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L’indice dei prezzi arretra al 3,9%, meglio delle stime. In discesa anche il dato core e quello dei servizi. I mercati prevedono una sforbiciata già a maggio, più cauti i gestori
Il Regno Unito non è più un’anomalia internazionale in fatto di inflazione. A novembre l’indice dei prezzi britannico ha infatti segnato un deciso calo, attestandosi al 3,9% dal 4,6% del mese precedente e battendo il 4,4% stimato dagli analisti. Si tratta del dato più basso da due anni, che riporta il carovita del Paese ai livelli di quello francese e toglie a Londra la maglia nera del G7. Quasi inevitabile la reazione dei mercati, che ora scommettono su un taglio più ravvicinato dei tassi di interesse da parte della Bank of England.
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In discesa anche il dato core e dei servizi
In rallentamento anche l’inflazione core, che ha segnato calo congiunturale dello 0,3% contro il +0,2% stimato dal mercato e il +0,3% di ottobre. Il dato tendenziale si è attestato al 5,1% dal 5,7% precedente e contro il +5,5% del consensus. L’indice generale è invece arretrato dello 0,2% su base mensile, contro la variazione nulla del mese prima e il +0,2% atteso. Il tasso di inflazione dei servizi, cui i banchieri della BoE prestano particolare attenzione come indicatore dell’inflazione generata a livello nazionale, è sceso dal 6,6% al 6,3%.
Visioni diverse tra mercati e gestori
Gli investitori danno ora per certo un taglio dei tassi della BoE entro maggio 2024, per una riduzione totale di 140 punti base nel corso dell’anno. Dopo il report dell’Office for National Statistics, la sterlina è arretrata rispetto al dollaro Usa e i rendimenti dei Gilt sono diminuiti. Il ministro delle Finanze, Jeremy Hunt, ha affermato che i dati mostrano come le pressioni inflazionistiche si stiano placando.
Finora il governatore Andrew Bailey si è mostrato molto cauto sulla possibilità di un allentamento, avendo dovuto fare i conti con prezzi al consumo schizzati di quasi il 21% dal 2020. Più di qualsiasi altra economia avanzata del G7 e più di tutta l’Europa occidentale. Secondo il direttore economico dell’Icaew, Suren Thiru, la probabile compressione sul fronte salariale, dovuta all’aumento della disoccupazione e alla stagnazione dell’economia, dovrebbe contribuire a mantenere i salari su una traiettoria discendente. “Questi numeri sull’inflazione suggeriscono che la BoE è troppo pessimista nella sua retorica su quando i tassi potrebbero iniziare a scendere. Un deterioramento dell’economia potrebbe spingere l’istituto a iniziare ad allentare la politica entro l’autunno”, sottolinea.
Più ottimisti gli esperti di Ing, per i quali i mercati hanno ragione a prevedere una serie di sforbiciate nel 2024 ma forse ne esagerano l’entità. “Pensiamo che la BoE preferirà essere un po’ più cauta con tagli di 100 punti base a partire da agosto”, precisano gli esperti.
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