La recessione sembra più lontana ma l’asset manager francese prevede che inflazione e stretta monetaria durino ancora a lungo. Da qui, la necessità di una strategia di portafoglio prudente e bilanciata. Corporate bond ed Europa le parole d’ordine per sfidare l’incertezza. E sull’equity attenzione alle valute
Il 2023 è iniziato meglio dell’anno scorso ma non sarà comunque esente da incertezza. Se infatti l’ipotesi di una recessione globale appare sempre più remota, l’inflazione si sta dimostrando più persistente del previsto e con buona probabilità costringerà le banche centrali a un prosieguo dellastretta monetaria almeno fino alla fine del primo semestre. Ne sono convinti gli esperti di Axa Investment Manager, che per i prossimi mesi intravedono un rally del reddito fisso da cavalcare però con cautela e strategie short-duration.
Alessandro Tentori, chief investment officer di AXA Im Italia
A descrivere lo scenario macroeconomico imminente è Alessandro Tentori, chief investment officer di AXA Investment Management Italia, che restituisce un quadro dai toni chiaro-scuri. Tra gli aspetti positivi della sua view, c’è sicuramente il miglioramento delle prospettive di crescita per le principali economie da parte di grandi istituzioni internazionali e singole case di investimento: “Rispetto a dicembre 2022, le stime sull’Eurozona sono passate da negative a un +0,4%, i dati su consumi e investimenti hanno fatto rivalutare il potenziale degli Usa e, grazie alla riapertura post-Covid, anche il Pil cinese 2023 è ora visto in raddoppio al 6%”. La principale nota dolente arriva invece dalla politica monetaria, che per il manager dovrebbe rimanere aggressiva più lungo di quanto sperato: “L’inflazione scende meno delle attese e si presenta piuttosto ‘viscosa’ a causa della pandemia e di altri fattori come la demografica in Cina, la fragilità delle supply chain, la transizione verde con le incertezze che si porta dietro. Inoltre, le stesse banche centrali hanno chiarito che non vogliono fermarsi. Anche perché proprio la resilienza mostrata dell’economia offre loro la sponda per continuare combattere il caro prezzi senza paura di ripercussioni eccessive sui mercati”. Tradotto: “È probabile che la stretta monetaria non si fermerà prima di luglio, data oltre la quale dovremmo comunque aspettarci un periodo di tassi stabili ma alti in attesa che Fed e Bce valutino l’impatto delle proprie mosse”.
I dubbi dei mercati
Di fronte a una prospettiva del genere, la grande domanda resta come si comporteranno i mercati. Specie considerando quanto gli investitori si stanno mostrando sensibili a ogni episodio di repricing delle aspettative di rialzo dei tassi. Un esempio, spiega Tentori, viene proprio da quello che è accaduto nei primi due mesi del 2023: “Per tutto gennaio abbiamo assistito soprattutto in Europa a un forte rally di azionario e obbligazionario, cui si è accompagnato un forte interesse per i bond corporate e il mercato del credito in generale. Poi le parole da falco di Schnabel a inizio febbraio hanno spento rapidamente gli entusiasmi causando un rintracciamento di quasi tutti i guadagni”. C’è, insomma, una forte componente di imprevedibilità nelle mosse degli operatori che rende offuscata la visione sul semestre in corso.
Obbligazioni sì, ma con cautela
“La nostra asset allocation da qui a fine anno prevede di mantenere un atteggiamento prudente rispetto sul rischio di tasso: questo ci porta a investire soprattutto in obbligazioni corporate ma con alcuni accorgimenti, come ridurre la scadenza delle posizioni ad al massimo 3-4 anni”, precisa Tentori. Che poi aggiunge: “Per chi volesse invece recuperare le perdite dell’anno passato, sono ideali le strategie total return su subordinati bancari oppure l’high yield europeo di breve durata, dove ci sono rendimenti fino al 7%”. “In generale”, spiega il manager, “il mercato del credito è quello che permette di assumere i maggiori rischi in quanto le aziende si stanno mostrando resilienti alla crisi: basti pensare che il tasso di default dell’high yield americano è oggi del 2,6%, sui minimi storici e di tre punti percentuali inferiore alla media storica”. Gli fa eco Pietro Martorella, head of Southern Europe Axa Investment Management, secondo cui “nel reddito fisso i rendimenti spaziano oggi dal 4% al 10% restituendo all’asset class la sua naturale attrattività sia come fonte di rendimento sia come paracadute contro la volatilità”.
Il ruolo delle valute nell’equity
In tema di equity, l’asset manager francese adotta invece un approccio più bilanciato tra value e growth e volto in particolare a selezionare quei titoli che meno possano risentire delle scelte di politica monetaria in giro per il mondo. In questo senso, l’orientamento principale va alle azioni high dividend ma tenendo sempre un occhio puntato sulle valute che si potrebbero muovere in funzione della politica monetaria regionale. è il caso della Cina, dove la Pboc potrebbe farsi più aggressiva portando a un apprezzamento del renminbi rispetto al dollaro. Proprio il Paese asiatico potrebbe inoltre giocare un ruolo determinante sul fronte dell’inflazione: la sua riapertura, infatti, promette da un lato di rimettere a disposizione dei Paesi sviluppati un enorme mercato di beni a basso costo ma dall’altro rischia di assorbire gran parte della domanda mondiale di materie prime ed energia con conseguente effetto sui prezzi.
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