Secondo l’Investor Survey 2024 di Janus Henderson, il 33% ha ridotto le azioni in portafoglio a favore della liquidità. Alta la soddisfazione per i consulenti finanziari
L’incertezza politica, acuita dalle imminenti presidenziali, spaventa più di inflazione e tassi. Così nell’ultimo anno gli investitori americani hanno deciso di ridurre gli asset di rischio in portafoglio a favore della liquidità, continuando a preferire gli strumenti attivi e l’aiuto dei consulenti finanziari. A fotografare il sentiment dei risparmiatori a stelle e strisce è l’Investor Survey 2024 di Janus Henderson, che quest’anno si intitola “Insights for a Brighter Future”, dalla quale emerge come il livello di gradimento per il sevizio di advisor si elevato.
Le tasche soffrono. “Ma dal titoli USA ancora occasioni”
Matt Sommer, head of specialist consulting group di Janus Henderson Investors
Scarso invece il numero di chi si dice molto soddisfatto della propria situazione finanziaria: appena il 42% degli intervistati, in calo rispetto al 48% di un anno fa, con due su tre (67%) per i quali il costo della vita sta aumentando più rapidamente del proprio reddito. “Tutti gli investitori dovrebbero tenere presente che le modifiche apportate al portafoglio per evitare la volatilità a breve termine possono spesso mettere a repentaglio gli obiettivi di lungo”, avverte l’head of specialist consulting del gruppo Matt Sommer. Dal suo punto di vista, nonostante i titoli di giornale, le azioni statunitensi sono infatti rimaste “notevolmente resilienti di fronte agli elevati livelli di incertezza”.
Geopolitica: il rischio maggiore su ogni orizzonte
Quanto ai timori, l’anno elettorale segnato da tensioni si sta chiaramente facendo sentire. Il 78% degli intervistati è infatti preoccupato per l’impatto che le imminenti presidenziali potrebbero avere sulla propria situazione finanziaria nei prossimi dodici mesi. Seguono i le paure legate all’inflazione persistente (70%), ai tassi di interesse elevati (57%), ala debole performance del mercato azionario (57%) e a una potenziale recessione (55%).A lungo termine, le il pensiero va invece a questioni più ampie e sistemiche: dall’impatto della crescente conflittualità politica negli States (77%) all’aumento del costo dell’assistenza sanitaria (67%), dal debito nazionale (66%) alle relazioni Usa-Cina (64%).
Tali timori si riflettono nell’asset allocation: nell’ultimo anno il 33% del campione ha infatti spostato il proprio patrimonio dalle azioni alla liquidità o al reddito fisso. E quasi altrettanti investitori (32%) hanno dichiarato di voler fare lo stesso nei prossimi dodici mesi. Tra i motivi principali, i tassi d’interesse elevati ma anche l’aver seguito una raccomandazione del proprio consulente e il sentirsi più sicuri con cash e bond. Quanto al pericolo recessione, sebbene quasi la metà (54%) dichiari di prepararsi a questa eventualità, il dato è in calo rispetto al 65% del 2023. Più nello specifico dell’indagine, il 43% di chi possiede fondi comuni o ETF sceglie un mix paritario di strumenti attivi e passivi nel proprio portafoglio mentre il 26% preferisce i gestori attivi e il 18% quelli passivi. Ferma al 10% la quota di coloro che non hanno preferenze e il 3% quella degli incerti. I settori preferiti per i prossimi anni sono la tecnologia (73%), l’healthcare/biotech (62%) e l’immobiliare (38%).
Il ricorso ai consulenti finanziari
L’indagine segnala anche che per quasi tre investitori su quattro (73%) l’IA aumenta notevolmente il rischio di abusi finanziari. E il 56% è molto o abbastanza preoccupato che loro stessi o un loro caro possano rimanere vittime di frodi. I Millennials (66%) e i membri della Generazione X (63%) sono più spaventati da quelle finanziarie rispetto ai Baby Boomers (48%) e ai membri della Silent Generation (43%), un timore che spinge a ricorrere con maggior frequenza ai consulenti finanziari: considerando tutte le classi anagrafiche, il 45% di chi si avvale di un advisor ha già ricevuto risorse per cyberattacchi mentre il 29% vorrebbe che gli venissero fornite. Il sentiment nei confronti dell’IA non è però solo negativo. Tra coloro che si avvalgono di un professionista degli investimenti o che prenderebbero in considerazione l’idea di assumerne uno nei prossimi due anni, la maggioranza ritiene positiva o neutrale l’idea che esso la utilizzi per creare contenuti di formazione (85%) o svolgere attività amministrative (83%). Tuttavia, più di un terzo (36%) si opporrebbe all’ipotesi di un ricorso finalizzato a fornire raccomandazioni di investimento. E un numero ancora maggiore, pari al 44%, si arrabbierebbe se venisse a sapere che questi utilizza se ne serve per rispondere ai suoi messaggi o alle sue e-mail.
Cresce la soddisfazione per i consulenti finanziari
Tra gli investitori che si avvalgono di un consulente, il 67% è molto soddisfatto e il 31% lo è in parte. In particolare, quando i professionisti rispondono alle esigenze emotive, il gradimento dei clienti migliora. Lo dimostra i fattori associati a livelli più elevati di soddisfazione: la capacità di rassicurare l’investitore di “essere sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi”, citato dal 79% dei clienti “molto soddisfatti”); l’attenzione alla persona al di là della situazione finanziaria (72%); il fatto di offrire educazione finanziaria (65%). Infine, quasi la metà di chi è assistito si rivolge a un professionista di età pari o superiore a 50 anni (42%). E all’interno di questo gruppo il 42% dice che il proprio advisor ha affrontato il tema della successione, mentre il 25% non conosce i piani al riguardo ma vorrebbe a saperne di più.
Da sfide a opportunità
Secondo Sommer, i professionisti orientati alla crescita dovrebbero considerare le sfide che gli investitori devono affrontare in quest’epoca di elevata incertezza come opportunità per rafforzare la loro proposta di valore. Eppure, un’avvertimento cui prestare attenzione c’è: “Se è vero che i tassi di soddisfazione dei clienti sono molto alti tra chi si avvale dei consulenti, con sempre più professionisti prossimi alla pensione, a venire premiati saranno coloro che riescono a costruire un rapporto di fiducia e di differenziarsi sulla base di un’esperienza migliore per i propri clienti”.
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