Con l’ingresso di Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, il gruppo rafforza il proprio peso demografico, energetico e geopolitico. Per i gestori, si apre una nuova stagione di opportunità, tra debito corporate ad alto rendimento, valute locali solide e selettività geografica
Il baricentro dell’economia globale continua a spostarsi. Con l’ingresso di Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, il gruppo dei Brics si è trasformato in Brics+, rafforzando il proprio peso su scala mondiale. Più che un allargamento formale, si tratta di un passo strategico che amplia l’influenza geopolitica del blocco e ne accresce la rilevanza sul piano energetico, demografico e delle risorse naturali. Una mossa che ridisegna le mappe della finanza internazionale, spingendo investitori e gestori a ripensare l’allocazione nei mercati emergenti, valutando opportunità nei Paesi meno esposti ai dazi, nel debito corporate ad alto rendimento e nelle valute locali con fondamentali solidi.
Secondo Kévin Net, head of Asia Division di La Financière de l’Échiquier, i Brics+ hanno già un peso economico e demografico significativo: oltre un terzo del pil mondiale, più del G7, e quasi la metà della popolazione globale. “Sebbene manchi ancora di coesione data la sua diversità, il Brics+ si è recentemente orientato verso iniziative comuni, come la riduzione della dipendenza dal dollaro USA. Con Donald Trump che persegue una politica ‘America First’, i Brics+ avranno l’opportunità di acquisire ancora più potere economico e geopolitico”, osserva Net. In questo contesto, i mercati emergenti tornano sotto i riflettori in portafoglio. “A nostro avviso, ha senso per gli investitori aggiungere un’esposizione. Con i crescenti interrogativi sulla fine dell’eccezionalismo statunitense, gli investitori cercheranno sempre più una diversificazione, che l’asset class dei mercati emergenti può fornire”, prosegue.
Yerlan Syzdykov, Global Head of Emerging Markets, Amundi
Una lettura condivisa anche da Yerlan Syzdykov, global head of emerging markets di Amundi: “Sebbene i mercati emergenti siano sensibili all’evoluzione del commercio globale, alle politiche dell’amministrazione statunitense e agli sviluppi geopolitici, ci sono regioni e Paesi che sembrano essere più colpiti dai dazi statunitensi rispetto ad altri”. Secondo il gestore, mentre alcune aree dell’Asia restano esposte, altre, come l’America Latina, potrebbero beneficiarne: “Ad esempio, i dazi statunitensi potrebbero avere un impatto maggiore su …
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