Per il gruppo di consulenza, l’intelligenza artificiale può fare da volano e smobilizzare fino 1.500 miliardi di nuovi finanziamenti. Restano però da abbattere le barriere interne alle organizzazioni. Ecco la ricetta dell’industria per vincere la sfida
L’intelligenza artificiale può generare per il sistema bancario italiano un valore aggiuntivo di 8 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, pari a circa il 20% dell’utile netto aggregato del settore. È questo il messaggio principale emerso dalla Banking Conference 2026 di Accenture, l’evento annuale per fare il punto sull’evoluzione del settore finanziario tra opportunità e sfide. Un appuntamento dal quale i tanti ospiti hanno lanciato un messaggio chiaro: per salire davvero sul treno degli algoritmi non basterà introdurre nuovi strumenti tecnologici, servirà una trasformazione strutturale di processi e delle competenze.
Secondo l’analisi presentata dal gruppo, il comparto si trova oggi davanti a un paradosso: gli ultimi anni hanno registrato risultati molto positivi grazie soprattutto al margine d’interesse ma ora stanno emergendo fragilità strutturali sempre più evidenti. Le leve tradizionali di efficienza sono infatti ormai “in esaurimento”, mentre l’intelligenza artificiale e il suo potenziale trasformativo restano ancora confinati a casi d’uso limitati. “Non basta ottimizzare l’esistente”, ha spiegato il ceo di Accenture Italia Teodoro Lio, “serve una reinvenzione delle organizzazioni che coinvolga tanto i processi operativi quanto le modalità lavoro e gli stack tecnologici”. Per il manager, il cambiamento in corso non riguarda quindi solo le singole aziende o il settore bancario ma il modo stesso in cui gli ecosistemi economici competono e creano valore. Proprio in un Paese come l’Italia, fondato sulle filiere produttive più che sulle piattaforme e dove il 95% delle attività è rappresentato da pmi, le banche saranno allora chiamate a diventare “infrastrutture di trasformazione” per accompagnare la crescita. Uno scenario dal quale, è stata la chiosa di Lio, emerge però il rischio di uno sviluppo a due velocità. “Se le piccole imprese rimangono indietro”, ha avvertito, “si creerà una frattura competitiva difficile da colmare”.
Il nodo dell’integrazione: AI ancora troppo frammentata
Paolo Ceschi, responsabile Financial Services di Accenture Italia
La vera partita, come ha sottolineato sempre da Accenture Italia il responsabile Financial Services Paolo Ceschi, si giocherà sulla capacità di portare l’intelligenza artificiale “a scala”. Il manager ha infatti osservato come oggi “siamo ancora in una fase sperimentale, con il focus delle banche che resta puntato sull’efficienza marginale di singoli processi senza una reale integrazione tra le diverse funzioni aziendali. E i risultati dell’ultima survey realizzata dal gruppo conferma questa fotografia: oltre l’80% dei leader di settore considera l’AI fondamentale per la crescita, ma meno del 30% ritiene il proprio istituto realmente pronto a integrarla a tutto tondo. Un divario che deriva da diversi fattori: architetture legacy complesse, problemi di gestione del dato, carenza di competenze specifiche e vincoli regolatori che privano il Paese di 1,5 miliardi di euro di finanziamenti annui. “Il salto sarà passare dal fare meglio al fare di più e cose diverse”, ha sintetizzato Ceschi. Da qui il concetto di “reinvention” promosso come file conduttore dell’evento: integrare gli algoritmi “nei gangli vitali del modello di business”, superando un approccio incrementale che rischia di disperdere valore.
Edoardo Maria Ginevra, condirettore generale e cfo di Banco BPM
Sul fronte operativo, sono diverse le banche che hanno raccontato i primi casi concreti di implementazione e alcuni dei loro manager lo hanno testimoniato nel corso dell’evento. Edoardo Maria Ginevra, condirettore generale e cfo di Banco BPM, ha spiegato come la società avesse già inserito nel piano industriale del 2023 quaranta use case previsti. “Siamo circa a metà del percorso”, ha detto, sottolineando che gli impatti più evidenti registrati finora riguardano “costi e rischi” soprattutto nell’ambito dello smart lending. Per affrontare la trasformazione, secondo Ginevra, servono però fondamenta solide: “Una piattaforma certificata di data governance, un cloud sicuro e scalabile e un competence center che guidi le scelte strategiche”.
Paola Pietrafesa, amministratore delegato di Allianz Bank FA
Anche Paola Pietrafesa, amministratore delegato di Allianz Bank, ha evidenziato come gli algoritmi possano aumentare la produttività dei consulenti finanziari e migliorare il servizio al pubblico soprattutto in quei segmenti meno serviti ma che rappresentano buona parte delle basi clienti. “Il last mile rimane nelle mani delle persone”, ha però precisato la dirigente bancaria, escludendo che gli strumenti di intelligenza artificiale possa sostituire la relazione umana nella relazione con gli utenti del settore.
Silvio Ruggiu, direttore generale di Zurich Bank
Posizione condivisa anche da Silvio Ruggiu, direttore generale di Zurich Italia, secondo cui l’AI non potrà gestire i momenti di maggiore stress emotivo dei mercati. “Durante il Liberation Day sono stati gli advisor a dissuadere gli investitori dal liquidare tutte le posizioni”, ha ricordato. In generale, per il manager, l’integrazione di questo strumento nella consulenza sta trasformando il rapporto con il risparmiatore spostandolo da una logica puramente transattiva a una di partnership continua e proattiva. “Facilita le relazioni e agisce da ponte informativo sempre attivo e personalizzato”, ha detto.
La banca del futuro tra tecnologia e relazione umana
Maurice Lisi, head of Digital BPER
Il tema della relazione uomo-macchina è emerso trasversalmente in quasi tutti gli interventi. Maurice Lisi, head of Digital BPER, ha parlato di una futura “banca adattiva” in cui il cliente passerà fluidamente dal canale fisico a quello digitale e il mobile diventerà sempre più una piattaforma di accesso a servizi integrati. Per Matteo Bianchi, chief governance officer di Crédit Agricole, sarà invece il ruolo del manager a venire impattato maggiormente: “Sarà sempre più simile a uno chef, chiamato a scegliere e dosare gli strumenti disponibili per accompagnare le persone nel cambiamento”.
Antonella Indelicato, chief Human Resources Officer di Credem
La centralità delle competenze è stata ribadita anche da Antonella Indelicato, chief Human Resources Officer di Credem, che ha spiegato come nella banca il 70% delle persone utilizzi già quotidianamente strumenti di intelligenza artificiale per le attività più disparate. “Questa tecnologia deve diventare un compagno di viaggio”, ha osservato la manager, sottolineando però la necessità di una governance più chiara e di una revisione end-to-end dei processi importanti per le organizzazioni.
Per il suo collega Roberto Speziotto, che ricopre lo stesso ruolo presso di Banco BPM, la cultura aziendale resta invece una “leva competitiva reale”. La rapidità nell’affrontare il cambiamento, ha detto, dipenderà soprattutto dalla capacità delle organizzazioni di creare collaborazione e leadership diffuse.
Sovranità tecnologica e nuove tensioni geopolitiche
Sul tavolo anche il tema della sovranità tecnologica europea, di cui si è dibattuto con Alessandra Poggiani. Il direttore generale di Cineca ha ricordato che la competitività geopolitica dipenderà sempre di più dalla capacità di sviluppare sistemi proprietari di AI. “Quando addestriamo i modelli trasferiamo loro la nostra grammatica”, ha osservato, spiegando che in settori regolamentati come quello bancario il controllo sulle innovazioni sarà sempre più strategico. A fare da sfondo all’intero dibattito, infine, le tensioni geopolitiche e il consolidamento del settore bancario europeo. Secondo Ceschi, molte banche stanno già rivedendo la propria struttura di ricavi in vista di una stagione di tassi meno favorevole, cercando di rafforzarsi in vista di future operazioni di M&A. “Ce la farà chi saprà reinventarsi per primo”, ha concluso.
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