Per il gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund, inflazione e tassi alti resteranno a meno di una contrazione dell’economia. E chi non ci crede ignora variabili come la fine della guerra in Ucraina e la riapertura cinese. Short duration e infrastrutture le chiavi per adeguare i portafogli mentre serve cautela su dollaro ed equity
Dopo che l’ultimo dato sull’inflazione nell’Eurozona ha tradito le attese degli analisti, sperare nel rapido calo dell’inflazione con conseguente allentamento monetario non sarebbe solo irrealistico ma perfino controproducente. Puntare a un soft landing adesso vorrebbe infatti dire esporsi a un nuovo shock inflattivo, con ulteriori pressioni sui tassi e seri problemi di sostenibilità del debito pubblico ma soprattutto privato. Ne è convinto Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund, secondo cui il nuovo scenario economico è qui per restare. Euro, franco svizzero e yen le allocazioni valutarie su cui puntare per il prossimo triennio mentre a livello di asset class focus su breve termine e infrastrutture ma stando attenti all’equity.
Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund
“Vivere con tassi a zero e ‘l’assistenza’ perenne della banca centrale può essere percepita come ammissibile da chi abbia iniziato a lavorare nella finanza dopo il 2008 ma gli operatori di lungo corso sanno che si tratta di un’anomalia storica figlia di un contesto atipico”, spiega Novelli. Per il gestore, la ricostruzione è semplice: “Con lo scoppio della crisi finanziaria globale, le banche centrali si sono addentrate in politiche monetarie non convenzionali. Da allora i mercati finanziari le hanno sempre ricattate con la minaccia di un tracollo se avessero rimosso i tassi zero e, sotto tale ricatto, il loro accomodamento è durato 15 anni producendo un’esplosione della finanza speculativa, un’impennata dell’indebitamento di sistema e, alla fine, l’inflazione che stiamo vivendo”. Una visione netta dalla quale non può che scaturire un altrettanto netta conclusione: “Lo scenario attuale fornisce una ragione legittima per fermare il Quantitative Easing e alzare i tassi d’interesse per tornare a politiche convenzionali”.
Per il Novelli, dunque, non c’è nulla da temere: “Stiamo solo ritornando alla normalità e i tassi di interesse sono ancora bassi rispetto alla dinamica inflazionistica in corso”. Il problema è semmai legato alle aspettative, le stesse di ritiene che il Qe sia la norma. E in questo gruppo il fund manager annovera non solo i mercati ma anche i policy maker. “Per la prima volta si assiste a una lotta senza quartiere tra questi soggetti”, spiega, mentre i primi provano a contrastare l’inflazione con condizioni finanziarie più restrittive, i secondi spingono per allentare tali condizioni e i terzi attuano politiche fiscali espansive e reflazionistiche. Con il risultato paradossale di invocare una crisi economico-finanziaria per avere finalmente nuovo accomodamento”. In altre parole: “Speriamo di implodere così verremo salvati ancora dal bilancio pubblico e dalla Fed”.
“La recessione? Serve”
In un simile contesto, Novelli ritiene che posizionarsi per uno scenario inflazionistico transitorio sia molto rischioso, essendoci in atto fenomeni strutturali sul carovita legati a eventi geopolitici e macroeconomici tali da non poter essere gestiti dalle banche centrali: dalla natura transitoria dei ribassi energetici a un’eventuale fine della guerra in Ucraina con conseguente ricostruzione del Paese e rincaro delle materie prime, passando l’effetto reflazionistico che potrebbe derivare da una piena riapertura della Cina. Ecco il perché della sua convinzione: “Il picco dei tassi d’interesse sarà molto più legato ai rischi di recessione che al picco, probabilmente transitorio, dell’inflazione e questi rimarranno più alti di quanto oggi sconta il mercato, salvo che non arrivi una recessione non tecnica con conseguente revisione al ribasso degli utili societari.” “Quindi”, conclude il manager, “le attese di un ritorno al contesto anomalo di tassi bassi e QE richiederebbe un ulteriore shock negativo sul fronte economico. Per questo motivo lo scenario di ribasso per i mercati azionari rimane intatto e il recente ampio rimbalzo, costruito su scenari improbabili, è un sell on rally.
Per Novelli l’attuale posizione long sui mercati dell’Eurozona rischia di essere sgretolata da tassi più alti delle attese in scia alla ricostruzione post-bellica anche se i mercati non lo accettano: “Ci si rifiuta di credere che la Bce sarà più restrittiva delle attese e produrrà un overshooting sull’euro contro il dollaro al fine di contrastare l’inflazione importata da un ulteriore aumento delle materie prime”. Ecco, quindi, la necessità di un’attenta selezione dei titoli: “Nell’operazione di ricostruzione non acquisterei il mercato azionario Ue ma solo le società legate ad infrastrutture e materials, che potrebbero beneficiare dell’evento”. Non solo. “Eviterei bond a lunga scadenza sugli attuali livelli dei tassi, in particolar modo sull’area euro, perché lo scenario post-bellico imprimerà ulteriori pressioni al rialzo sui tassi di Francoforte con opportunità di acquisto che potrebbero verificarsi a rendimenti più elevati di quelli attuali”.
Quanto al fronte valutario, la posizione di Novelli è altrettanto chiara: “L’attuale forza del biglietto verde rischia di non durare e, dovendo scegliere un’allocazione valutaria per i prossimi due-tre anni, preferirei avere euro, franco svizzero o yen”. Focus però anche sull’oro, che “sarà supportato dall’inflazione strutturale e debolezza della divisa Usa.” In termini di asset class, attenzione all’equity perché “l’attuale resistenza dei mercati azionari ad ulteriori ribassi è basata su scenari di un ritorno alle politiche monetarie non convenzionali con tassi e inflazione insieme ad economia in crescita e questo appare alquanto difficile immaginare”.
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