Con il taglio dei tassi previsto nel corso del 2024, sparirà l’attrattività del cash e verrà premiato chi si sarà posizionato per tempo sul reddito fisso. Governativo più interessante del credito, con sweet spot nella parte intermedia della curva. Grande opportunità nei cartolarizzati USA. Queste le principali evidenze dell’outlook della casa di gestione
Nicola Mai, economist e sovereign credit analyst DI Pimco
“I tassi sono al picco e tutta l’attenzione del 2024 sarà concentrata sulla ripidità o meno della diminuzione del costo del denaro”. Secondo PIMCO, come spiegato alla stampa italiana da Nicola Mai, economist e sovereign credit analyst dell’asset manager, per l’anno da poco iniziato sarà cruciale essere in grado di “navigare la discesa”.
Espressione che può essere intesa tanto come capacità di posizionarsi in modo da sfruttare al meglio l’attesa della svolta dovish di Fed e Bce, quanto come capacità di coprirsi dal rischio di contrazione delle economie sviluppate, ancora presente e generalmente sottostimato, secondo gli analisti della casa di gestione.
I temi del 2024
Proprio questi sono infatti uno dei temi che, insieme ad inflazione discendente e divergenza delle politiche monetarie, caratterizzeranno secondo PIMCO il 2024 di mercati e investimenti, in particolare lato obbligazionario.
All’eccesso di aspettativa sulla resilienza dell’economia se ne aggiunge un secondo relativo alla portata dei tagli dei tassi di interesse nel breve termine.
“Storicamente”, spiega Mai, “il consensus tende ad anticipare l’inizio effettivo dei tagli di interesse e poi a sottostimarne portata e velocità. La nostra view è che Fed e Bce inizieranno ad abbassare il costo del denaro dopo rispetto alle attese ma il tasso di destinazione sarà più basso di quello attualmente scontato dal mercato”.
È la compresenza di fattori pro e contro l’inizio del taglio dei tassi che spinge PIMCO alla cautela e a una costante analisi del contesto per quanto riguarda il breve periodo.
L’inflazione, infatti, ulteriore elemento dei quattro caratterizzanti l’anno, è effettivamente in fase discendente ed “entro fine anno arriverà intorno al 2,5% nei mercati sviluppati”, afferma Mai, che avvisa però che “per fare l’ultimo miglio per raggiungere il target delle banche centrali si avrà bisogno di una più marcata debolezza dell’economia”.
I dati a cui guardano con maggiore attenzione gli istituti di politica monetaria sono in questo senso quelli del mercato del lavoro, rileva l’esperto, che fa notare come la disoccupazione si stia muovendo verso l’alto, ma la crescita salariale sia ancora elevata.
Le banche centrali e la sindrome di Arthur F. Burns
Fattori ancora una volta discordanti che pesano nell’atteggiamento dei banchieri centrali. “C’è il timore di essere ricordati come Arthur Frank Burns, che abbassando i tassi troppo presto creò un fenomeno di iperinflazione”, dichiara Mai, con riferimento al decimo presidente della Federal Reserve che nel 1971, su pressione della presidenza Nixon, tagliò i tassi di interesse per sostenere l’economia, causando un rally dei prezzi, a cui contribuirono anche vari shock energetici, che portò l’inflazione in doppia cifra nel triennio successivo.
E così, secondo Mai, la Bce lascerà invariati i tassi almeno fino a giugno, in attesa di vedere i dati dei salari nell’Unione in uscita a fine aprile nonostante lo stato complessivo dell’economia sia più deteriorato rispetto agli USA, “principalmente”, spiega Mai, “per la minore portata dello stimolo fiscale e per la scadenza media più breve dei debiti che accresce l’impatto del ciclo di rialzo dei tassi dell’ultimo biennio”.
Opportunità bond
“Nello scenario attuale è possibile creare un portafoglio di bond core con un rendimento atteso simile a quello del mercato azionario ma una volatilità estremamente minore”. Un obiettivo da perseguire, secondo Mai, con una certa decisione perché “l’attrattività della liquidità è destinata a sparire con il taglio dei tassi”, insieme alla possibilità “di bloccare il rendimento ai livelli attuali in attesa dell’apprezzamento del capitale”.
“È arrivato il momento di allungare la duration”, prosegue, individuando come sweet spot il tratto intermedio della curva (5-10 anni). Meno interessante spostarsi sulla parte lunga (30 anni), secondo gli esperti della casa di gestione, alla luce dei dubbi sulla sostenibilità degli attuali livelli di debito globali su orizzonti così ampi.
In termini di comparti, da preferire il governativo al credito, in cui però ci sono selezionate opportunità come quella rappresentata dagli MBS Agency statunitensi. Fra i governativi, interesse, fra gli altri, per il debito australiano, mentre view neutrale sul BTP “correttamente prezzato dal mercato”. Fra gli emergenti piacciono in particolare Brasile e Messico.
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