Secondo gli analisti è solo un ‘circo politico’. Ma se lo stallo dovesse protrarsi potrebbero esserci ripercussioni sia sulla politica monetaria che sull’economia americana. Ecco perché
Uno show politico, un gioco delle parti. I mercati per ora hanno reagito con tranquillità allo shutdown negli Stati Uniti, convinti che la chiusura delle attività federali statunitensi per la mancanza di fondi approvati (la prima dal 2018) avrà durata breve e praticamente nessuna ripercussione. La reazione è rimasta misurata anche dopo il fallimento di un nuovo tentativo di raggiungere un accordo in Congresso, ma l’attenzione degli investitori resta comunque altissima. Lo stallo politico rischia infatti di ritardare la pubblicazione di alcuni dati economici fondamentali per le decisioni della Federal Reserve, tra cui il rapporto sull’occupazione di venerdì, e potrebbe avere pesanti ripercussioni sull’economia se dovesse protrarsi.
Dal circo politico a un reale rischio il passo è breve
Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac
“La sensazione di déjà-vu resta forte: negli ultimi 50 anni si è verificato ben 21 volte”, commenta Kevin Thozet, secondo cui essendo percepito come un “circo politico”, l’aspettativa è che duri solo pochi giorni. L’esperto, membro del comitato investimenti di Carmignac, sottolinea però che la reazione contenuta dei mercati nasconde comunque dinamiche economiche complesse: “Dall’altra parte dell’Atlantico ci si attende ulteriore incertezza sulle policy. E questioni cruciali sullo stato del mercato del lavoro statunitense difficilmente troveranno risposta nel breve termine”.Secondo Thozet, è proprio questo il nodo centrale: capire se l’economia americana stia vivendo una fase temporanea di rallentamento o se stia entrando in una stagione di contrazione. Ma se lo shutdown dovesse durare, tale dilemma sarà ancora più difficile da sciogliere. “Il Bureau of Labor Statistics non pubblicherà i dati chiave sull’occupazione previsti per venerdì 3 ottobre e gli investitori dovranno affidarsi a indicatori privati meno affidabili come l’Ism e l’Adp”, chiarisce, aggiungendo che un protrarsi dello shutdown potrebbe ritardare anche l’uscita del Cpi prevista per metà mese. “L’assenza di dati su lavoro e inflazione complica ulteriormente il processo decisionale di una Fed già sotto pressione”, fa notare. Ma non solo: “Lo shutdown rischia anche di spingere il governo a prolungare la missione Doge e ridurre alcune spese pubbliche”, mette in guardia.
I possibili effetti sull’economia
Libby Cantrill, head of US public policy di PIMCO,evidenzia invece come uno shutdown temporaneo sia per larga misura irrilevante. Ma avverte che “più la chiusura si protrae, più potrebbero manifestarsi effetti non lineari”. L’esperta stima infatti che che il PIL reale annualizzato subisca un impatto negativo dello 0,1%-0,2% a settimana, ma che tale effetto potrebbe accentuarsi con l’allungarsi dello stop. Ricordando che la chiusura totale più lunga simile a quella attuale risale al 2013 e durò 16 giorni. “I mercati hanno in gran parte superato i precedenti shutdown: gli asset di rischio hanno subito un sell-off all’inizio, ma poi hanno registrato un rimbalzo con il suo protrarsi e con i progressi compiuti verso la riapertura”, osserva Cantrill. Aggiungendo che anche i rendimenti hanno registrato un rally, il dollaro ha subito un ribasso e l’oro ha messo a segno un rialzo durante il periodo di stop. A suo parere, questa volta c’è però un’elevata possibilità che sia diverso poiché non esiste un meccanismo coercitivo per riaprire il governo. “Un blocco prolungato potrebbe causare un peggioramento degli effetti economici in un momento in cui ci aspettiamo una ‘finestra di debolezza’ nella crescita USA prima di un’attesa riaccelerazione all’inizio del 2026 grazie ai nuovi tagli fiscali”, conclude.
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