percentuale che arriva al 25% e al 32,6% tra i consulenti che operano rispettivamente nel Centro, nel Sud e Isole, aree in cui “paura e ansia per quanto accaduto hanno avuto una presa più forte sviluppando una maggiore propensione al ricorso del cash come strumento di autotutela e rassicurazione”, spiega l’istituto di ricerca statistica.
Poco o nullo l’interesse per i titoli di Stato tradizionali. Prestare i propri soldi allo Stato non è in cima ai desiderata della clientela dei consulenti finanziari: privi ormai del loro tradizionale appeal da alto rendimento, Bot Btp e gli altri titoli del debito pubblico italiano non rientrano più fra le preferenze dei clienti dei cf italiani. Il 73,6% di questi ultimi ha dichiarato di aver registrato “poco o nullo interesse della clientela verso l’acquisto di questi prodotti”.
Il consulente e la tecnologia
Uno degli effetti del lockdown e del relativo distanziamento sociale è stato il ricorso massiccio alle tecnologie. È stato inevitabilmente così anche nel rapporto sia della clientela con i propri risparmi e forme di investimento sia della clientela con i propri consulenti finanziari, “per cui – dice Censis – alla relazione fisica si è andata sostituendo una relazione che è stata a distanza, virtuale, innescando processi di adattamento e repentina conversione a modalità di interlocuzione e gestione inedite”.
E dai consulenti finanziari emerge una valutazione che è stata sostanzialmente positiva, perché quasi 7 consulenti su 10 dichiarano che il rapporto della clientela con le nuove tecnologie è migliorato ed è un qualcosa destinato a durare nel tempo. Infatti, solo il 12,4% ritiene che tale miglioramento dell’uso delle tecnologie sia estemporaneo e legato alla contingenza del momento.