Il 2025 chiude con un rosso di 1,254 miliardi di euro, dai 7,944 miliardi del 2024. Lo stipendio della presidente è salito a 492mila euro. Lei: “Sto adempiendo al mio mandato e i mercati se ne accorgono”
Per la Banca centrale europea è tempo di bilanci. Il 2025 dell’Eurotower si chiude infatti con una perdita di 1,254 miliardi di euro, in deciso calo rispetto ai 7,944 miliardi registrati nel 2024 grazie soprattutto alla riduzione dei tassi d’interesse. La previsione è ora quella di un ritorno all’utile già quest’anno o nel 2027. Intanto la presidente Christine Lagarde, in audizione alla commissione Econ del Parlamento Europeo, ha rivendicato il successo dell’azione di Francoforte.“Con un’inflazione elevata che ha colpito sia le famiglie che le imprese”, ha affermato, l’Area euro ha dovuto affrontare un contesto eccezionalmente difficile ma ora possiamo constatare che i nostri sforzi per ridurla sono stati efficaci”.
Quanto al rosso accumulato nel 2025, questo resterà iscritto nel bilancio della BCE come quello degli anni precedenti e verrà ripianato con gli utili degli esercizi futuri. Anche stavolta, quindi, per le banche centrali nazionali dei Paesi di Eurolandia non ci sarà alcuna distribuzione degli utili. Francoforte precisa comunque che le perdite registrate dal 2022 “si sono verificate dopo diversi anni di profitti considerevoli e derivano dagli interventi di politica monetaria dell’Eurosistema che si sono resi necessari per l’assolvimento del suo mandato primario di mantenere la stabilità dei prezzi”. L’Eurotower ha infatti incrementato il proprio bilancio acquistando attività finanziarie, perlopiù a tasso fisso e lunga scadenza. “Ciò ha determinato un corrispondente aumento delle passività sulle quali l’istituto centrale paga interessi a tasso variabile”, spiega il comunicato, sottolineando come i rialzi del costo del denaro operati nel 2022 e nel 2023 per contrastare l’inflazione abbiano determinato un immediato incremento dell’esborso. I successivi tagli e la continua contrazione delle passività dell’istituto, a seguito della scadenza dei titoli dei portafogli del PAA e del PEPP, stanno ora “riducendo considerevolmente gli effetti di questo disallineamento dei tassi di interesse. Pertanto, nel 2025 gli interessi passivi netti risultano significativamente inferiori rispetto agli anni precedenti”.
Ritorno all’utile vicino, ma dipenderà dai tassi
Francoforte dovrebbe quindi tornare a realizzare un profitto nel 2026 o nell’esercizio successivo, ma “dipenderà dai futuri livelli dei tassi di interesse di riferimento e dei tassi di cambio nonché dalle dimensioni e dalla composizione del suo bilancio”. In ogni caso, viene assicurato, l’istituto può “operare con efficacia e assolvere il proprio mandato primario di mantenere la stabilità dei prezzi indipendentemente dalle eventuali perdite”. La sua solidità finanziaria è infatti evidenziata anche dal capitale e dai consistenti conti di rivalutazione, che complessivamente ammontano a 71 miliardi di euro a fine 2025, un importo superiore di 12 miliardi rispetto a fine 2024.
Quanto ai costi del personale, le spese complessive sono diminuite a 809 milioni di euro dagli 844 milioni del 2024 soprattutto per effetto del minor esborso sui benefici successivi al rapporto di lavoro e agli altri benefici a lungo termine. È aumentato invece di 26.112 euro lo stipendio base di Lagarde, passato a 492.204 euro dai 466.092 di dodici mesi prima. Per quanto riguarda gli altri cinque componenti del comitato esecutivo, il vicepresidente Luis de Guindos ha ricevuto 421.908 euro (da 399.528) mentre gli altri quattro hanno visto la loro retribuzione base crescere di 18.648 euro a 351.576 euro. Il costo base totale del consiglio direttivo per il 2025 è salito quindi a 2.320.416 euro da 2.197.332 euro mentre quello totale dei membri del consiglio di vigilanza si è invece attestato a 1.604.632 euro (da 1.364,558), con la remunerazione della presidente Claudia Buch che è stata pari a quella degli altri membri: 351.576 euro dai 332.928 del 2024.
Lagarde: l’inflazione si stabilizzerà al 2% nel medio termine
“Continuiamo a prevedere che l’inflazione si stabilizzerà al nostro obiettivo del 2% nel medio termine e abbiamo quindi deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE nella riunione di politica monetaria tenutasi all’inizio di questo mese”, ha spiegato Lagarde alla commissione Affari economici del Parlamento europeo, ricordando come nell’ottobre 2022 il carovita avesse raggiunto il 10,6%. Tuttavia, ha precisato, “i sondaggi mostrano che molti cittadini percepiscono ancora un aumento dei prezzi più rapido di quanto suggeriscano i dati ufficiali”. A questo proposito l’Eurotower prevede che l’inflazione alimentare “continuerà a diminuire e si stabilizzerà leggermente al di sopra del 2% entro la fine del 2026”. Guardando al futuro, la presidente ha ribadito che il board non smetterà di seguire un approccio basato sui dati e sulle singole riunioni. “Non ci impegniamo in anticipo su un particolare percorso dei tassi di interesse”, ha scandito. E, con un chiaro riferimento ai rumors su un suo possibile addio anticipato, ha aggiunto: “Sto adempiendo al mio mandato, penso proprio di sì, e i mercati se ne accorgono”.
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