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La survey Natixis: preferiscono un consulente professionista a un robo-advisor, sono poco inclini al rischio e attenti ai valori etici. Moneyfarm: per gli italiani controllo e gestione delle finanze ancora scarsi
Risparmiatori attenti, poco inclini a rischiare e, soprattutto, decisamente propensi ad affidarsi ad un consulente professionista. Sono gli investitori individuali tra i 25 e i 40 anni, i cosiddetti millennial, secondo quanto emerge da una survey condotta da Natixis Investment Managers, i cui risultati riservano diverse sorprese rispetto a ciò che si pensa su questa generazione abitualmente ritenuta composta da “spendaccioni frivoli e scarsi pianificatori finanziari, propensi a fare affidamento sui genitori”.
In particolare, la ricerca condotta Natixis Im su quasi 2.500 investitori tra i 25 e i 40 anni con un patrimonio minimo investibile di 100 mila dollari mostra come il 59% abbia un consulente finanziario professionale, una percentuale più elevata rispetto sia alla Generazione X (56%) sia ai baby boomers (48%). Non solo: la pianificazione finanziaria cui sono più interessati è la consulenza professionale, con l’obiettivo di essere aiutati a raggiungere quelli che l’82% di loro individua come chiari obiettivi finanziari, tra cui l’andare in pensione a 60 anni.
Dalle risposte emerge poi che sono risparmiatori attenti, tanto che mettono da parte in media il 17% del proprio reddito per la pensione, e che hanno accumulato una ricchezza considerevole finora, che dipende nel 31% dei casi dalla proprietà di un’impresa o dal reddito da lavoro autonomo e nel 37% da investimenti. Solo il 17% individua un’eredità o il patrimonio di famiglia come fonte della propria ricchezza.
Cinque miti da sfatare: meglio il consulente che il robo-advisor
Di qui, quindi, cinque verità sul loro conto che sfatano alcuni preconcetti su questa generazione. Il primo riguarda, appunto, la propensione ad affidarsi a un consulente finanziario piuttosto che a un robo-advisor. L’88% degli intervistati con un consulente professionale si fida del suo consiglio, mentre meno della metà (48%) ripone la propria fiducia negli algoritmi (intesi come consulenza automatizzata) e solo circa un quarto (24%) si fida dei social media.
I millennial vogliono infatti un aiuto diretto nella gestione del proprio patrimonio. Quattro su dieci dichiarano che l’aiuto nella gestione della volatilità (40%) è una parte importante della propria relazione di consulenza. Lo stesso numero afferma anche che è importante che gli investimenti corrispondano ai propri valori personali, mentre il 37% richiede il sostegno del consulente per questioni fiscali.
Poco inclini al rischio e attenti ai valori etici degli investimenti
Altra sorpresa riguarda il rischio. Due terzi degli intervistati (66%) si trovano a proprio agio nell’assumersi rischi per ottenere risultati, ma sono più avversi al rischio di quanto lascino intendere, come dimostra il fatto che il 72% afferma di preferire la sicurezza degli investimenti alla performance. Nella selezione degli investiment, quindi, si concentrano più sulla gestione del rischio (48%) che sulla capacità di un fondo di battere i benchmark (26%). Il 60% ritiene che la volatilità del mercato metta a rischio la possibilità di raggiungere gli obiettivi di risparmio e pensionamento, e quattro su dieci affermano che l’aspetto più importante della relazione con il proprio consulente finanziario è l’aiuto nella gestione della volatilità.
I millennial vedono poi la ricchezza come un’estensione dei propri valori. Il 78% considera l’investimento come un modo per avere un impatto positivo nel mondo e il 63% sente la responsabilità di aiutare a risolvere i problemi sociali attraverso i propri investimenti.
Il 77% di chi ha investimenti Esg afferma che il proprio gestore dovrebbe fare engagement attivo con le società in portafoglio e il 72% si aspetta che il gestore voti su tutti i titoli posseduti. Il 57% capisce che i fondi indicizzati investono in società che potrebbero non riflettere i propri valori personali. Il 52% chiede al proprio consulente finanziario di includere i fattori Esg nell’analisi degli investimenti, insieme a fattori finanziari più ampi. Anche se il 63% degli intervistati sente una responsabilità personale nell’affrontare i grandi problemi del mondo, i millennial ritengono che questa dovrebbe essere condivisa dalle società (80%) e dai governi (75%).
Pensione ed educazione finanziaria
In tutto il mondo, in media i millennial si aspettano di andare in pensione a 60 anni. Anche per questo si impegnano a risparmiare: sempre in media, stanno accantonando per la pensione il 17% del reddito annuale, mentre il 76% è d’accordo sul fatto che è sempre più una propria responsabilità finanziare il pensionamento. Con l’inflazione ai massimi degli ultimi 40 anni, il 72% considera l’aumento dei prezzi come uno dei maggiori rischi per la sicurezza della propria pensione. Stessa percentuale di chi è preoccupato che i crescenti livelli di debito pubblico del proprio Paese si traducano in una riduzione delle prestazioni previdenziali pubbliche in futuro.
Infine, il Covid ha fatto sì che il 58% dei millennial si sentisse stressato riguardo alla propria sicurezza finanziaria. D ’altra parte, però, quasi un quarto (il 24%) ha aumentato l’attività di trading attraverso il proprio consulente finanziario, elemento che ha probabilmente rafforzato il valore della consulenza professionale in un contesto di mercati volatili. Il 68% ha detto di sentirsi finanziariamente resistente, il che potrebbe essere il risultato di una pianificazione. A posteriori, affermano però che la pandemia è servita a ricordare le nozioni finanziarie di base, compresa l’importanza di tenere sotto controllo le spese (46%), disporre di una somma per le emergenze (38%) ed evitare le emozioni nelle decisioni di investimento (32%).
Per gli italiani controllo e gestione delle proprie finanze ancora scarsi
Guardando agli investitori italiani, non solo millennial, il quadro appare però decisamente diverso. Secondo un’indagine targata Moneyfarm-Dectech, l’avvento della crisi geopolitica in Europa sta infatti accrescendo l’incertezza dei risparmiatori, già messi a dura prova da oltre due anni di pandemia. La ricerca, condotta su 1.650 individui maggiorenni residenti in Italia, rivela che circa un terzo dei nostri connazionali è in difficoltà e che oltre la metà ha dovuto rimandare un acquisto negli ultimi sei mesi.
Tre su 5 non hanno il controllo delle loro finanze
Il dato più eclatante è però che oltre il 60% degli italiani non ha sotto controllo le proprie finanze. Tenere traccia delle proprie spese è un comportamento meno comune tra chi ne avrebbe più bisogno, le persone economicamente più vulnerabili (il 32% contro il 44% dei meno vulnerabili). Per fortuna il 45% dei giovani under 40 dimostra maggiore attenzione a questi aspetti, contro il 35% degli over 40. È interessante poi prendere in esame coloro che investono i loro risparmi: il 76% degli investitori dichiara di avere pieno controllo delle proprie finanze.
Gli italiani sembrano complessivamente più attenti quando si parla di banche e conti correnti: oltre la metà degli italiani (52%) è abituata a tenere traccia del saldo comunicato dalla propria banca e a confrontare le uscite con le ricevute di pagamento: una buona pratica che adotta la gran parte delle persone economicamente meno vulnerabili (61%) e il 43% di quelle più vulnerabili.
Infine, il 95% degli intervistati ha almeno un conto corrente e/o deposito mentre solo il 58% detiene un qualche tipo di prodotto di investimento. Balza senz’altro all’occhio ancora una volta la differenza tra individui più e meno fragili economicamente, dove solo il 43% dei primi investe, rispetto al 73% di chi ha maggiori disponibilità. Solo il 34% degli intervistati ha ricevuto poi una consulenza personalizzata da un professionista, percentuale che resta al palo tra chi è finanziariamente più vulnerabile (24% rispetto al 46% registrato tra i meno vulnerabili). Interessante notare anche qui la differenza di genere: gli uomini che investono sono il 41%, le donne si fermano al 33%.
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