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Nell’azionario le scelte del fund manager sono guidate dai fattori Value e Quality mentre sui bond spazio a subordinati finanziari e emittenti di Paesi emergenti. La gestione della volatilità con il ricorso alle opzioni è un caposaldo della strategia
Intervista con Enrico Bovalini, head of multi-asset balanced strategies di Amundi, incontrato da FocusRisparmio nel corso della Morningstar Investment Conference 2021. Il team d’investimento guidato da Bovalini gestisce circa 30 miliardi all’interno della più ampia divisone multi-asset di Matteo Germano che conta masse globali per oltre 300 miliardi.
I portafogli seguiti da Bovalini al momento pesano in egual misura azioni e bond (50-50) dopo un breve periodo più favorevole all’azionario. “Da settembre dell’anno scorso la componente azionarie era arrivata al 65% circa del portafoglio, sulla scia delle elezioni Usa e delle buone prospettive dei piani vaccinali. Abbiamo mantenuto tale peso fino a maggio per poi riallinearlo alla parte obbligazionaria del portafoglio”, spiega.
“Il nostro processo di selezione è totalmente basato sui fondamentali – illustra Bovalini – Non seguiamo i trend ma cerchiamo di anticipare i punti di svolta del mercato. Ecco perché se dovesse verificarsi una correzione nel mercato noi la utilizzeremmo per aumentare la parte rischiosa del portafoglio (azioni, ndr) e portarla attorno al 60%”.
Le scelte nell’azionario
Sull’azionario le scelte del fund manager sono guidate dai fattori Value e Quality. “In questa fase in cui le azioni hanno registrato una crescita nominale fra le più alte di sempre si è creata una differenza fra stili e settori che non si vedeva da qualche anno”, chiarisce Bovalini. Sulla parte growth, invece, Bovalini vede un eccesso di speculazione “in particolare da parte degli investitori retail”.
E quelle nell’obbligazionario
In questo scenario il focus del gestore sta spostando sulla parte breve della curva dei governativi, nei segmenti a più alto rendimento dei corporate bond (high yield) e nei mercati emergenti. Il tratto comune di queste scelte è la ricerca di rendimento.
“In questo momento preferiamo i corporate ibridi, i subordinati finanziari e sulle obbligazioni dei mercati emergenti”, spiega, mentre le scelte nel segmento dei governativi vengono dettate dall’attuale scenario inflazionistico che per Bovalini, però, non è un rischio assoluto. “A tendere l’inflazione si attesterà su valori intorno al 2%, un livello che consentirà alle Banche centrali di muoversi con più cautela e procedere con rialzi dei tassi non prima del 2023”, analizza.
“Lo scenario attuale non mette in crisi il prodotto bilanciato – dice il fund manager – ma pone delle sfide nel ripensare l’utilizzo di alcuni strumenti come i derivati per la copertura dei rischi che si presentano sul mercato”.
Per esempio, “per aumentare il beta dei nostri fondi e prendere posizione sui rialzi facciamo ricorso alle opzioni su indici, mentre usiamo quelle sui cambi per coprire i rischi azionari”, aggiunge Bovalini.
“Stiamo attraversando una fase in cui la volatilità è latente ma va tenuta sotto osservazione per farsi trovare pronti sui prossimi punti di svolta del mercato. Attraverso una gestione molto attiva del portafoglio aspiriamo a generare nel lungo periodo un rendimento del 5%”, conclude Bovalini.
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