Secondo Comgest, semiconduttori, data center, batterie e infrastrutture energetiche stanno rafforzando il ruolo degli emergenti nella catena globale dell’innovazione
Nick Payne, analyst e portfolio manager di Comgest
Il tema tecnologico è oggi uno dei principali motori dei mercati. A quanto pare non solo di quelli sviluppati, ma anche di quelli emergenti. Può sembrare ovvio, vista la grandezza del settore, eppure è importante inserire nel discorso attorno alla tecnologia il fatto che gli emergenti vadano a coprire piccole parti della catena produttiva. Semiconduttori, data center, componenti per server, batterie e infrastrutture energetiche. A raccontarlo è Nick Payne, analyst e portfolio manager di Comgest, che descrive una nuova fase degli emergenti che poggia anche su utili in miglioramento, valutazioni ragionevoli, un contesto valutario più favorevole e aziende di qualità in settori diversi.
Dopo oltre un decennio difficile, Payne vede segnali di svolta. “I mercati emergenti non sono riusciti a far crescere gli utili per molti anni. Lo scorso anno, invece, ci sono riusciti per la prima volta da tempo”, osserva. Le motivazioni sono diverse: dal “buon comportamento” adottato durante la pandemia di Covid che gli ha permesso di uscire bene dalla crisi; fino all’indebolimento del dollaro, visto che il rapporto tra emergenti e valuta statunitense è inversamente proporzionale. Quanto più peggiora la performance della seconda, più i primi migliorano le loro condizioni. “Abbiamo un dollaro che probabilmente sta passando da vento contrario di lungo periodo a vento favorevole di lungo periodo”, afferma Payne. Un dollaro meno forte può sostenere le valute emergenti e permettere alle banche centrali locali di gestire la politica monetaria in funzione delle economie domestiche.
La tecnologia resta il tema più visibile, come anticipato. Payne riconosce che: “Se si guarda agli ultimi tre anni, l’unico posto in cui generare ritorni è stata la tecnologia. La risposta a ogni domanda è stata: più tecnologia, per favore”. Il riferimento è alla filiera asiatica dell’AI, con Taiwan e Corea al centro della produzione di componenti indispensabili per Nvidia, Broadcom, Amazon, Microsoft, Google e gli altri hyperscaler.
Ma l’esperto specifica che per i mercati emergenti non si tratta soltanto di IA in senso stretto. “Esempi come Delta Electronics, attiva nei sistemi di alimentazione e raffreddamento per data center, ASPEED, specializzata nei chip di gestione presenti nei server, o CATL, leader nelle batterie per veicoli elettrici e sistemi di accumulo, mostrano” afferma Payne “come una parte rilevante dell’innovazione globale passi anche dai mercati emergenti.”
Nei mercati emergenti, spiega, “ci sono anche storie legate all’inclusione finanziaria, ai consumi e alla reindustrializzazione”. Nei consumi, la crescita della classe media non riguarda più soltanto beni di base, ma viaggi, mobilità e servizi. Sul fronte infrastrutturale, guerre e tensioni geopolitiche hanno ricordato che “non è più un mondo solo software: bisogna mettere cavi nel terreno, costruire reti elettriche”.
Il parallelo con il Giappone
Chantana Ward, analyst e portfolio manager specializzata in azioni giapponesi di Comgest
Anche qui la tecnologia è importante, ma non è l’unico argomento d’investimento. Secondo Chantana Ward, analyst e portfolio manager specializzata in azioni giapponesi di Comgest, il mercato nipponico è tornato al centro dell’attenzione grazie al miglioramento della corporate governance, alla crescita della redditività e alla presenza di società con leadership globali in nicchie specifiche. “Il Giappone ospita molte società uniche”, afferma Ward. Nel portafoglio, spiega, circa metà delle aziende ha quote di mercato globali elevate, comprese tra il 50% e il 90%.
Tra gli esempi citati ci sono Shin-Etsu Chemical e Tokyo Electron attive nelle apparecchiature per semiconduttori. Ma il racconto non si ferma alla filiera tech. Ward richiama anche Fast Retailing, la società dietro Uniqlo, che continua ad avere margini di crescita fuori dal Giappone, soprattutto in Asia e negli Stati Uniti, e Tokio Marine, gruppo assicurativo con forte presenza internazionale. Anche qui, il filo conduttore non è l’esposizione a un trend, ma la qualità delle singole aziende.
Digitalizzazione, invecchiamento della popolazione, crescita asiatica e medtech sono temi rilevanti, ma servono solo se si traducono in società capaci di crescere in modo sostenibile, spiega l’esperta che vede ulteriore spazio di miglioramento nella redditività del mercato giapponese. “Il Giappone è uno dei mercati che gli investitori non possono più ignorare, perché il cambiamento continua e non è finito”, conclude.
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