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Nel 2026, la casa di gestione vede un azionario globale ancora positivo. Europa ed emergenti in evidenza e USA meno dominanti. Per il prossimo anno la priorità è allargare gli orizzonti
Si chiude un anno di rendimenti solidi per i mercati azionari, con Europa e Giappone favoriti dalle politiche fiscali e gli emergenti che hanno collezionato buoni risultati anche grazie all’indebolimento del dollaro statunitense. Solidi gli USA, che però perdono il posto di mercato migliore in termini relativi.
Questo è quanto emerge dall’outlook 2026 sui mercati azionari di Invesco che, a partire dalle performance di quest’anno, delinea un quadro tutto sommato ottimistico di quello che attende l’azionario globale nei mesi a venire. Secondo la casa di gestione, la parola d’ordine per l’anno prossimo sarà diversificazione. Non abbandonare gli Stati Uniti e neppure fuggire in modo scomposto a fronte del rischio di una bolla dell’intelligenza artificiale, ma agire con prudenza e prestare attenzione ai potenziali pericoli legati alla concentrazione.
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Crescita moderata ma resiliente per le azioni globali
Nel complesso, per Invesco l’anno nuovo vedrà un modesto miglioramento generalizzato a livello globale, con i mercati azionari che continueranno a registrare importanti progressi. Secondo il team Strategy & Insights della casa, le aziende si stanno dimostrando solide e politiche monetarie accomodanti da parte delle banche centrali americana e inglese favoriranno i consumi, anche perché le famiglie detengono ancora cospicue somme di denaro in liquidità. Tuttavia, i rischi geopolitici resteranno elevati, con particolare attenzione alle politiche statunitensi su dazi e immigrazione e al pericolo dello scoppio della guerra commerciale USA-Cina. Rimane inoltre anche il nodo sull’intelligenza artificiale e le preoccupazioni sul rischio di valutazioni elevate.
Il clima è dunque quello di un cauto ottimismo. Per gli esperti della casa di gestione, la strada da percorrere è quella della diversificazione del portafoglio per settore, area geografica, stili e fattori, prediligendo asset con valutazioni non troppo elevate, opportunità idiosincratiche in titoli difensivi e, a livello generale, un approccio bottom-up.
Diversificare con gli emergenti
Seppure le valutazioni abbiano in parte perso attrattiva, per gli esperti i mercati emergenti e in particolare l’Asia rappresentano ancora una buona occasione per gli investitori europei e statunitensi che vogliono diversificare i propri portafogli. Questo per due ragioni fondamentali: la prima è legata ai rapporti della Cina con gli Stati Uniti, che nel corso del 2025 si sono progressivamente normalizzati nonostante permangano le tensioni di fondo. Il secondo motivo ha invece a che fare con l’intelligenza artificiale, di cui l’Asia del Nord è uno dei principali centri di crescita e sviluppo. La presenza sul territorio di produttori e di fornitori di infrastrutture essenziali per l’implementazione dell’AI rende l’accesso alla filiera più semplice e conveniente per gli investitori.
Per quanto riguarda la Cina, gli analisti sono incoraggiati, inoltre, dal miglioramento delle politiche di remunerazione degli azionisti e considerano concreta la possibilità di una ripresa della fiducia dei consumatori del Dragone. Bene anche India, Sud-Est Asiatico e America Latina, i cui mercati sono sostenuti dall’affermarsi della classe media e dalla conseguente crescita della domanda.
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L’Europa può sorprendere ancora
Lo scorso anno si era aperto con un certo pessimismo da parte degli investitori, legato soprattutto alle forti preoccupazioni per la situazione di instabilità politica in Germania. La svolta del governo Merz e la crescita della spesa per la difesa hanno portato a solidi risultati nel 2025 per l’azionario europeo. Secondo le valutazioni degli esperti di Invesco, l’anno che verrà non sarà troppo diverso da quello che sta per chiudersi. Ad abbassare le aspettative per il 2026 sono la situazione politica in Francia e le incertezze sul futuro della spesa fiscale tedesca, ma le valutazioni restano interessanti e per la casa di gestione l’Europa può sorprendere ancora.
Un 2026 all’insegna delle small cap
Nella view di Invesco resta centrale il rapporto tra politica monetaria, mercato del lavoro e dazi doganali. Gli Stati Uniti hanno mantenuto una crescita solida nel 2025, ma la preoccupazione per l’anno nuovo è che l’ottimismo dei mercati superi i fondamentali. Resta anche un grande punto di domanda su quali saranno le decisioni delle principali banche centrali e i loro effetti sull’economia globale. Andando verso una progressiva deglobalizzazione, il panorama si fa sempre più frammentato e i vantaggi associati alle attività su scala globale delle grandi aziende iniziano a essere messi in discussione. Secondo Invesco, in questo scenario spiccano le small cap, per natura più agili e flessibili e perciò più capaci di fare fronte alle sfide emergenti e di cogliere nuove opportunità.
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