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Nonostante l’aumento delle passività e le tensioni politiche, il continente rappresenta un terreno fertile per opportunità nei mercati obbligazionari. Tra ristrutturazioni e valute in evoluzione, gli spazi di rendimento che sfidano i luoghi comuni sul continente secondo Aberdeen
In una stagione storica che vede l’Occidente sempre più nella morsa dell’incertezza, tra instabilità politica e tensioni internazionali, tornano a fare capolino tra le idee degli investitori i cosiddetti mercati di frontiera. Ma se è vero che molti si concentrano sull’Asia, complice la fine dell’eccezionalismo USA in ambito azionario, c’è chi ha la bussola puntata verso lidi ancora più esotici. È il caso di Aberdeen Investments, che ha messo nel mirino i titoli obbligazionari africani dopo un recente tour di alcuni dei suoi gestori tra le principali capitali della regione. FocusRisparmio ha raggiunto Leo Morawiecki, Fixed Income investment specialist della società, per capire cosa motivi questa convinzione e quali siano le opportunità di investimento migliori attualmente.
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Secondo le maggiori organizzazioni internazionali, il debito pubblico globale è in aumento e c’è il rischio di una vera e propria crisi. Non crede che l’Africa si trovi in una situazione delicata, rispetto a questo scenario?
È vero che nel triennio compreso tra il 2022 e il 2024 i livelli di passività in Africa sono saliti del 7% in termini reali, inducendo perfino il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres a esprimere preoccupazione, ma la convinzione che un “alto rischio di indebitamento eccessivo” si traduca in crisi di liquidità o di solvibilità per tutti gli Stati della regione è errata. Negli ultimi anni diversi emittenti sono infatti riusciti a ridurre il proprio debito estero: dalla Costa d’Avorio, dove un’operazione sostenuta dalla Banca mondiale ha creato lo spazio fiscale necessario a spendere 330 milioni di euro nell’istruzione primaria nei prossimi cinque anni, all’Angola, che ha saputo sfruttare i rincari del petrolio per migliorare le partite correnti e ridurre il rapporto debito-pil dal 119% al 58% nel giro di un quinquennio. Esempi del genere non significano che il continente sarà immune da episodi critici, con il Senegal sempre più a una ristrutturazione del debito, ma testimoniano la presenza di spazi di manovra anche in un periodo complicato come quello attuale. Tanto più che stanno diventando ormai comuni strumenti come i debt swap per lo sviluppo, che consentono di sostituire debiti commerciali onerosi con prestiti agevolati più convenienti.
Come approcciare allora questo tema da investitore?
Che ci piaccia o meno, in qualità di obbligazionisti, le nostre considerazioni sono raramente al centro dei pensieri dei responsabili politici. Questi ultimi devono fare i conti con le implicazioni politiche e sociali delle loro decisioni e con l’impatto su una vasta gamma di stakeholder, non da ultimo l’elettorato al quale devono rendere conto. Ciò rende fondamentale il coinvolgimento dei funzionari governativi ma anche dei gruppi della società civile, delle banche locali, dei giornalisti e degli altri creditori per sviluppare una visione più informata anziché affidarsi semplicemente al speculazioni di mercato che rischiano di risultare fuorvianti.
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Quello dell’indebitamento eccessivo è anche un tema politico?
Il modo in cui i creditori si occuperanno in futuro dei casi di indebitamento eccessivo è un argomento che merita una discussione a parte. Le ristrutturazioni sono più complesse ora che il tradizionale Club di Parigi non è più il principale gruppo di creditori. Se vogliamo ridurre i tempi dei futuri negoziati di ristrutturazione, sarà necessario rivedere iniziative inadeguate come il Quadro comune del G20. In ogni caso, il percorso verso la sostenibilità del debito a lungo termine in Africa è molto più complesso di quanto molti vorrebbero far credere.
Tra i fattori che vi spinge a considerare questa regione, ci sono anche le prospettive di crescita demografica?
Con la Nigeria che vanta uno dei tassi di natalità più elevati al mondo, non v’è dubbio che la popolazione africana continuerà a crescere a un ritmo sostenuto. Ma i dati demografici, da soli, non bastano. Insieme ad altri fattori come l’abbondanza di materie prime, sono infatti caratteristiche che contraddistinguono il continente da decenni e il modo in cui i Paesi ne traggono vantaggio rimane lo stesso: investimenti guidati dal settore privato, banca centrale e sistema giudiziario indipendenti oltre a un contesto politico stabile. Ciò che sembra diverso rispetto al passato, e che quindi ci induce a essere fiduciosi sulle opportunità di crescita della regione, è la sensazione che i governi stiano rivalutando chi debbano essere i loro partner commerciali più stretti. Abbiamo assistito a un forte aumento degli investimenti e del debito provenienti dalla Cina, nonché al ritiro delle truppe francesi in diversi Paesi francofoni, mentre il modello di aiuti precedentemente sostenuto dagli Stati Uniti non esiste più. Ciò offrirà l’opportunità di cercare nuovi legami commerciali e di perseguire una strategia di crescita organica.
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Quali sono le geografie che state attenzionando già oggi?
La Costa d’Avorio sta attraversando un periodo di vera prosperità: la crescita del PIL reale supera costantemente il 6%, trainata dalla produzione di petrolio offshore ma anche dalla scoperta di importanti giacimenti auriferi e dal boom edilizio legato alla Coppa d’Africa dell’anno scorso. Un tema cruciale per decidere se investire nel Paese è però rappresentato dalle elezioni presidenziali di ottobre, con le tensioni che salgono mentre il leader in carica Alassane Ouattara valuta se candidarsi per un controverso quarto mandato. Poiché i meccanismi di controllo istituzionale dovrebbero contribuire a limitare le spese elettorali eccessive, valuteremo eventuali momenti di debolezza del mercato pre-elettorale per aumentare la nostra esposizione. Anche in Gabon la situazione pare migliorare e il merito è in gran parte riconducibile alla rimozione dell’ex presidente Ali Bongo, che ha aperto la strada a una riforma della governance interna lenta ma promettente. Anche se l’ammontare del debito arretrato resta incerto, i rapporti con finanziatori commerciali si sono rafforzati e il Paese è alla ricerca di investimenti per potenziare sia la rete ferroviaria sia le infrastrutture di export per un metallo importante di cui è secondo produttore al mondo: il manganese. Un progresso in questa direzione potrebbe far scendere il rendimento del credito, attualmente intorno al 12%, verso valori a una sola cifra. Permangono invece scenari binari in Stati come il Mozambico, dove si susseguono sconvolgimenti politici e la divisa locale è sopravvalutata: Maputo potrebbe infatti beneficiare di un forte impulso dal progetto GNL se questo dovesse entrare in funzione nei prossimi cinque anni ma rischia anche di andare in default qualora il debito in valuta estera continuasse ad aumentare, la moneta non venisse svalutata e non disponesse dei dollari necessari per rispettare le scadenze obbligazionarie.
In quali segmenti vede le maggiori occasioni?
Dopo due anni di solide performance post Covid e guerra in Ucraina, durante i quali Ghana e Zambia sono andati in default sul proprio debito estero, gli spread sul mercato in valuta forte si sono fatti di nuovo contenuti. In generale, le opportunità di investimento in situazioni distressed sono meno numerose che in passato e ciò impone di cercare alpha in altri segmenti: le svalutazioni valutarie di Nigeria ed Egitto, con un’inflazione in calo o stabile e tassi reali generalmente positivi, offrono ad esempio un certo margine per un allentamento da parte delle relative banche centrali. La partecipazione straniera è generalmente bassa, in particolare in Uganda e Kenya, quindi il rapporto rischio-rendimento potrebbe essere interessante se si riuscisse a costruire una posizione.
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