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Fida ha analizzato i prodotti distribuiti ai clienti retail italiani per capire quali siano i più ‘etici’ secondo la sua metrica proprietaria. Ambiente fa rima con bond, ma i temi sociali si cavalcano con l’equity. E il primo mercato si conferma l’Europa
Sempre più clienti retail, precisamente otto su dieci, sono pronti a investire secondo criteri di responsabilità. E sempre più operatori sono impegnati a promuovere il tema della sostenibilità presso il loro bacino di utenza acquisito a o potenziale. I dati che emergono dall’ultima indagine del Forum per la Finanza Sostenibile parlano chiaro: nell’industria del risparmio gestito, si fa strada la consapevolezza che un cambio di passo della finanza Esg sia indispensabile. Ecco perché abbiamo passato in rassegna i migliori prodotti della categoria nel tentativo di individuare schemi ricorrenti o indicazioni utili ad affrontare un contesto ancora dominato dall’incertezza su inflazione, tassi di interesse e recessione.
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Un rating innovativo
A circoscrivere l’universo d’osservazione per FocusRisparmio è stata Fida (Finanza Dati Analisi), società di sviluppo applicazioni software per i servizi finanziari e di distribuzione e analisi di dati nel risparmio gestito. Questa volta, però, l’azienda ha analizzato il punteggio di sostenibilità degli strumenti interessati sulla base di un indice proprietario del tutto particolare: FIDArating Esg. Si tratta del primo rating italiano di sostenibilità dei prodotti di risparmio gestito, una metrica che integra diversi elementi complementari per valutare fondi e Sicav su una scala da uno a cinque mediante l’integrazione di diversi elementi complementari: dal grado di sostenibilità del singolo fondo in coerenza con la normativa europea a una giudizio trasversale su tutti gli strumenti gestiti dall’asset manager di turno, con focus specifico sulla gamma prodotti e sulla corporate social responsability aziendale. Senza dimenticare la trasparenza, intesa come disponibilità del gestore a condividere le informazioni rilevanti, e la tradizionale analisi di portafoglio.
Tanto ambiente e tanta equity nell’universo investibile

Fonte: Fida
Come osserva Monica Zerbinati, financial analyst di Fida, quello ambientale è il più rappresentato tra i singoli temi perché maggiormente datato dal punto di vista storico. “Da decenni l’offerta del risparmio gestito è ricca di strumenti focalizzati sull’ecologia, non stupisce quindi che gli Isin specializzati sulla ‘E’ di Esg siano quasi il 30% di quelli che dichiarano un focus specifico”, spiega l’esperta. Tra questi, emerge dalla sua analisi, circa il 47% è azionario mentre solo il 20% è obbligazionario. Un gap che si ripropone in maniera perfino amplificata (67% contro un 11%) in quel 6% di prodotti che si propone di selezionare gli asset seguendo criteri puramente sociali. In questo caso, precisa Zerbinati, sono i Sustainable Development Goals dell’Onu a dare la linea guida principale: “Vengono selezionati asset di emittenti attivi in rami come l’indotto di alloggi a prezzi accessibili, la sanità, il welfare, il miglioramento delle condizioni di vita, la crescita economica inclusiva, l’inclusione digitale, la sicurezza e la privacy dei dati”. Infine, conclude, solo poco più dell’1% del campione presenta un focus su aspetti di governance. In questo caso, sebbene le politiche di investimento siano molto varie e il perimetro sfumi facilmente verso i temi precedenti, la selezione si orienta verso realtà che soddisfano aspettative sulla diversità o che tutelano le minoranze e non discriminano.
La Top Ten

Fonte: Fida
Come si può notare dalla classifica dei dieci migliori prodotti in base all’indice proprietario Fida (per ogni comparto è proposta una sola classe), si tratta interamente di fondi obbligazionari e perlopiù focalizzati su titoli europei. Il sistema di attribuzione del rating sembra quindi premiare i comparti del reddito fisso, che sono finalizzati a collocamenti obbligazionari per finanziare progetti di miglioramento delle condizioni ambientali e prevenzione delle emissioni di CO2. Nello stesso tempo, il Vecchio Continente, complici anche gli sforzi normativi intrapresi in questi anni, rappresenta l’area del mondo che ha compiuto i maggiori progressi sul fronte degli investimenti sostenibili. E questo aspetto con riferimento sia al debito pubblico sia a quello privato, come risulta evidente dall’eguale incidenza del segmento governativi e di quello corporate.
Il veicolo migliore risulta essere un fondo sulle obbligazioni governative hedged firmato Dpam, che totalizza uno score di 97,81%. Lo seguono il Vontobel Green Bond (97,21%), che punta sul reddito fisso europeo sia governativo sia societario, e il Pictet Climate Government Bond (97,11%), il cui focus consiste nei soli titoli di Stato ma su scala globale. Tra le eccezioni rispetto all’asset allocation, spiccano il fondo Sella Investimenti Sostenibili e quello Amundi F. Euro Corp. ST Green Bond: l’uno rientra nella categoria ‘diversificati prudenti’, l’altro fa parte del gruppo ‘tematici’. Da evidenziare anche Axa WF ACT Green Bonds, che si orienta specificamente a emissioni di tipo investment grade.
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Le sotto-classifiche

Fonte: Fida
I fondi ambientali sono i prodotti che mostrano un maggior respiro internazionale a livello di universo investibile e quelli che vedono una maggiore incidenza delle obbligazioni verdi in termini di asset allocation. Molto diversificata, invece, la nazionalità delle case di gestione: dalla Francia per Pictet e Amundi alla Svizzera per Vontobel. Nell’universo dei fondi social oriented, si notano maggiori spiragli per l’azionario: tre sui cinque i prodotti della top 5 specializzati in capitale di rischio. Da sottolineare, rispetto alla categoria, anche il ruolo giocato dalla tematica dell’empowerment. Quanto alla governance, merita di essere segnalata la presenza di una strategia a ritorno assoluto in prima posizione.
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