Si sentono gli effetti della stretta monetaria e la crescita arranca. Cala per il momento l’inflazione, ma resterà elevata a lungo. Lo spread italiano? “Colpa della Manovra”
Non solo un quadro geopolitico divenuto sempre più complicato ma anche la stretta monetaria, il cui impatto si sta facendo profondo. La crescita dell’Eurozona promette di restare debole anche nell’ultima parte dell’anno, con i rischi che appaiono ancora orientati verso il basso. E, sebbene l’inflazione sia in calo, pure i tassi di interesse paiono destinati a rimanere su livelli restrittivi ancora a lungo. Nel suo ultimo bollettino, la Banca centrale europea lascia poco spazio all’ottimismo per la fine del 2023 e chiede ai governi di fare la loro parte. Un accordo sul Patto di Stabilità entro dicembre e la riduzione graduale dell’elevato debito pubblico le priorità secondo Francoforte.
“I dati recenti indicano che il prodotto del settore manifatturiero ha continuato a contrarsi. La modesta domanda estera insieme all’inasprimento delle condizioni di finanziamento gravano in misura crescente sugli investimenti e sulla spesa per consumi”, si legge nel report. Per gli economisti di Francoforte, anche il settore dei servizi mostra un’ulteriore perdita di vigore. Ciò è dovuto al propagarsi dell’indebolimento dell’industria, all’attenuarsi dello stimolo delle riaperture e all’ampliarsi dell’impatto dovuto alla stretta monetaria. Aggiungono gli esperti: “Con l’ulteriore calo dell’inflazione, la ripresa dei redditi reali delle famiglie e l’aumento della domanda di esportazioni dall’Area, l’attività dovrebbe rafforzarsi nei prossimi anni”. Per ora, i rischi restano comunque orientati al ribasso. Le difficoltà in cui versa l’economia mondiale e i timori generati dalle due guerre in corso potrebbero indurre a una perdita di fiducia.
L’inflazione scende ma il quadro si è complicato
Le stesse minacce aleggiano sull’andamento dell’inflazione. Se per l’Eurotower è probabile che il carovita subisca ulteriori diminuzioni nel breve periodo, l’andamento dei prezzi dei beni energetici rimane incerto alla luce delle nuove tensioni geopolitiche. “L’inflazione di fondo ha continuato a diminuire ma le spinte interne sui prezzi restano forti, riflettendo anche la crescente importanza degli incrementi salariali”, evidenziano gli analisti. Che ribadiscono: “Ci si attende che sul lungo periodo il dato relativo alla svalutazione della moneta si fissi intorno al 2%, ma il processo va seguito con attenzione”.
Tassi alti finché necessario
Ne deriva che, nonostante il notevole costo del denaro stia gravando sulla crescita, i tassi dovranno restare elevati “per garantire un ritorno tempestivo” dell’inflazione al target. Come già spiegato al termine del meeting del 26 ottobre, “le pressioni interne sui prezzi, si confermano intense” e per questo “il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio guidato dai dati per fissare il livello e la durata dell’orientamento economico restrittivo”.
Lo spread italiano? “Colpa della Manovra”
Infine, mentre i rendimenti dei titoli di Stato europei sono cresciuti in linea con i tassi privi di rischio, la Bce sottolinea come i bond italiani abbiano registrato un aumento tra il 14 settembre e il 25 ottobre. Movimento che, per gli economisti di Francoforte, va imputato a “fattori idiosincratici collegati, tra le altre cose, alle notizie riguardanti le misure fiscali previste dalla legge di bilancio nazionale”.
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