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Nella conferenza “Riforma fiscale: evoluzione o rivoluzione?” esponenti delle istituzioni e addetti ai lavori hanno discusso della delega che rivoluzionerà il sistema di tassazione, in particolare superando alcune distorsioni sul trattamento delle rendite finanziarie
Una riforma mirata a rivoluzionare il fisco, che dovrebbe eliminare la differenza di trattamento tra diversi tipi di attività finanziarie e rendere più competitivo il Paese. È questo il punto centrale della conferenza Assogestioni dal titolo “Riforma fiscale: evoluzione o rivoluzione?”, che si è tenuta alla prima giornata del Salone del Risparmio 2023.
Dopo l’introduzione del Direttore generale dell’associazione, Fabio Galli, che ha definito la riforma in arrivo come “fondamentale per l’industria del risparmio gestito”, è intervenuto Maurizio Leo, Viceministro dell’Economia e delle Finanze, che ha spiegato come la delega fiscale rappresenti un progetto ambizioso rispetto agli interventi puramente “manutentivi” visti negli ultimi 50 anni. “Oggi lavoriamo a una rivisitazione organica del sistema, prendendo le mosse da quanto fatto negli anni ’70, quando venne varata una vera riforma che segnò il passaggio delle imposte da reali a personali”. Analogamente, prosegue Leo, anche l’impegno attuale appare finalizzato a ridisegnare dalle fondamenta il sistema tributario. “Con una struttura in quattro parti. La prima è quella basata sui principi, sia di diritto interno sia di diritto internazionale, in cui si mira da una parte a rendere molto più attrattivo il sistema fiscale per la crescita del Paese combattendo al contempo l’evasione con l’ausilio della tecnologia – banche dati, intelligenza artificiale, analisi predittiva –; e dall’altra a intervenire in materia di fiscalità internazionale tenendo conto dell’evoluzione della giurisprudenza dell’Ue e degli standard Ocse, in particolare il progetto Beps, con l’obiettivo anche di far tornare le società trasferitesi all’estero attraverso un intervento sull’aliquota”.
La seconda parte, spiega ancora Leo, è quella sui tributi, che prevede anche l’intervento su alcuni punti particolarmente rilevanti per l’industria finanziaria e del risparmio gestito dopo l’introduzione del principio della tassazione sul ‘maturato’ nel 1997. “Per rispettare il criterio della capacità contributiva puntiamo a riunificare in un’unica categoria i redditi di natura finanziaria, oggi suddivisi in redditi da capitale e redditi diversi di natura finanziaria. Questo permetterà di creare un meccanismo di compensazione”, rendendo il sistema più coerente. Allo stesso tempo, aggiunge il Viceministro, abbiamo ragionato su come sostenere la previdenza complementare, e intervenire sulle casse di previdenza oggi soggette a tassazione differenziata: il Governo pensa di abbassarla e allinearla a quella dei fondi pensione. Importanti misure sono previste anche sulla fiscalità di impresa.
Un cambiamento nell’approccio a fiscalità e procedimenti
La terza parte della riforma, che secondo Leo “ha la maggiore rilevanza”, è quella che riguarda l’approccio della fiscalità e dei procedimenti – dichiarativi e di versamento – che interessa tutto il perimetro tributario per i cittadini. Intendiamo semplificare le regole per i contribuenti nella presentazione della dichiarazione, semplificare i termini di versamento, sospendere i versamenti in agosto, le lettere di compliance ad agosto e dicembre. Ma il vero cambia-verso riguarderà l’accertamento”, afferma Leo, perché la battaglia contro l’evasione fiscale, che oggi porta un tax gap di 80-100 miliardi di euro, deve cambiare paradigma e orientarsi maggiormente verso la collaborazione. Con l’introduzione del concordato preventivo biennale per le imprese di minori dimensioni che sfrutterà l’utilizzo di banche dati, intelligenza artificiale e analisi predittiva assieme a un processo di contraddittorio con il contribuente. E sulle aziende più grandi con un tax control framework. Inoltre, si interverrà sulle sanzioni.
La quarta parte del provvedimento riguarda i testi unici, spiega Leo, e infine si potrà fare il codice tributario, che sarà diviso in due parti. L’idea generale della riforma, spiega il viceministro, è di allineare l’Italia alle best practice internazionali.
In pratica, ha poi sintetizzato Arianna Immacolato, Direttore Fisco e Previdenza di Assogestioni, “il fisco del futuro sarà costruito sui seguenti principi: regole più semplici e accessibili, maggiore equità, forte impulso alla crescita”. E per l’associazione, che da anni chiedeva un intervento sul sistema di tassazione per maturazione, è di certo positivo che oggi si preveda una revisione organica che superi il regime esistente.
Un fisco a misura di Costituzione e allineato all’innovazione finanziaria
Nella successiva tavola rotonda con esponenti delle istituzioni, Ilario Scafati, direttore della Direzione Legislazione Tributaria e Federalismo Fiscale del Dipartimento delle Finanze del Mef, che da anni segue le tematiche dell’industria finanziaria, ha sottolineato quanto l’intervento descritto da Maurizio Leo risolva un’annosa criticità. “Attualmente avviene una distinzione tra redditi di capitale da una parte, che derivano dal possesso di uno strumento finanziario, e dall’altra parte i redditi diversi di natura finanziaria, che derivano da un atto di cessione di un’attività finanziaria. Una differenziazione sulla base della natura dell’atto, che però ha delle conseguenze importanti, perché questa differenziazione impedisce, per esempio, la compensazione tra le minusvalenze e i redditi legati al percepimento di dividendi. Per un fisco che vuole rispettare l’articolo 53 della Costituzione, il sistema non funziona”, ha spiegato Scafati.
Le attività, ha argomentato l’esperto, vanno considerate insieme, e questo non solo perché avvicina il sistema fiscale alla Costituzione e la tassazione alla capacità contributiva reale espressa dall’investimento. È infatti indispensabile anche dal punto di vista della razionalità, per evitare incoerenze e distorsioni, e da quello dello stimolo, perché non penalizza l’impiego di capitale sui mercati finanziari andando a penalizzare il rischio. Quanto agli aspetti attuativi, Scafati ha detto che “non potrà che trattarsi di una tassazione anno per anno”. “L’idea sarebbe di evitare la tassazione delle plusvalenze e la deducibilità delle minusvalenze maturate al 31 dicembre ma anche di tener conto dei dividendi e degli interessi percepiti, nonché delle plus e minusvalenze e plusvalenze realizzate nel corso dell’anno. Sui meccanismi di riscossione, poi, ci sarà un ragionamento diverso in un secondo momento”, ha concluso.
Patrizia Claps, Direttore Centrale Persone fisiche lavoratori autonomi ed enti non commerciali dell’Agenzia delle entrate, è poi intervenuta sul tema della tassazione delle attività di finanza digitale. Tra i principi della delega è infatti prevista la razionalizzazione in materia di rapporti finanziari basati sull’utilizzo di tecnologie digitali. Ma già nella legge di bilancio viene attribuita la qualificazione di redditi diversi alle plusvalenze e ai proventi realizzati a seguito della detenzione di criptoattività, alle quali è stata data una definizione molto ampia. In attesa della circolare che fornirà tutte le spiegazioni al riguardo, Claps ha spiegato che l’argomento è molto ampio. “La finanziaria già contiene una piccola riforma in materia perché ha modificato la tassazione dei criptoasset in capo alle persone fisiche, prevedendo tra l’altro un regime che definisce una categoria omnicomprensiva in cui vengono considerate sia le relative plusvalenze sia i proventi”.
Quanto alla definizione, Claps ha fatto notare come solo alcune criptoattività abbiano una natura finanziaria. Fattore da cui, a suo avviso, deriva la natura disomogenea di questi asset e anche la loro qualificazione fiscale unica. Da questo punto di vista, la legge di bilancio non solo ha individuato un regime di tassazione analoga a quella delle rendite finanziarie ma ha anche fornito una definizione ampia di criptoattività mutuata dalla Micar, che si occupa di disciplinare quelle che non hanno natura di strumento finanziario.
La conferenza si è conclusa con una tavola rotonda sulle aspettative e i possibili impatti pratici legati alla riforma annunciata. Al confronto hanno partecipato Pietro Cirenei, Presidente di Soprarno Sgr, Lucio De Gasperis, Ad di Mediolanum Gestione Fondi, e Sergio Lovecchio, Direttore generale di Euregio Sgr.
Guarda la conferenza su FR|Vision

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