Il peggio sembra alle spalle anche se le turbolenze non sono finite. I gestori continuano ad essere cauti e selettivi, ma senza rinunciare alle occasioni offerte dalla volatilità
Non sono state settimane facili per i mercati, ma il peggio potrebbe ormai essere alle spalle. Il momento per abbassare la guardia, però, non è ancora arrivato: prudenza sugli attivi rischiosi e diversificazione, secondo la maggior parte dei gestori, restano due elementi fondamentali per affrontare il prossimo futuro che potrebbe riservare parecchie turbolenze.
D’altra parte, tra guerra Russia-Ucraina, inflazione alle stelle, stretta monetaria e lockdown cinesi, il rallentamento della crescita economica è ormai un fatto. Come fa notare Fabiana Fedeli, cio equities e multi asset di M&G Investments, i segnali di un indebolimento della domanda sono evidenti da tempo e le aspettative per il resto del 2022 non sono così positive.
Ancora molti rischi
Fabiana Fedeli, cio equities e multi asset di M&G Investments
“Esistono ancora diversi rischi, come la possibilità di ulteriori sanzioni alla Russia, che la distruzione della domanda conduca a una recessione e che le banche centrali inaspriscano eccessivamente la politica monetaria nel cercare un equilibrio tra inflazione e crescita”, spiega la Fedeli, sottolineando però che una prospettiva di crescita tendente al peggio e un rallentamento sono già prezzati.
Quanto alle strategie multi-asset, l’esperta rivela di esser passata, in seguito alla correzione di maggio, da una posizione di sottopeso sulla duration e da una posizione compresa tra il neutrale e il sottopeso sulle azioni a una posizione neutrale su entrambe le asset class.
“Continuiamo a essere cauti e selettivi e a detenere livelli di liquidità più elevati del solito, convinti che questo sia un mercato in cui preservare il capitale e attendere opportunità migliori – puntualizza -. In ambito azionario, abbiamo tratto vantaggio dalla volatilità di mercato acquistando selettivamente alcuni titoli che avevano perso terreno. I titoli tecnologici hanno offerto alcune opportunità interessanti. A seconda che la crescita o l’inflazione siano al centro dei timori degli investitori obbligazionari, potremmo vedere le asset class azionaria e obbligazionaria muoversi in direzioni opposte o simili. Se si confrontano i rendimenti, le azioni appaiono ancora decisamente a buon mercato rispetto alle obbligazioni, ma molto dipende dalle prospettive degli utili da qui in avanti”.
Per l’esperta, in questo contesto, il miglior posizionamento consiste comunque nel detenere un portafoglio diversificato su tutte le asset class, tra cui azioni, obbligazioni, materie prime e asset reali. E all’interno delle singole asset class, essere selettivi riveste un’importanza cruciale. “Non è un mercato per investimenti a grandi linee: l’alfa deriverà indubbiamente dalla selezione. A livello di società, è essenziale investire in aziende con potere di determinazione dei prezzi e bilanci robusti, in grado di far fronte al contesto inflattivo e di tassi in aumento. In ambito azionario, continuiamo a privilegiare temi di lungo periodo come le infrastrutture e l’ecosistema a basse emissioni di Co2, che beneficeranno degli investimenti futuri, indipendentemente dagli imprevisti delle prospettive macroeconomiche”, conclude.
Prudenza sulle azioni
Matteo Germano, deputy group Chief Investment Officer di Amundi
Per Matteo Germano, deputy group chief investment officer di Amundi, è difficile vedere una fine imminente del debole contesto di mercato attuale. Per questo, pur mantenendo un orientamento complessivamente neutrale riguardo al rischio, alcuni aggiustamenti sono più che giustificati. “In una prospettiva cross-asset – spiega -, riteniamo che gli investitori dovrebbero aumentare ulteriormente la diversificazione senza per accrescere il rischio. A tale scopo abbiamo adottato un atteggiamento leggermente più prudente sulle azioni, in particolare su quelle europee, e siamo più positivi sulle obbligazioni societarie investment grade statunitensi; manteniamo poi la nostra preferenza relativa per le azioni Usa viste le aspettative di una crescita più resiliente dell’economia statunitense e di un maggiore potenziale di crescita degli utili sul mercato azionario a stelle e a strisce. Abbiamo un’opinione positiva anche sul petrolio a fini di diversificazione e come copertura contro un rischio geopolitico ancora elevato”.
Nell’ambito obbligazionario, Germano rivela di aver ridotto ulteriormente la strategia su una duration breve, in particolare in Europa ma anche negli Stati Uniti, e consiglia agli investitori di muoversi verso la neutralità. “Dopo i movimenti recenti – spiega -, i rischi sui rendimenti nominali sono ora più simmetrici perché da un lato l’inflazione comporta rischi rialzisti, mentre dall’altro l’incertezza geopolitica ed economica favorisce movimenti ribassisti”.
Nel credito, il focus resta sulla qualità e l’esperto Amundi si dice più prudente sui segmenti ad alto rischio in Europa. “Manteniamo la nostra opinione positiva sulle obbligazioni in valuta forte nei mercati emergenti per via delle loro valutazioni interessanti e dell’esposizione ai Paesi che esportano materie prime. Per quanto riguarda le valute, continuiamo a mantenere un’opinione positiva nei confronti del dollaro Usa rispetto all’euro”, aggiunge.
Resta poi da fare i conti con una persistente, forte incertezza riguardo alle azioni visto che i mercati stanno riprezzando la traiettoria futura degli utili. “Da un punto di vista geografico, continuiamo a privilegiare gli Stati Uniti rispetto all’Europa, mentre rimaniamo neutrali sui Paesi emergenti – conclude Germano -. Pur mantenendo la nostra preferenza per i titoli value, continuiamo a puntare in modo crescente sulla qualità. Nei Paesi emergenti siamo diventati più prudenti sull’Asia per via delle spinte inflazionistiche e delle valutazioni costose, mentre rimaniamo positivi su Brasile, Emirati Arabi e Indonesia. In Cina sono già scontate gran parte delle notizie negative: la ripresa economica, accompagnata da una regolamentazione meno restrittiva, dovrebbe creare le condizioni per una riaccelerazione nel secondo semestre”.
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